Regge l’accordo tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe essere firmato ufficialmente venerdì vicino Lucerna, in Svizzera. Delle petroliere di Teheran hanno superato per la prima volta negli ultimi due mesi l’area del Golfo, oggetto del blocco navale americano. Anche il G7, riunito a Evian, in Francia, applaude all’intesa, garantita “dalla forte leadership del presidente Trump”. In Medio Oriente, però, Israele continua a non deporre le armi in Libano e su questo aspetto Teheran è stata molto chiara: “Se non cesserà la sua aggressione dovrà prepararsi a una risposta ferma e decisiva da parte delle formidabili forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran”.
Alcuni dei più autorevoli esponenti repubblicani criticano apertamente il memorandum d’intesa che verrà siglato tra Stati Uniti e Iran. “La storia insegna che elargire miliardi di dollari a fanatici teocratici che vogliono ucciderci non è una buona idea. Credo che il presidente stia ricevendo consigli pessimi su questo accordo”, ha dichiarato a The Hill il senatore repubblicano Ted Cruz. Per il senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy, l’accordo è “il peggiore errore di politica estera degli ultimi decenni”. “Reagan si rivolterebbe nella tomba. Le ambizioni nucleari dell’Iran non sono state frenate; il Paese ha capito che minacciare lo Stretto di Hormuz funziona e senza dubbio sfrutterà questa leva in futuro. Grazie a questo accordo, ora l’Iran potrà costruire infrastrutture completamente nuove”, ha scritto Cassidy su X.
Se altri Paesi della Regione possiedono missili balistici, è “ingiusto” che l’Iran non ne abbia. Lo ha detto Donald Trump, parlando con i giornalisti a Orly. “Se altri Paesi li possiedono, è un po’ ingiusto che loro non ne abbiano. Un missile balistico non è la stessa cosa di cui parliamo quando si tratta di nucleare”, ha detto il presidente, facendo notare che l’Arabia Saudita e il Qatar ne possiedono “alcuni”. “Direi che, in proporzione, credo vada bene”, ha concluso il presidente Usa.
Gli Stati Uniti manterranno le proprie truppe nel Golfo Persico “probabilmente per un po’”. Lo ha detto Donald Trump, parlando con i giornalisti al suo arrivo all’aeroporto di Orly. “Non ci abbiamo pensato”, ha detto il presidente. “Ma probabilmente per un po’”, ha aggiunto.
L’accordo con l’Iran verrà firmato nelle prossime “48 ore”. Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti al suo arrivo a Orly. La scelta del luogo della cerimonia, ha detto il presidente, “è in fase conclusiva”.
Il presidente americano Donald Trump, parlando con i giornalisti a Parigi, dove si sta recando per una cena alla Reggia di Versailles, ha appena affermato di “non considerare il periodo di negoziazione di 60 giorni” previsto nel memorandum d’intesa con l’Iran “come una scadenza tassativa per raggiungere un accordo definitivo”. Ha dichiarato di aspettarsi ancora che il documento venga firmato entro le prossime 48 ore e che il vicepresidente JD Vance sarà presente alla cerimonia della firma. attualmente prevista per venerdì in Svizzera. Lo riportano i media statunitensi.
Il ministero degli Esteri iraniano ha lasciato intendere che l’accordo con gli Stati Uniti potrebbe essere firmato dai presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian. Una simile cerimonia di firma rappresenterebbe un passo importante per i due Paesi, le cui relazioni diplomatiche si sono interrotte nel 1980 a causa della crisi degli ostaggi all’ambasciata statunitense a Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei, citato dalla televisione di Stato iraniana, ha rilasciato questa dichiarazione. “Una delle ipotesi al vaglio è che l’iniziativa venga realizzata dai presidenti dei due Paesi”, ha dichiarato Baqaei, secondo quanto riportato dall’agenzia Irna.
Gli Stati Uniti hanno reso pubblico il testo ufficiale del memorandum d’intesa raggiunto con l’Iran. Un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, parlando con i giornalisti, ha letto il documento in 14 punti, che specifica le disposizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’allentamento di alcune restrizioni finanziarie nei confronti dell’Iran e definisce le aspettative per affrontare il programma nucleare iraniano durante i futuri colloqui tecnici. “Si tratta fondamentalmente di un accordo che ci permette di riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz, impegna gli iraniani a distruggere le scorie nucleari e ci fornisce un meccanismo di risposta: se gli iraniani miglioreranno il loro comportamento, noi risponderemo intensificando le misure di sostegno economico e di allentamento delle sanzioni che possono contribuire alla prosperità del Paese”, ha dichiarato l’alto funzionario statunitense.
“Potrei” rimanere in Europa per la firma dell’accordo di pace con l’Iran. Lo ha detto Donald Trump, rispondendo alla domanda di un giornalista nella conferenza stampa conclusiva del G7. “Potrei, ma questo è un memorandum d’intesa. E’ molto importante, ma potrebbe non essere il documento che dovrei firmare io”, ha aggiunto il presidente.
