Meloni riceve Rubio: “Dialogo franco tra alleati che difendono i propri interessi nazionali”

Meloni riceve Rubio: “Dialogo franco tra alleati che difendono i propri interessi nazionali”
Marco Rubio e Giorgia Meloni, Roma, 8 maggio 2026 (Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)

L’incontro tra la premier e il segretario di Stato Usa a Roma è durato 90 minuti. Sul tavolo le tensioni legate alla guerra in Iran, ma non solo

La “visita di cortesia”, così come era stata inquadrata a palazzo Chigi, alla fine dura quanto una partita di calcio. Novanta minuti di faccia a faccia tra Giorgia Meloni e Marco Rubio per tentare di ricucire un rapporto che via via si è raffreddato sull’asse Roma-Washington a seguito delle tensioni legate soprattutto alla guerra in Iran, ma non solo.

I dazi voluti dal presidente Donald Trump, le sue accuse mosse all’Europa di non sostenere sufficientemente gli Stati Uniti nel conflitto in Medio Oriente (con annessa minaccia di ritiro dei militari nelle basi in Italia) e gli attacchi rivolti dal tycoon a Papa Leone XIV hanno infatti contribuito a minare quel ‘ponte’ tra alleati su cui la premier aveva scommesso dal suo arrivo al governo.

Meloni: “Incontro con Rubio costruttivo e franco”

La premier, volata a Milano per partecipare alla tre giorni di Confagricoltura organizzata alla Triennale, parla di incontro “molto ampio, molto costruttivo tra nazioni che chiaramente sono nazioni alleate, nel quale abbiamo trattato tanto il tema dei rapporti bilaterali, quanto ovviamente le grandi questioni e gli scenari internazionali”.

Meloni entra, quindi, nel dettaglio delle questioni sul tavolo, dalla “crisi in Medio Oriente, per la sicurezza e la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz” ad “alcuni dossier che sono particolarmente importanti per l’Italia” in cui il nostro Paese “storicamente gioca un ruolo” come la Libia e il Libano, fino all’”Ucraina” e alla “Cina”, dove è prevista la “prossima visita del presidente americano. Insomma”, un faccia a faccia “sicuramente proficuo, costruttivo, franco”.

E a tal proposito la presidente del Consiglio spiega: “Entrambi comprendiamo quanto sia importante il rapporto transatlantico, ma entrambi allo stesso modo comprendiamo quanto sia necessario per ciascuno difendere i propri interessi nazionali. L’Italia” lo fa, “esattamente come fanno gli Stati Uniti ed è bene che su questo ci si trovi d’accordo”. Quell’aggettivo, “franco”, in gergo diplomatico fa capire che Roma e Washington restano ferme sulle loro posizioni.

Fonti italiane spiegano infatti che la premier è stata “come sempre molto diretta e chiara” nel ribadire “gli interessi nazionali”, in particolare sulla politica commerciale e i costi dell’energia, ma sempre con un “approccio costruttivo”, nella volontà di “trovare un punto di equilibrio che tenga conto degli interessi nazionali di entrambi”.

Un’eventuale iniziativa internazionale per Hormuz

Quanto a un impegno italiano nell’area, dalle stesse fonti viene sottolineato che una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu resta una delle strade maestre – anche perché permetterebbe a un maggior numero di paesi di partecipare avendo questo “cappello” – ma viene anche evidenziato che difficilmente potranno cambiare le posizioni di due membri permanenti dello stesso Consiglio, cioè Russia e Cina.

Meloni e Rubio, invece, non avrebbero discusso dell’utilizzo delle basi Usa su cui l’Italia conferma la linea del rispetto dei trattati vigenti. Mentre la premier La crisi di Hormuz resta comunque in cima all’agenda. E in Aula alla Camera il presidente di turno, Giorgio Mulè, annuncia che mercoledì 13 maggio è in programma a Montecitorio, alle 8.15, l’audizione davanti alle commissioni Affari esteri e Difesa del titolare della Farnesina, Antonio Tajani, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto, proprio “sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

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