Dopo che ieri, al vertice della Nato ad Ankara, il presidente Usa Donald Trump ha detto a chiare lettere che la tregua con l’Iran è terminata, gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi aerei contro l’Iran. La risposta di Teheran è pressoché immediata: vengono colpiti gli Stati arabi del Golfo. Questa mattina presto gli Usa hanno infatti sferrato altri attacchi aerei contro l’Iran. Teheran ha preso di mira il Bahrein, il Kuwait e il Qatar.
Punti chiave
- Teheran rivendica attacchi contro Bahrain, Kuwait e Qatar
- Media, tre morti e diversi feriti in attacco Usa a Ahvaz
- Teheran, 14 vittime e oltre 70 feriti dopo raid americani
- Axios, escalation a Hormuz potrebbe durare anche settimane
- Trump: "Se Teheran continua a bombardare navi la situazione peggiorerà"
- Sospesi i treni su ferrovia Teheran-Mashhad dopo raid Usa
- Guardie rivoluzionarie rivendicano attacchi a basi Usa in Stati Arabi
- Trump: "Teheran vuole accordo ma non so se è in grado di rispettarlo"
- Capo negoziatore iraniano: "No minacce ma solo accordi per Stretto Hormuz"
- La bara di Khamenei rientra dall'Iraq per la cerimonia di sepoltura
L’esercito iraniano afferma di aver effettuato attacchi con droni contro basi statunitensi nel Golfo.
Gli attacchi – viene spiegato – hanno preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait, un sito di antenne satellitari per l’allerta precoce in Qatar e serbatoi di carburante appartenenti all’esercito statunitense in Bahrein. I pasdaran – in un comunicato stampa citato da Al Jazeera – affermano di aver utilizzato “un gran numero di droni di vario tipo” e che “non permetteranno in alcun caso che gli obiettivi e le aspirazioni dello sciocco presidente degli Stati Uniti si realizzino e difenderanno gli alti ideali della Rivoluzione Islamica fino alla vittoria finale”.
Tre morti e diversi feriti per l’attacco statunitense vicino ad Ahvaz, in Iran. Lo riferiscono sia Al Jazeera che l’agenzia Irna.
Secondo Valiollah Hayati, vice governatore del Khuzestan per la sicurezza, “il regime israelo-statunitense ha preso di mira una località alla periferia di Ahvaz. Le operazioni di soccorso e mediche sono attualmente in corso”.
Il Ministero della Salute iraniano ha reso noto che gli attacchi degli ultimi due giorni da parte delle forze statunitensi su cinque province del paese hanno causato 14 vittime e 78 feriti. Lo riportano i media di Teheran.
La Casa Bianca si starebbe preparando a quello che potrebbe trasformarsi in un “ciclo di scontri” con l’Iran nell’area dello Stretto di Hormuz che potrebbe durare “diversi giorni e forse anche diverse settimane”. Lo scrive Axios che cita funzionari americani. Secondo la testata la durata e l’intensità della nuova offensiva “dipenderanno interamente dalle prossime mosse di Teheran”.
“Questa è una rappresaglia per il bombardamento navale di ieri da parte dell’Iran. Se dovesse ripetersi, la situazione peggiorerebbe di molto”. Lo ha scritto su Truth nella notte il presidente americano Donald Trump commentando gli ultimi raid americani. Il tycoon ha anche pubblicato alcune foto che mostrerebbero i bombardamenti.
Le autorità iraniane hanno reso noto che il servizio ferroviario passeggeri sulla linea Teheran-Mashhad è stato sospeso dopo che un tratto della linea è stato colpito in un attacco statunitense. Lo riporta Al Jazeera. Nella città oggi si terrà la sepoltura dell’ex Guida suprema Ali Khamenei, ucciso in un raid israelo-americano. Teheran ha spiegato che squadre tecniche e operative sono state inviate sul posto e che l’obiettivo è ripristinare la linea “nel più breve tempo possibile”. Nel frattempo – si legge ancora – si sta organizzando un servizio su gomma per trasportare i passeggeri bloccati via terra.
