L’esecuzione dell’autore della strage di Fort Hood, il maggiore dell’esercito Nidal Malik Hasan, non sarà trasmessa in diretta streaming, come invece era stato annunciato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth. Lo ha scritto Donald Trump in un post su Truth. “Ritengo che trasmettere l’esecuzione in streaming, affinché tutti potessero vederla, avrebbe rappresentato un forte deterrente, mostrando al mondo come l’America tratti i terroristi e la feccia come Hasan; tuttavia, molte persone perbene e animate da buone intenzioni preferirebbero non vederlo morire, né in streaming né attraverso altri mezzi visivi. Egli morirà, come previsto, tramite fucilazione, ma l’evento non sarà trasmesso in streaming”, afferma il presidente Usa, che recentemente si era comunque espresso sulla giustezza della scelta di condannare a morte Nidal Hasan. “L’esecuzione potrà essere seguita di persona dai familiari più stretti delle vittime, qualora lo desiderino. Meritano di assistere al trionfo della giustizia!”, conclude Trump. La data fissata per l’esecuzione è il 3 dicembre.
Pentagono: Trump e Hegseth allinati sulla decisione
Il Pentagono ha chiarito che Trump e Hegseth sono allineati sulla decisione di non trasmettere l’esecuzione di Hasan in diretta. “Il presidente Trump e il segretario Hegseth hanno parlato della decisione di non trasmettere in streaming l’esecuzione di Hasan prima dell’annuncio di Truth Social. Il segretario sostiene la decisione del presidente e sono completamente allineati”. Lo afferma il portavoce capo del Pentagono Sean Parnell.
Strage di Fort Hood, cosa successe
Nel 2009, Nidal Malik Hasan, psichiatra in servizio nell’esercito statunitense, fece irruzione in un edificio sanitario di una base militare, dove i soldati si recavano per sottoporsi a controlli medici. Dopo aver pronunciato la frase “Allah Akbar”, che in arabo significa “Dio è grande”, cominciò a sparare con una pistola munita di puntatore laser. L’attacco provocò la morte di 13 persone e il ferimento di oltre 30. Nel corso del processo, Hasan spiegò di aver agito con l’intento di impedire ai militari americani di partire per l’Afghanistan e uccidere altri musulmani. L’imputato rinunciò, di fatto, a costruire una vera strategia difensiva, dichiarando ai giurati che le prove presentate avrebbero dimostrato la sua responsabilità nella strage. Per descrivere la propria scelta, si definì un soldato che aveva “cambiato schieramento”.

