È in programma oggi, 16 luglio, il voto finale alla Camera sulla legge elettorale, tra le tensioni in maggioranza, dopo la bocciatura martedì dell’emendamento sulle preferenze voluto da FdI, Udc e Nm e appoggiato, sulla carta, anche da FI e Lega. L’emendamento, con il voto segreto, è stato respinto per 188 a 187, tra i festeggiamenti delle opposizioni, che hanno da subito chiesto le dimissioni della premier, Giorgia Meloni. Ma anche ieri, tra favorevoli e contrari, un nuovo emendamento, la ‘versione vannacciana’ delle preferenze ha aperto, nel secondo giorno di votazioni sulla legge elettorale, una nuova crepa nella maggioranza, con le opposizioni che sono tornate alla carica nel chiedere dimissioni ed elezioni anticipate. Mentre si è registrato il sì all’unanimità sul voto ai fuorisede.
A scatenare la bufera ieri è stato l’emendamento di FnV, a prima firma Edoardo Ziello, che riproponeva le preferenze e, sebbene bocciato, ha ricevuto 139 voti favorevoli. Forza Italia aveva annunciato il voto contrario, la Lega, neanche a dirlo, ha escluso l’appoggio ai nemici giurati ed è facile capire da dove arrivi la valanga di sì per Futuro nazionale, sulla quale lo stesso Giovanni Donzelli fuga ogni dubbio: “FdI da quando siamo in Parlamento vota qualsiasi cosa che ritiene utile per gli italiani. Non abbiamo motivo di non votare una cosa perché la propongono le opposizioni”.
Dal canto suo la presidente del Consiglio non torna sulla linea già chiarita: il provvedimento va avanti e nella maggioranza serve una riflessione. Un messaggio che ha tutta l’aria di essere indirizzato innanzitutto ai due vicepremier ai quali FdI, non a caso, il giorno dopo il ‘caso preferenze’ si contrappone nel voto d’Aula.
Punti chiave
“Ci siamo fatti appositamente riprendere al momento dei voti per dimostrare come avevamo votato. Vannacci ci aveva dato indicazione di votare comunque sì, anche se quell’emendamento meticcio non era certo il massimo, con quei capilista bloccati. Chi ha tradito sono altri partiti. Come la Lega, sovranista solo a parole”. Così, rispondendo alle accuse di Maurizio Lupi (Nm), che aveva ‘accusato’ Futuro Nazionale di aver votato contro il primo emendamento sulle preferenze martedì scorso, il deputato di FN Edoardo Ziello, parlando con il ‘Fatto Quotidiano’. “Non ci sono interlocuzioni tra noi e FdI”, ha aggiunto Ziello interpellato sul voto insieme ai meloniani ieri. “Hanno paura di essere scavalcati da noi su vari temi, compresa la sicurezza”, aggiunge Ziello, per cui se Meloni vuole di nuovo vincere le elezioni “deve accogliere le linee rosse del generale”.
“Il governo di Giorgia Meloni è finito, il dibattito alla Camera sulle legge elettorale lo ha certificato”. Lo afferma, intervistata da ‘Repubblica’, la segretaria del Pd Elly Schlein, secondo la quale “la maggioranza non esiste più, adesso vadano a casa, tocca a noi”. Per Schlein “Meloni ha cercato di imporre una riforma elettorale cucita su misura perchè ha paura di essere sconfitta dalla nostra coalizione che ha una proposta competitiva. Lei e il suo governo sono stati sfiduciati e di questo può incolpare solo sè stessa”.