“La Cina è stata fantastica” e “il presidente Xi ha tentato di aiutarmi a risolvere” la crisi. Lo ha detto Donald Trump parlando nella conferenza stampa conclusiva del G7 a Evian. Xi “è stato fantastico. Non avrei potuto chiedere di più alla Cina”, ha aggiunto il presidente Usa.
“Non ne abbiamo bisogno”. Così Donald Trump ha risposto a un giornalista che gli ha chiesto se durante durante il vertice abbia chiesto la partecipazione militare degli altri Paesi del G7 nel Golfo. “Vogliono tutti partecipare, ma non quando c’era la guerra”, ha aggiunto il presidente Usa.
“Voglio ringraziare il presidente Xi” perché nella guerra con l’Iran “è stato neutrale e ci ha reso le cose molto più facili”. Lo ha detto Donald Trump, nella conferenza stampa al termine del G7. “Anche Putin è stato neutrale”, ha aggiunto il presidente Usa.
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha invitato Israele a favorire una de-escalation dopo l’accordo tra Usa e Iran. “È importante che questo conflitto finisca ora e Israele non deve alimentarlo, ma assumere un ruolo attivo per porvi fine. E questa opportunità esiste”, ha detto Merz in un’intervista all’emittente pubblica tedesca Ard a margine del G7 di Evian. In seguito all’annuncio dell’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran, il governo israeliano ha dichiarato che “non scenderà a compromessi quando si tratta di proteggere i nostri cittadini”. Nonostante l’accordo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’intenzione di mantenere una presenza militare nei territori occupati in Libano. Negli ultimi giorni, si sono verificati ulteriori attacchi reciproci tra Israele e Hezbollah in Libano.
“Il ministro mi ha garantito che nelle prossime ore le autorità iraniane garantiranno le condizioni per una partenza sicura della nave italiana ‘Grande Torino’, bloccata da mesi all’interno del Golfo”. È quanto ha fatto sapere in un post sul social X il ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo una telefonata con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi.
La nave ‘Grande Torino’ della compagnia Grimaldi, è ferma nello Stretto di Hormuz dallo scorso marzo. Secondo una nota della Farnesina, a bordo si trovano attualmente 21 membri dell’equipaggio, tra cui tre cittadini italiani, incluso il Comandante. La nave è in piena operatività ed è pronta a ripartire non appena le condizioni lo permetteranno. Il Ministro Tajani ha ribadito la priorità attribuita dal Governo alla tutela dei connazionali presenti a bordo e ha chiesto la massima collaborazione delle autorità iraniane per favorire una rapida soluzione della vicenda. L’obiettivo è consentire quanto prima la ripresa della navigazione della nave e garantire il rientro in sicurezza dell’equipaggio. Il ministro Aragchi ha garantito personalmente a Tajani che si impegnerà con le autorità responsabili per garantire una partenza sicura al mercantile italiano.
“Il blocco navale” dei porti iraniani” “ha avuto più impatto dei bombardamenti”. Lo ha detto Donald Trump, nella conferenza stampa conclusiva del G7 di Evian.
“Ci sono motivi per essere ottimisti sul fatto che lo Stretto di Hormuz venga completamente riaperto alla navigazione e senza restrizioni”. Lo ha affermato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in un’intervista ad Ard a margine del G7 a Evian, in merito all’attesa riapertura dello Stretto di Hormuz dopo l’intesa tra Usa e Iran. “Questo non è importante solo per i prezzi in Europa, ma anche per la disponibilità di petrolio e gas in Asia, perché è proprio questo che ha fatto aumentare i prezzi in Europa”, ha spiegato Merz. Il cancelliere ha definito un successo anche l’azione militare statunitense contro l’Iran, sostenendo che abbia determinato “un netto indebolimento del terrorismo nella regione”. Secondo Merz, ne risentono gruppi come Houthi, Hezbollah e Hamas, mentre “la capacità del governo iraniano di produrre armi nucleari è stata indebolita per anni, respinta indietro o forse eliminata”.
“Spero che questo accordo di pace sia l’inizio di un più ampio accordo in Medio Oriente”. Lo ha detto Donald Trump, nella conferenza stampa in corso in Francia. “Siamo molto vicini”, ha aggiunto il presidente americano.
“Le nazioni del Golfo affronteranno le questioni non nucleari” con l’Iran. Lo ha detto Donald Trump, nella conferenza stampa conclusiva del G7. Il presidente ha poi aggiunto: “Parleremo dei missili balistici e anche delle milizie terroriste alleate che hanno”.
L’accordo raggiunto con l’Iran sarà firmato a breve, domani o forse il giorno dopo”. Lo ha detto Donald Trump, sottolineando che in base all’intesa, Teheran “non produrrà o si procurerà armi nucleari”.
Quello che sta per essere firmato con Teheran è un “memorandum d’intesa” e “se non chiudiamo in 60 giorni torneremo a bombardare”. Lo ha detto Donald Trump, nella conferenza stampa conclusiva del G7 in Francia.
