7 ottobre, un sopravvissuto: “Serve commissione d’inchiesta, è parte del mio ‘rehab’”

7 ottobre, un sopravvissuto: “Serve commissione d’inchiesta, è parte del mio ‘rehab'”
Proteste contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, a cui si chiede di istituire una commissione d’inchiesta per i fatti del 7 ottobre 2023. (AP Photo/Mahmoud Illean)

Ai microfoni di LaPresse la testimonianza di chi è sfuggito alla furia di Hamas

Il 7 ottobre 2023 Tomer Tzadik si trovava al festival musicale Nova, non lontano dalla Striscia di Gaza, quando alle prime luci dell’alba si scatenò la furia di Hamas, che causò oltre 350 vittime e la presa in ostaggio di una quarantina di persone. Tzadik, gravemente ferito a un braccio, riuscì a salvarsi dopo ore di fuga rocambolesca tra un nascondiglio e un altro, e non può dimenticare quanto accaduto. All’epoca aveva 24 anni e una volta guarito ha iniziato a girare per il mondo per portare la sua testimonianza e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’accaduto.

“Tre anni fa tutti erano interessati alla mia storia e mi davano la loro solidarietà – racconta a LaPresse -, ora sono preoccupato a dire che sono israeliano. Viaggio con il passaporto italiano e parlo solo inglese, è una follia”. Il bisnonno di Tzadik riuscì a sfuggire ai nazisti in Polonia durante la Seconda guerra mondiale, saltando in corsa da un vagone del treno dove era stipato insieme ad altri ebrei. “È sopravvissuto all’Olocausto, ma ora l’Europa non è un posto sicuro per noi e in un mondo liberale non può succedere”, afferma. Quanto all’Italia, “è uno dei paesi europei dove la popolazione ha capito maggiormente la situazione. Molti altri hanno una visione meno realistica”.

Tzadik non risparmia critiche al governo israeliano e in particolare alla decisione di non istituire una commissione d’inchiesta indipendente per investigare i fatti del 7 ottobre. La indica come “il primo atto” che il nuovo governo israeliano, a prescindere da chi sarà composto, dovrà fare una volta insediato. “Fa parte del mio percorso di ‘rehab’ – sottolinea -, devo sapere perché centinaia di persone hanno perso la vita. In questi tre anni nessuno mi hai mai guardato in faccia e si è preso la responsabilità o mi ha chiesto scusa”. Quanto alla possibilità, come da indiscrezioni di alcuni media, che il premier Benjamin Netanyahu fosse al corrente del pericolo di un grave attacco nei confronti di Israele prima del 7 ottobre, “ovviamente non posso sapere se ciò corrisponda alla verità, ma se hai qualcosa da nascondere non vuoi che ti vengano fatte domande”. Proprio per questo “serve una commissione d’inchiesta indipendente“. Uno scenario nel quale si inserisce anche il conflitto con Teheran. “Siamo tutti stanchi della guerra, ma nessuno nel mondo sarebbe al sicuro se l’Iran avesse l’arma nucleare. È una situazione che deve essere risolta”, dice Tzadik, che sottolinea infine il pericolo di una nuova escalation nella Striscia di Gaza. “Fino a quando esisterà Hamas, c’è sempre la possibilità che possa accadere qualcosa. Sono terroristi che hanno come obiettivo quello di ucciderci e se vivi con dei mostri ai tuoi confini sei consapevole del fatto che aspettano solo il momento opportuno”. 

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