7 ottobre, il dolore del padre di una vittima di Hamas: “La tragedia si sarebbe potuta evitare”

7 ottobre, il dolore del padre di una vittima di Hamas: “La tragedia si sarebbe potuta evitare”
Gente in visita sul luogo del Nova music festival, la kermesse durante la quale avvenne la mattanza del 7 ottobre 2023. (Foto: Jamal Awad/picture-alliance/dpa/AP Images)

Eduardo Villalobo ricorda la figlia Maya, morta mentre svolgeva il servizio militare in Israele

Per Eduardo Villalobo, professore all’Università di Siviglia, ottobre è un mese doloroso. Tre anni fa i miliziani di Hamas hanno ucciso sua figlia, Maya Villalobo, mentre svolgeva il servizio militare in Israele ed era di stanza nella base di Nahal Oz, vicino alla Striscia di Gaza. Il corpo della giovane, che aveva 19 anni, è stato ritrovato vicino a una finestra della base. Sembra che stesse cercando di scappare, ma che non ce l’abbia fatta. L’1 ottobre di quest’anno Maya avrebbe compiuto 22 anni, ricorda Villalobo parlando con LaPresse. In sua memoria ha fatto alcune delle semplici attività che tanto piacevano alla figlia: mangiare tapas in strada e fare un giro per negozi.

“Da quando Maya non c’è, il mondo è un posto peggiore”, dice il professore, confidando la difficoltà di riuscire ad avere ancora fiducia nel genere umano. Villalobo cerca di tenersi lontano dalle notizie che riguardano il Medioriente: leggerle riapre in lui una ferita profonda. È però a conoscenza delle inchieste riportate dai media internazionali Haaretz e The Atlantic secondo cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe stato informato in anticipo da Emirati Arabi ed Egitto sull’attacco terroristico del 7 ottobre. “La tragedia si sarebbe potuta evitare”, afferma. Non solo secondo lui è credibile che Netanyahu fosse stato informato, ma sostiene che le militari, compagne di Maya nella base di Nahal Oz, si fossero accorte di esercitazioni sospette che si stavano svolgendo nella Striscia. “Maya era da poco tempo alla base militare, ma abbiamo saputo che altre ragazze che stavano lì da prima si erano accorte del fatto che a Gaza si stessero effettuando esercitazioni sospette”, racconta Villalobo, spiegando che nella base c’erano telecamere che permettevano di osservare le attività nella Striscia. “Avevano rilevato dei movimenti” sospetti, afferma, “hanno avvisato ma nessuno ha prestato loro attenzione”.

Il padre di Maya ha avviato una battaglia legale in Spagna presentando una denuncia contro la leadership di Hamas al Tribunale nazionale, che è stata accolta e unita al procedimento già aperto per l’uccisione della ragazza e di un altro spagnolo, Ivan Illarramendi, negli attentati. La causa va avanti, dice, sottolineando però di non aspettarsi grandi novità. Il tribunale spagnolo “ha chiesto informazioni agli israeliani che ne hanno fornite poche, sono convinto che arriverà un momento in cui il procedimento verrà archiviato perché non si potrà determinare chi sono stati gli autori materiali ed è possibile poi che siano morti”. Per Villalobo sarebbe molto “importante arrivare a conoscere la verità”. L’appello che lancia a tre anni dagli attentati terroristici è di “non perdere ciò che ci rende umani”.

“E’ difficile” avere “speranza di fronte a tanta violenza”, ma “bisogna provarci”, “non stiamo andando nella giusta direzione ma credo che bisogna mantenere una piccola luce in fondo all’abisso, cercare di non disumanizzarci, io non voglio arrivare a questo punto”, e “cerco di trovare” tra le tante notizie negative, delle “notizie positive”, rimanendo aggrappato a “quello che ci rende umani”. Il 5 ottobre si è recato in Israele per visitare il cimitero dove è sepolta Maya e partecipare alla cerimonia di commemorazione delle vittime.

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