In Iran c’è stato un “cambio di regime” e i nuovi leader “si comporteranno in maniera diversa”. Lo ha detto Donald Trump, nella conferenza stampa conclusiva del G7.
“Non volevo assistere a una catastrofe economica” e “sarebbe potuto accadere” se la guerra “fosse continuata”. Lo ha detto il presidente Trump nella conferenza stampa conclusiva del G7. “Non volevo fare la fine di Herbert Hoover”, ha detto Trump in riferimento al 31esimo presidente Usa, la cui presidenza culminò con la fase più acuta della Grande Depressione.
“Per quello che riguarda l’accordo sull’Iran, i punti del deal abbracciano tutto quello che era necessario abbracciare in un memorandum di questo tipo. Chiaramente sappiamo che in una regione del genere la pace è sempre una cosa fragile e va costruita, difesa, accompagnata ogni giorno ed è quello che faremo in queste settimane”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del G7 di Evian. “Ci aspettiamo che ora Israele operi come attore positivo nel percorso di pace e che l’inevitabile dibattito interno dettato anche dalla campagna elettorale non metta a repentaglio il percorso faticoso che gli Stati Uniti hanno avviato”. “Per quello che riguarda Israele – spiega la premier – bisogna fare attenzione a un dibattito interno perché se c’è una cosa che ho imparato nella mia vita sono le campagne elettorali. C’è un dibattito interno che, anche in vista delle elezioni, può avere toni più esasperati. Io ho letto ad esempio le parole del ministro Ben Gvir che dice ‘noi non ci sentiamo vincolati da quello che Donald Trump ha sottoscritto’. Credo che anche a questo bisogna fare attenzione”.
“Abbiamo concordato che il transito senza pedaggio attraverso lo Stretto di Hormuz è la pietra angolare di questo accordo, e che entra in vigore da subito”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron parlando al termine del G7 che si è tenuto a Evian, in Francia. Macron ha aggiunto che l’impegno in materia di difesa assunto da Regno Unito e Francia per contribuire al ritorno alla normalità del trasporto marittimo è “un’offerta sul tavolo” e afferma che circa 20 paesi “si sono già impegnati pienamente in questo tipo di operazione”.
Il testo dell’accordo Usa-Iran sarà reso noto venerdì “al più tardi”. Lo ha detto il vicepresidente JD Vance, intervistato da Cbs News. Vance ha sostenuto che Washington ha spinto per una pubblicazione più tempestiva, ma che i negoziatori del Qatar e del Pakistan “ci hanno chiesto di non diffondere il testo completo per un po’ di tempo”. “In realtà, stiamo cercando di convincerli a renderlo pubblico oggi stesso, perché vogliamo spiegare al popolo americano cosa prevede questo accordo”, ha aggiunto Vance.
“L’autorizzazione al Parlamento” per una missione a Hormuz “nel caso si richiederà quando la missione dovesse essere qualcosa di realistico: non chiederei oggi un’autorizzazione per qualcosa che potrebbe non avvenire mai, ma la chiederemo sicuramente in tempo perché possa esserci un dibattito adeguato anche con il Parlamento. Mi pare un po’ presto per dire che nei prossimi giorni presenteremo una richiesta da questo punto di vista”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del G7 di Evian. “Allo stato attuale – ha aggiunto la premier – non abbiamo definito qual è la cornice e quale anche dovrebbe essere all’interno di quella cornice eventualmente l’impegno italiano”.
“Con riguardo agli sviluppi in Medio Oriente, è stato accolto da tutti positivamente l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran che crediamo possa essere un importante quadro di riferimento per la stabilità della regione nel suo complesso. Chiaramente ora è importante lavorare per la sua attuazione, a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali, la piena libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. In questo quadro ho chiaramente confermato ai partner che l’Italia è pronta a fare la propria parte, anche nell’ambito di missioni che dovessero essere volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, ma restando chiaramente le necessarie autorizzazioni che sono dovute richieste in questi casi”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella conferenza stampa al termine del G7 di Evian.
Il Consiglio europeo “accoglie con favore” il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, “che offre un’opportunità per la stabilità regionale e il pieno ripristino della libertà di navigazione e del transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. Accoglie con favore i continui sforzi diplomatici volti a raggiungere una soluzione pacifica e sottolinea l’importanza di una risoluzione negoziata a lungo termine di tutte le questioni in sospeso, in linea con il diritto internazionale. Si congratula con Pakistan, Qatar e altri partner regionali per i loro sforzi di mediazione. L’Unione europea continuerà a impegnarsi, in stretto coordinamento con i partner regionali, negli sforzi diplomatici ed è pronta a sostenere l’attuazione dell’accordo”. Lo si legge nell’ultima bozza di conclusioni del vertice dei leader Ue che si tiene domani e venerdì a Bruxelles. Il Consiglio europeo “accoglie con favore gli sforzi annunciati dagli Stati membri e dai partner per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, una volta soddisfatte le condizioni. Qualsiasi accordo relativo allo Stretto di Hormuz non deve limitare la libertà di navigazione né modificarne in alcun modo la governance”. Inoltre, ricorda “il ruolo dell’operazione di difesa marittima dell’Ue Eunavfor Aspides, ne evidenzia il potenziale contributo alla stabilizzazione della regione e ne chiede il rafforzamento, in linea con il suo mandato”.
