“L’emendamento di ieri non va bene. Spero molto nel vertice”. Questo il giudizio dell’ex presidente del Senato Marcello Pera a LaPresse sulle modifiche al premierato emerse dal tavolo della maggioranza.
“Vogliamo smontare questa riforma politicamente pezzo per pezzo. Presenteremo un pacchetto di emendamenti snello, saranno proposte di modifica di merito, molto mirati, che segnano la nostra linea sulla riforma. Sappiamo che una riforma della Costituzione serve, ma quella Meloni-Casellati dichiara una cosa e volutamente ne persegue un’altra” dice invece a LaPresse la senatrice M5S Alessandra Maiorino, vicecapogruppo a Palazzo Madama e componente della commissione Affari costituzionali, che ha in mano per i pentastellati il dossier ‘Premierato’. “Oltre agli emendamenti soppressivi, d’obbligo – spiega – presenteremo emendamenti per la sfiducia costruttiva che serve a garantire maggiore stabilità ai governi, per fiducia e sfiducia in seduta comune, per un potenziamento degli strumenti di coinvolgimento popolare come leggi di iniziativa popolare, referendum”, spiega. “Sul rafforzamento dei poteri del premier siamo d’accordo, quindi sì a nomina e revoca dei ministri sempre passando dal presidente della Repubblica”, aggiunge Maiorino. “Non faremo alla Calderoli maniera di presentare 450mila emendamenti, le nostre sono proposte che se passassero sarebbero migliorative della riforma, cose reali in cui crediamo fermamente”.
Parla di pasticcio il Partito Democratico: “Le parole del professor Pera confermano, ma non ce n’era bisogno, che la riforma costituzionale voluta da Giorgia Meloni è un pasticcio. Il nostro no a questa riforma è netto. Quella della destra è una riforma pessima, che svuota e indebolisce i poteri del Capo dello Stato e svilisce il ruolo del Parlamento. Non lavoreremo alla riduzione del danno: il Premierato che vuole la Meloni è per noi inemendabile. Allo stesso tempo abbiamo sempre detto di essere pronti a lavorare per rendere più efficiente l’azione del governo e garantire stabilità all’esecutivo, insieme alla valorizzazione del ruolo del parlamento, ma la soluzione non può essere l’elezione diretta del presidente del consiglio. Per questo motivo in Senato presenteremo i nostri emendamenti che delineeranno un sistema ispirato al modello tedesco che garantisca stabilità e ridia vigore alla nostra democrazia”. Così il senatore Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd.

