Cgil e Uil promettono che le mobilitazioni continueranno

Inizia a prendere forma il ventilato intervento sulle pensioni che il governo Meloni aveva promesso di inserire nel maxi-emendamento alla manovra. Sul tavolo del confronto con i sindacati, che ieri ha impegnato la premier e una fitta di schiera di ministri per quattro ore, il governo ha messo diverse ipotesi, per ora ancora allo studio. “Faremo del nostro meglio per risolvere e correggere”, assicura la Presidente del Consiglio. Ma per Cgil e Uil non basta. “Abbiamo chiesto il ritiro, l’esecutivo si è limitato a dire che stanno ragionando su delle modifiche”, afferma il leader di Corso d’Italia, Maurizio Landini. E Pierpaolo Bombardieri, segretario di via Lucullo, attacca: “Alla domanda se è vero o no che fanno cassa sulle pensioni non hanno risposto, come ci aspettavamo”.

 

 

Le modifiche al vaglio del governo

Come già annunciato nei giorni scorsi, il governo sta valutando dunque la modifica – la correzione, come specificato dalla stessa Meloni – della norma inserita nel disegno di legge di bilancio che, così com’è ora, colpirebbe medici, infermieri, dipendenti degli enti locali, maestri d’asilo e ufficiali giudiziari con meno di 15 anni di contribuzione prima del 1 gennaio 1996, imponendo loro nuovi coefficienti di calcolo e una significativa sforbiciata dell’assegno. Al momento, al vaglio di Palazzo Chigi, ci sono tre step: la salvaguardia dell’assegno per chi andrà in pensione di vecchiaia, un taglio graduale per chi va in pensione di anzianità e diritti acquisiti per chi matura il diritto alla pensione al 31 dicembre prossimo. “Stiamo lavorando per modificare la misura nel migliore dei modi, garantendo che non ci sia nessuna penalizzazione“, avrebbe detto la premier durante l’incontro, sottolineando che per il comparto sanità in particolare si valuta anche “un ulteriore meccanismo di tutela in modo da ridurre la penalizzazione all’approssimarsi all’età della pensione di vecchiaia”.

Il no dei sindacati

Ma il ‘no’ di Cgil e Uil è unanime. “Al di là dell’ascolto e del confronto il governo ad ora non ha cambiato nulla della manovra che resta una manovra sbagliata”, denuncia Landini, lasciando intravedere una nuova stagione di proteste: “La mobilitazione – promette infatti – non finirà con la legge di bilancio”. Pollice verso anche dalla Uil. “Il governo conferma la sua insensibilità alla richiesta delle piazze di queste settimane”, chiosa Bombardieri. “Il governo ha ascoltato ma le decisioni illustrate alla fine riconfermano l’impostazione della manovra. Era quello che ci aspettavamo”. Tutt’altro quadro dipingono Cisl e Ugl. “Il governo ci ha assicurato che interverranno dei cambiamenti e dei miglioramenti della norma” sottolinea il leader di via Po, Luigi Sbarra, definendo quello di oggi “un incontro molto importante sia sul merito che sul metodo. Un incontro lungo, articolato e complesso alla presenza di tutto il governo, importante anche come segno di rispetto dopo le mobilitazioni e le manifestazioni”. Positivo anche il giudizio di Paolo Capone, dell’Ugl, che però esorta il governo a riconsiderare le proprie posizioni su Opzione donna, Ape sociale e Quota 103, su cui invece – dice il segretario – non ci sono stati margini di trattativa. Un incontro ‘fiume’ dunque che, oltre alle pensioni, ha toccato tutti i nervi principali della manovra, a partire dal cuneo fiscale, e un’ampia rosa di temi ad essa intrecciati, come il Pnrr e la sicurezza sul lavoro, chiudendosi poi con l’ironico regalo portato da Bombardieri: un modellino di treno Frecciarossa, nella sua scatola e pronto per essere montato. Pensato per Salvini, “ossessionato dalle precettazioni ai trasporti” o per Lollobrigida, dopo il caso del treno fermatosi a Ciampino, è stato consegnato a Meloni, perché i due ministri avevano dovuto lasciare prima la riunione. Altrettanto sottile la replica della presidente, che avrebbe sorriso e risposto: “Non so se lo porterò a Salvini o a mia figlia“.

 

 

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