L’accordo siglato da Barack Obama con l’Iran era “uno dei più stupidi mai realizzati, mentre il mio è un muro”. Lo ha detto Donald Trump, parlando con i giornalisti prima del bilaterale col premier indiano Modi a margine del G7. Il presidente Usa ha lamentato che “per 47 anni nessuno ha fatto nulla” contro l’Iran.
“L’Italia, insieme ai partner alleati, è pronta a fare la sua parte nel quadro di una missione navale multilaterale finalizzata a garantire lo sminamento e la riapertura dello Stretto” di Hormuz. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando al Question Time alla Camera. “Come ha ribadito anche il presidente del Consiglio, la nostra partecipazione è subordinata al raggiungimento di un cessate il fuoco stabile e di un ampio consenso internazionale sul mandato della missione. Su questo stiamo lavorando in perfetta sintonia con ministro Difesa Crosetto”, ha aggiunto.
“Quando queste condizioni saranno soddisfatte, torneremo in Parlamento per chiedere l’autorizzazione delle Camere”, ha precisato Tajani.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando al Question Time alla Camera ha riferito che oggi parlerà con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, al quale intende confermare “il pieno impegno del governo per trasformare l’intesa con gli Usa in una pace duratura”. “Sottolineerò l’importanza prioritaria del rilascio del mercantile italiano nello Stretto di Hormuz, su cui il nostro impegno è massimo”, ha aggiunto il titolare della Farnesina. A proposito dell’accordo Usa-Iran Tajani ha dichiarato: “È un’occasione che non va sprecata. Dobbiamo lavorare con determinazione per rafforzare l’intesa e sostenerne l’attuazione. L’ho sottolineato lunedì al Ministro degli Esteri del Pakistan e questa mattina al primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar. Mi hanno ringraziato per il grande impegno del governo italiano per la pace. Oggi parlerò anche con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, gli confermerò il pieno impegno del governo per trasformare l’intesa con gli Usa in una pace duratura”.
Tajani ha messo in evidenza che “il governo italiano ha sostenuto fin dall’inizio, con i partner del G7 e della regione, la via del dialogo e del negoziato”. “L’intesa dimostra che la diplomazia può produrre risultati concreti anche nelle situazioni più difficili. È ora essenziale intensificare l’azione diplomatica per raggiungere un accordo complessivo, che affronti tutti i temi ancora aperti”, ha proseguito, indicando che “va definitivamente scongiurata la prospettiva di un Iran in possesso dell’arma atomica e va assicurato il pieno ripristino della libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz”. “È un principio fondamentale per il nostro Paese, per la nostra economia e per la sicurezza delle catene di approvvigionamento”, ha affermato.
“L’intesa raggiunta nella notte di domenica fra Usa e Iran è uno sviluppo incoraggiante, che abbiamo accolto con favore e speranza. In un quadrante complesso come il Medioriente la prudenza è d’obbligo ma per la prima volta, dopo settimane di guerra e negoziati altalenanti, si intravede oggi un concreto spiraglio di pace”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante il Question Time alla Camera.
“Quella che abbiamo davanti è un’occasione che non va sprecata, lavoriamo con determinazione per rafforzare l’intesa e sostenerne l’attuazione”, ha detto ancora Tajani. “L’intesa raggiunta fra Stati Uniti e Iran è l’inizio di un percorso. Sta ora a tutti gli attori coinvolti portarlo avanti con coraggio e senso di responsabilità. È ciò che l’Italia ha fatto in questi mesi: costruire soluzioni, favorire il dialogo, lavorare senza sosta per la pace. Continueremo a percorrere questa strada, con pazienza e determinazione, perché lo spiraglio che si è aperto conduca a una pace duratura per tutto il Medioriente”, ha concluso.
“Annuncio in anteprima a questo Parlamento che venerdì riapriranno i battenti della nostra ambasciata a Teheran”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante il Question Time alla Camera. “La nostra ambasciatrice farà rientro nella capitale insieme a tutti i diplomatici e funzionari del ministero degli Esteri”, ha aggiunto Tajani.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam incontrerà domani a Parigi il presidente francese Emmanuel Macron. Lo riporta L’Orient le Jour citando fonti governative e diplomatiche libanesi, dopo che i leader del G7 hanno espresso il loro sostegno al Libano. Macron e Salam – spiega una fonte citata dal quotidiano libanese – discuteranno a Parigi “dell’attuazione di questo comunicato del G7”. La stessa fonte ritiene che la posizione assunta dai leader del G7, incluso il presidente Usa Donald Trump, rappresenti anche un messaggio rivolto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché cessino gli attacchi in Libano. L’Orient le Jour sottolinea che lunedì intanto il Libano dovrà riprendere i negoziati bilaterali con Israele a Washington, un processo dal quale la Francia è esclusa.