Le Guardie rivoluzionarie rivendicano gli attacchi alle basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Lo riferisce Al Jazeera.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno quindi rivendicato gli attacchi contro “importanti infrastrutture e strutture” nelle basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, facendo presente che si trattava della prima fase di una “risposta punitiva” agli attacchi statunitensi contro l’Iran.
In una dichiarazione diffusa dalla tv Irib, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) ha affermato che le sue forze navali e aeree hanno condotto un’operazione congiunta con missili e droni poche ore dopo gli attacchi statunitensi.
Secondo l’Irgc l’operazione ha preso di mira la base militare di Camp Arifjan e la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, oltre alle basi di Juffair e Sheikh Isa in Bahrein.
Gli iraniani “vogliono a tutti i costi raggiungere un accordo” ma “non so se saranno in grado di rispettarlo, questo è il problema”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump a bordo dell’Air Force One, mentre tornava a Washington dal vertice Nato. Lo riportano i media americani. Trump ha aggiunto che gli iraniani lo hanno “chiamato”.
“Lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane”. Così su X Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per l’Iran con gli Stati Uniti.
La bara di Khamenei viene trasportata dall’Iraq all’Iran. Secondo l’agenzia di stampa Mehr – citata da Al Jazeera – la bara dell’ex leader supremo viene trasportata da Najaf in Iraq a Mashhad in Iran, dove oggi è prevista la sepoltura.
Il trasferimento è l’ultima delle cerimonie funebri che si sono susseguite per sei giorni in Iran e Iraq, comprese le città sante di Najaf e Karbala. Mohammad Mohammadi Golpayegani, capo dell’ufficio di Khamenei, ha affermato che il defunto leader aveva chiesto di essere sepolto a Mashhad, vicino al santuario dell’Imam Reza.
“Gli Stati Uniti hanno violato il quadro dell’accordo”. Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei citato dall’agenzia Irna. Secondo Baqaei “la Repubblica islamica tutelerà con fermezza i propri interessi nazionali e la propria sovranità”.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi dichiara che le recenti affermazioni del presidente Usa Donald Trump confermano “chiaramente la posizione di Teheran, secondo cui il Paese dovrebbe reagire a qualsiasi atto di prepotenza da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Le dichiarazioni odierne di Trump, che vanno dagli insulti alla nazione iraniana alle minacce di ulteriori attacchi, non sono un segno di forza bensì l’ammissione del fallimento di una politica che per anni si è basata sulla forza, sulle sanzioni e sulle minacce, e che non è riuscita a piegare la nazione iraniana”. Questo – afferma Gharibabadi – dimostra che “l’unico modo per domarlo è ricorrere alla forza. Bisogna parlargli nella sua stessa lingua; a quanto pare, capisce meglio il linguaggio della forza”.
“L’America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Per essere chiari: provate, e ne pagherete le conseguenze”. Così su X Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per l’Iran nella trattativa con gli Stati Uniti.
Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche afferma che gli attacchi statunitensi hanno colpito i ponti sulle strade che portano a Mashhad, la città in cui l’ex guida suprema Khamenei verrà sepolto nel corso della giornata. Lo riporta Al Jazeera.
Secondo quanto riferito dalle Guardie rivoluzionarie – riferisce ancora Al Jazeera – si tratterebbe di “due ponti nelle province orientali verso la città santa di Mashhad. Quella città è il luogo in cui l’ex guida suprema Khamenei verrà sepolto nel corso della giornata”.
Per il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche gli attacchi statunitensi miravano a oscurare la cerimonia funebre “storica”.
Inoltre viene fatto presente che le forze statunitensi avevano lanciato sette missili contro il ponte Aq Tekeh Khan, fuori dalla città di Aqqala, provocando due esplosioni sulla linea ferroviaria.
Il traffico nello Stretto di Hormuz è quasi completamente bloccato. Lo riferisce Al Jazeera citando Bloomberg news. Il blocco è la conseguenza diretta del secondo giorno consecutivo di attacchi statunitensi all’Iran.
Ieri soltanto 14 navi mercantili avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz in entrambe le direzioni; il numero più basso dall’accordo tra Stati Uniti e Iran del 16 giugno. La media di navi in passaggio per queste tre settimane è stata di 34 navi al giorno.