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha confermato che Berlino sta preparando un eventuale mandato per l’impiego della Bundeswehr nell’area. “Lo stiamo preparando da settimane. Non è una novità. Abbiamo sempre detto che, in caso di cessate il fuoco o di una tregua stabile, saremmo pronti a contribuire anche militarmente, a determinate condizioni che al momento non sono ancora soddisfatte”, ha detto Merz in conferenza stampa, a margine del G7 a Evian.
Secondo il cancelliere non vi è urgenza immediata, ma il governo potrebbe sottoporre una proposta al Bundestag prima della pausa estiva. “La Germania aiuterà. È nel nostro interesse che la pace regga. Abbiamo bisogno di un Medioriente stabile, di rotte marittime sicure e di prezzi dell’energia stabili”, ha aggiunto Merz.
“Come G7 accogliamo positivamente l’accordo raggiunto tra il presidente americano Donald Trump e la leadership iraniana, è un vero grande successo”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Évian, al termine del vertice del G7.Merz ha sottolineato che l’intesa rappresenta un primo passo ma non il punto di arrivo del processo negoziale: “Questo è un successo davvero importante”, ha affermato, evidenziando come gli effetti siano già visibili sui mercati energetici.
“Lo vediamo anche oggi, ad esempio, nel prezzo del petrolio: il fatto che stia scendendo ulteriormente è un segnale positivo e le forniture stanno evidentemente riprendendo in modo sistematico”, ha aggiunto il cancelliere. Merz ha però chiarito che il quadro richiede ulteriori sviluppi diplomatici: “A questo accordo devono seguire altri negoziati, in particolare un secondo round negoziale”.
Sui principi di fondo della posizione del G7, il cancelliere ha ribadito l’obiettivo condiviso: “Siamo completamente d’accordo sul fatto che lo Stretto di Hormuz debba restare aperto senza alcuna limitazione, senza se e senza ma”. E ancora: “L’Iran deve porre fine in modo permanente e verificabile al proprio programma nucleare. La pace deve reggere”, ha concluso Merz.
L’Iran adotterà immediatamente misure per riaprire lo Stretto di Hormuz una volta firmato l’accordo provvisorio con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra e potrà vendere il proprio petrolio senza restrizioni. Lo si legge in copie trapelate della bozza del memorandum che, secondo i funzionari, corrisponde sostanzialmente al documento. Il consenso degli Stati Uniti consente all’Iran di vendere liberamente e immediatamente il proprio petrolio e l’offerta Usa di revocare, a termine, tutte le sanzioni rappresentano concessioni significative che vanno oltre i termini dell’accordo nucleare del 2015 tra l’Iran e le potenze mondiali, dal quale il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ritirato unilateralmente l’America durante il suo primo mandato, definendolo “il peggior accordo di sempre”.
Quello con l’Iran “è un ottimo accordo per molte ragioni. La più importante, di gran lunga, è che al 99% non avranno mai un’arma nucleare. Non si può dare a Teheran un’arma nucleare. Non la avranno mai”. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, a margine del bilaterale con l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi.
L’accordo con l’Iran “non è definitivo” ma è un “memorandum di intesa. Se non mi piace, torneremo a colpirli. Se non si comportano bene torneremo subito a bombardare”. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, a margine del bilaterale con l’omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi.
Il ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo egiziano, Badr Abdelatty. Lo ha riferito il ministero degli Esteri del Pakistan su X. “I due leader si sono scambiati opinioni sui recenti accordi raggiunti tra gli Stati Uniti e l’Iran e sulla prossima firma del Memorandum d’Intesa a Burgenstock, in Svizzera, prevista per venerdì”, si legge nel post.
“Sono profondamente preoccupata per l’escalation in Libano e per il grave impatto sui civili. Secondo le autorità libanesi, oltre un milione di persone sono sfollate internamente, circa il 25% della popolazione, e secondo l’Unhcr, quasi 450.000 siriani e libanesi hanno attraversato il confine con la Siria. Stiamo adeguando la nostra assistenza al Libano per far fronte ai bisogni immediati, agli aiuti umanitari e alle soluzioni a lungo termine”. Lo scrive la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella sua lettera sulla migrazione inviata ai leader alla vigilia del Consiglio europeo.
“Quest’anno – aggiunge -, sosterremo il Libano con 100 milioni di euro in aiuti umanitari. Insieme agli Stati membri, abbiamo lanciato un Programma di ripresa da 32 milioni di euro per sostenere il Libano nella risposta alle esigenze di emergenza e di ripresa iniziale. Presto saranno disponibili 63 milioni di euro a sostegno della sicurezza interna, nonché della gestione delle frontiere terrestri e marittime in Libano. Oltre all’emergenza, continuiamo a sostenere il governo libanese nel mantenere la stabilità e proseguire il lavoro sulle riforme per la ripresa sostenibile a lungo termine del Libano attraverso il pacchetto finanziario da 1 miliardo di euro che avevamo previsto per il periodo 2024-2027”.
“Abbiamo fatto il punto della situazione e ascoltato le richieste delle imprese. Mi pare che il tempo volga al bello sia per quanto riguarda il gas sia per il petrolio anche se la riapertura di Hormuz sarà graduale, ma questo già è importante. Qualche nave già è passata e questo fa ben sperare per l’economia”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a conclusione della riunione alla Farnesina del tavolo su Hormuz con gli ambasciatori e le imprese italiane nell’area del Golfo.
“Stiamo seguendo con grande attenzione anche le navi italiane che sono ferme nell’area del Golfo. Ce n’è una in particolare, della Grimaldi, con equipaggio italiano a bordo, e stiamo cercando di fare in modo di poter accelerare i tempi dell’uscita da Hormuz”, ha aggiunto il ministro. “Le nostre ambasciate, sia a Teheran sia in Qatar che negli Emirati, seguono l’evolversi della situazione insieme all’Unità di crisi”, ha concluso.
Fonti vicine al team negoziale iraniano hanno affermato all’agenzia Tasnim che il testo del Memorandum d’intesa fra Iran e Usa pubblicato da Bloomberg contiene “numerose inesattezze e omissioni”. In particolar modo – viene spiegato – la fonte ha sottolineato che l’articolo 1 e la sezione relativa allo Stretto di Hormuz, così come riportati da Bloomberg, sono “specificamente inesatti, omettendo termini chiave”. La fonte ha confermato che l’accordo è composto da 14 articoli e ha precisato che, di comune accordo, il testo dell’intesa sarà pubblicato solo dopo la firma, prevista per venerdì.
“Accolgo con grande favore l’accordo raggiunto dal presidente Trump con l’Iran. L’azione degli Stati Uniti per scongiurare la minaccia di un Iran dotato di armi nucleari e per indebolire la sua capacità missilistica balistica migliora la sicurezza di tutti noi, e l’accordo che il presidente Trump ha creato offre l’opportunità di garantire che l’Iran non ottenga mai un’arma nucleare. Il ripristino del libero passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz sarà un enorme passo avanti, e so che molti alleati, attraverso l’iniziativa guidata da Francia e Regno Unito, sono pronti a sostenerla”. Lo dice il segretario generale della Nato, Mark Rutte, in conferenza stampa alla vigilia della riunione dei ministri della Difesa dell’Alleanza Atlantica.
In Libano “dopo oltre 100 giorni di intensificazione delle ostilità – a partire dal 2 marzo – 247 bambini sono stati uccisi e 992 feriti, con una media di 12 bambini uccisi o mutilati ogni giorno”. Lo ha affermato in una nota Marcoluigi Corsi, rappresentante dell’Unicef in Libano.
“Dietro queste cifre sconcertanti si trovano vite stroncate o cambiate per sempre, e famiglie che affrontano perdite profonde, traumi e incertezza”, ha dichiarato. “I numeri da soli non possono trasmettere la portata completa della crisi. Oltre a coloro che sono stati uccisi e mutilati, un’intera generazione di bambini ha visto la propria infanzia stravolta. Il loro senso di sicurezza – di cui ogni bambino ha bisogno per crescere e prosperare – rimane profondamente compromesso”, ha aggiunto.
Secondo Corsi “Oltre 770.000 bambini stanno vivendo un’estrema sofferenza a causa della ripetuta esposizione alla violenza, alla perdita dei propri cari e allo sfollamento”. “L’entità dei danni fisici e psicologici a cui stiamo assistendo è inaccettabile, e i bambini continuano a pagare un prezzo terribile per questo conflitto. Porre fine alla violenza è essenziale per ripristinare l’accesso all’istruzione e ad altri servizi di base e per offrire ai bambini un percorso di recupero e un futuro più sicuro. Il vero costo di questa crisi non si misurerà solo in termini di vite perse oggi, ma anche di opportunità perse domani. Senza un sostegno costante, molti bambini rischiano di portare con sé le conseguenze di questa guerra per gli anni a venire”, ha concluso.
Mohammad Reza Sabaghian Bafeghi, membro della Commissione Affari Interni del Parlamento iraniano, ha criticato le posizioni di Italia, Francia, Germania e Inghilterra riguardo allo Stretto di Hormuz, affermando che questi Paesi hanno adottato una politica di “due pesi e due misure” nei confronti della Repubblica Islamica. Lo scrive Iran International, media con sede a Londra.
Bafeghi – secondo quanto riportato – ha affermato che i paesi europei dovrebbero assumere una posizione “logica e basata sul diritto internazionale” sullo Stretto di Hormuz, aggiungendo che la Repubblica islamica ha il diritto di “gestire” questa via navigabile in conformità con il diritto internazionale. Il parlamentare ha aggiunto che la richiesta di un’apertura immediata dello Stretto di Hormuz e di una libertà di navigazione incondizionata e illimitata rappresenta un “disprezzo” per il legittimo diritto della Repubblica islamica di controllare la sicurezza del traffico marittimo lungo la rotta.
“Accolgo con soddisfazione il raggiungimento dell’accordo” tra Usa e Iran “che sarà firmato nella giornata di venerdì quale incoraggiante risultato di un un paziente lavoro di dialogo e negoziazione”. Lo ha detto Papa Leone XIV al termine dell’udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro. Il Papa ha ringraziato “i Paesi che si sono impegnati per favorire l’incontro tra le parti” e ha espresso l’auspicio che l’intesa “possa rafforzare la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente promuovendo percorsi di dialogo e cooperazione tra i popoli”.
L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) rivede ancora al ribasso le sue previsioni sulla domanda globale di petrolio per il 2026 nel suo rapporto mensile. La domanda degli utenti finali è prevista calare di 5 milioni di barili al giorno su base annua nel secondo trimestre del 2026 e di 1,1 milioni di barili al giorno per l’intero 2026, con l’impatto del conflitto in Medioriente. “Sebbene l’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran apra la strada a una ripresa delle esportazioni dal Medio Oriente, i vincoli operativi e politici, tra cui le prolungate operazioni di sminamento e le questioni di transito ancora irrisolte, lasciano intravedere rischi al ribasso per le prospettive future”, dice l’agenzia.
L’agenzia iraniana Tasnim afferma che “nel quadro delle consultazioni ad alto livello”, è avvenuta una conversazione telefonica fa il ministero degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e il suo omologo russo Sergei Lavrov.
La Germania si prepara a un possibile rapido dispiegamento militare nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito da Der Spiegel, il governo di Berlino ha già predisposto una bozza di mandato parlamentare che consentirebbe l’invio di unità della Marina tedesca nell’ambito di una missione internazionale per garantire la sicurezza della navigazione.
Il testo sarebbe stato elaborato congiuntamente dal ministero degli Esteri e da quello della Difesa e potrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri già nei prossimi giorni, qualora arrivasse il via libera politico del cancelliere Friedrich Merz e della coalizione di governo. L’ultima parola spetterebbe comunque al Bundestag.
Secondo il ministero della Difesa, il cacciamine Fulda e la nave di supporto Mosel si trovano attualmente nel Mediterraneo orientale e potrebbero raggiungere l’area operativa in circa una settimana. Le due unità potrebbero essere impiegate all’interno di una missione internazionale a guida franco-britannica con compiti esclusivamente difensivi: garantire la libertà di navigazione commerciale e procedere all’eventuale bonifica delle mine marine presenti nello stretto.
Merz, insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al premier britannico Keir Starmer, ha già dichiarato la disponibilità a partecipare a un’operazione indipendente e a carattere non offensivo. Tuttavia, il cancelliere tedesco ha precisato che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva e che restano da chiarire alcuni aspetti giuridici. Finora Berlino aveva indicato come condizione essenziale l’esistenza di una base legale internazionale, preferibilmente una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Poiché un nuovo mandato Onu appare difficile da ottenere in tempi brevi, il governo starebbe valutando di fondare la missione su una risoluzione approvata dall’Onu l’11 marzo scorso e promossa dal Bahrain. Il documento ribadisce il diritto degli Stati a difendere le proprie navi e considera una minaccia alla pace internazionale qualsiasi ostacolo alla libertà di navigazione nelle acque internazionali. Secondo l’esecutivo tedesco, tale risoluzione potrebbe rappresentare una base giuridica sufficiente per autorizzare la partecipazione della Bundeswehr.
Sul piano politico resta però un ostacolo significativo: l’Iran ha finora manifestato contrarietà alla presenza di forze militari straniere nello Stretto di Hormuz. Anche il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha sottolineato che qualsiasi operazione dovrebbe avvenire con il consenso o quantomeno con la tolleranza delle parti coinvolte. Per Berlino è fondamentale capire se l’attività di sminamento sia effettivamente accettata da tutti gli attori della regione.
Il governo tedesco starebbe valutando una partecipazione molto circoscritta. Il mandato riguarderebbe esclusivamente le operazioni di ricerca e rimozione delle mine marine, escludendo altre attività militari come l’impiego di forze speciali armate per la protezione delle navi mercantili. I gruppi parlamentari della coalizione Cdu-Csu e Spd saranno informati ufficialmente nelle prossime ore, ma secondo fonti governative non esiste ancora una decisione politica definitiva.
I servizi d’intelligence occidentali sospettano che l’Iran abbia posato un numero limitato di mine navali, probabilmente nell’ordine di alcune decine.Tuttavia, non esistono al momento prove certe. Gli esperti della Bundeswehr ritengono che, qualora Teheran rendesse note le coordinate degli ordigni, la bonifica potrebbe essere completata in pochi giorni. In caso contrario, una ricerca estesa dell’intera area richiederebbe tempi molto più lunghi e risorse considerevoli.
Il premier spagnolo Pedro Sanchez, nella sessione di controllo del governo al Congresso dei deputati ha annunciato che il 29 giugno verrà approvato in Consiglio dei ministri “un nuovo decreto legge di protezione del tessuto produttivo e dei cittadini” per far fronte alle conseguenze della guerra in Iran. “Vedremo qual è il percorso di questo cessate il fuoco annunciato da Usa e Iran”, ha detto il leader socialista.
Reporter Senza Frontiere (Rsf) ha condannato l’utilizzo di gas lacrimogeni da parte dell’esercito israeliano contro il giornalista Motassem Saqf Al-Hayt. “Motassem Saqf Al-Hayt. Il corrispondente di Quds News Network, che si trovava a Deir Abu Mashaal, vicino a Ramallah, è rimasto ferito a un piede ed è stato trasportato in ambulanza”, ha scritto l’organizzazione per la libertà di stampa sul proprio account X.
Comando generale delle forze armate iraniane Khatam Al-Anbiya ha affermato che “negli ultimi due giorni successivi all’annuncio della fine della guerra da parte del Presidente degli Stati Uniti” Israele ha “ha violato il cessate il fuoco 84 volte nel Libano meridionale e continua a perpetrare crimini e massacri contro il popolo libanese oppresso”. Pertanto “se l’esercito assassino di bambini del regime sionista non cesserà le sue atrocità nel Libano meridionale, dovrà affrontare una dura risposta da parte delle potenti forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran”. Lo riporta Tasnim.
Durante la notte coloni israeliani avrebbero incendiato l’ingresso di una moschea nel villaggio di Jaljilya, vicino a Ramallah in Cisgiordania. Lo riportano i media palestinesi. Non sono stati segnalati feriti. Sono state pubblicate anche alcuni immagini dove si vede del fumo che fuoriesce dall’ingresso della moschea e. Inoltre i muri sono stati imbrattati con alcune frasi come “Ragazzi, svegliatevi”, “Notte delle moschee” e “Vendetta”.
I media libanesi riferiscono di attacchi israeliani nel Libano meridionale. Secondo l’agenzia di stampa nazionale di Beirut aerei da combattimento israeliani avrebbero colpito Nabatieh al-Fawqa mentre un drone avrebbe effettuato un raid ad Ansariyeh, sulla costa.
Secondo quanto riportato da NBC News , l’Iran ha lanciato diversi droni contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz ogni notte da quando è stato firmato il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. Un funzionario statunitense ha dichiarato alla testata giornalistica che l’esercito americano ha abbattuto i droni lanciati dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane prima che potessero minacciare navi o personale nella regione.
I leader del G7 in una dichiarazione pubblicata nella notte accolgono “con favore” l’annuncio “di un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran, garantito dalla forte leadership del presidente Trump, con il supporto dei Paesi mediatori, che offre un’opportunità storica per impedire all’Iran di acquisire qualsiasi arma nucleare e per affrontare le minacce legate alle sue attività regionali e balistiche. Sosteniamo e siamo pronti a contribuire alla sua attuazione”.
I ‘Sette Grandi’ ribadiscono inoltre che – in riferimento allo Stretto di Hormuz – “il diritto di transito senza restrizioni o pedaggi è il fondamento del commercio internazionale”. Concordiamo che l’iniziativa multinazionale, indipendente e difensiva guidata da Francia e Regno Unito possa svolgere un ruolo importante nel facilitare la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, proteggendo le navi mercantili, rassicurando gli operatori del trasporto commerciale e sostenendo la verifica della rimozione di tutte le mine”.
I Paesi del G7 inoltre sostengono “fermamente” un accordo diplomatico “solido e completo, al Memorandum d’intesa garantito dal presidente Trump, che possa portare pace e sicurezza per tutti nella regione”. “Sottolineiamo la necessità che i negoziati a tal fine affrontino le minacce poste dall’Iran nella regione e oltre e garantiscano che non ottenga mai un’arma nucleare. Concordiamo che tali negoziati beneficerebbero dei contributi di partner regionali e internazionali pertinenti, inclusa l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Ribadiamo che l’Iran non otterrà mai un’arma nucleare”, concludono.
Petroliere iraniane hanno superato per la prima volta negli ultimi due mesi l’area del Golfo oggetto del blocco navale americano. Lo ha reso noto il sito di monitoraggio TankerTrackers su X. Le due imbarcazioni in questione sono la ‘Diona’ e la ‘Hero2’. In totale – si legge – “trasportano 3,8 milioni di barili di petrolio iraniano”. Successivamente anche una terza nave – la ‘Sonia I’ ha superato la linea di blocco. L’imbarcazione trasporta 1 milione di barili di petrolio. L’Iran ha dichiarato che il memorandum d’intesa raggiunto con gli Stati Uniti prevede la fine immediata del blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani, in vigore da due mesi.

