Donald Trump in un post sul social ‘Truth’ ha annunciato di aver sospeso un attacco previsto contro l’Iran.

“L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, mi hanno chiesto di sospendere l’attacco militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran, previsto per domani (oggi, ndr), in quanto sono in corso negoziati seri e, a loro avviso, in quanto grandi leader e alleati, si raggiungerà un accordo che sarà pienamente accettabile per gli Stati Uniti d’America, così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e non solo. Questo accordo includerà, cosa fondamentale, nessuna arma nucleare all’Iran! In virtù del rispetto che nutro per i suddetti leader, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, che non effettueremo l’attacco all’Iran previsto per domani, ma ho inoltre dato loro istruzioni di tenersi pronti a procedere con un attacco su vasta scala contro l’Iran, in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile”, ha aggiunto Trump.
Francia ed Emirati Arabi Uniti hanno siglato “un accordo di cooperazione in materia di difesa”, a testimonianza “della profondità delle relazioni bilaterali e della visione condivisa per lo sviluppo della cooperazione militare e di difesa tra i due Paesi”. Lo scrive in un post su X il ministero della Difesa emiratino. La firma è avvenuta durante la visita in Francia di Mohamed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei, Ministro di Stato per gli Affari della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, che ha incontrato Catherine Vautrin, Ministra delle Forze Armate francese, “per discutere le modalità di rafforzamento delle relazioni strategiche e di difesa tra le due nazioni amiche”.
Sale a 10 vittime il bilancio del raid aereo israeliano nel sud del Libano contro un’abitazione a Deir Qanoun el-Nahr. Lo riporta al-Jazeera citadno l’agenzia stampa nazionale libanese. Tra le vittime figurano tre donne e tre bambini.
Almeno sette persone, tra cui quattro bambini, sono rimaste uccise in un raid aereo israeliano nel sud del Libano contro un’abitazione a Deir Qanoun el-Nahr. Lo riporta il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, a cui il capo del consiglio comunale della località, Ali Qoussair, ha dichiarato che la casa colpita era abitata da una famiglia numerosa. Quossair ha aggiunto che le squadre di soccorso hanno finora recuperato sette corpi dalle macerie, mentre continuano le ricerche di tre persone ancora intrappolate sotto i detriti.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha convocato ieri sera una riunione sull’Iran con il suo team per la sicurezza nazionale. Lo riporta Axios, secondo cui l’incontro ha compreso un briefing sulle opzioni militari, come riportato da due funzionari statunitensi.
L’acquisizione da parte della Russia dell’uranio arricchito iraniano nell’ambito dei negoziati per porre fine alla guerra “non è attualmente” nei piani degli Stati Uniti. Lo ha detto il vicepresidente Usa JD Vance in un briefing con i giornalisti alla Casa Bianca. “Non è attualmente nei nostri piani. Non lo è mai stato. Ho letto alcune notizie in merito, ma non so da dove provengano”, ha dichiarato Vance, suggerendo che un accordo di questo tipo incontrerebbe probabilmente la resistenza sia di Washington che di Teheran. “Quindi, al momento non è nei piani del governo degli Stati Uniti. Gli iraniani non ne hanno parlato. Ho l’impressione che non sia qualcosa che entusiasmerebbe particolarmente gli iraniani, e so che nemmeno il presidente lo è”, ha aggiunto.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto un colloquio telefonico con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Nel colloquio, riferisce una nota del dipartimento di Stato, Rubio ha tra le altre cose discusso “degli sforzi statunitensi per fermare l’estrazione mineraria illegale e l’emissione di pedaggi nello Stretto di Hormuz da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, tra cui una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presentata dagli Stati Uniti e dal Bahrein con il sostegno di altri partner del Golfo”. Rubio ha inoltre sottolineato “l’ampio sostegno di cui godono questi sforzi da parte di una vasta base di membri delle Nazioni Unite”.
Gli Stati Uniti sono “pronti e carichi” per riprendere la guerra contro l’Iran “ma non vogliamo percorrere questa strada”, anche se “il presidente è pronto ad andare lungo questa strada se dovremo farlo”. Lo ha detto il vicepresidente JD Vance, in un briefing con la stampa alla Casa Bianca. “Pensiamo di avere fatto progressi e che gli iraniani vogliano fare un accordo, ma bisogna essere in due per ballare il tango”, ha detto Vance, aggiungendo che “non accetteremo un accordo che che consenta agli iraniani di avere un’arma nucleare”.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che la loro difesa aerea ha intercettato e neutralizzato sei droni nelle ultime 48 ore, accusandoli di aver tentato di colpire aree civili e strategiche in tutto il Paese. Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha precisato che le intercettazioni non hanno causato vittime e non hanno avuto alcun impatto sulla sicurezza delle infrastrutture vitali. Lo riporta Iran International.
“L’Iran, unito e risoluto, è pronto ad affrontare qualsiasi aggressione militare. Per noi la resa non ha alcun significato: o trionfiamo o diventiamo martiri”. È quanto scrive in un post sul social X il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi.
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha ordinato lo sgombero del villaggio palestinese Khan Al-Ahmar nella Cisgiordania occupata da Israele, da tempo nel mirino delle autorità israeliane, affermando che la misura è una risposta alle notizie secondo cui egli potrebbe essere oggetto di indagini da parte dei procuratori della Corte penale internazionale (Cpi) per crimini di guerra. Non è chiaro se la Cpi stia valutando un mandato di arresto per Smotrich. La Corte dell’Aia ha dichiarato di mantenere riservate le richieste e i piani relativi ai mandati. “Da oggi, qualsiasi obiettivo economico o di altro tipo che io abbia il potere di danneggiare nell’ambito delle mie competenze in qualità di ministro delle Finanze e di ministro della Difesa sarà attaccato”, ha detto Smotrich. Ha aggiunto che il suo primo obiettivo sarebbe stato Khan Al-Ahmar, un villaggio di beduini palestinesi da tempo coinvolti in una battaglia legale per rimanere sulla propria terra. Smotrich, che sovrintende alla politica degli insediamenti in Cisgiordania, ha firmato una direttiva che richiede l’evacuazione immediata del villaggio. – Khan Al-Ahmar si trova in un tratto di terra dove il governo israeliano sta creando un nuovo blocco di insediamenti chiamato E1, un progetto particolarmente controverso perché, secondo i palestinesi e le organizzazioni per i diritti umani, la sua posizione strategica renderebbe praticamente impossibile la creazione di uno Stato palestinese vitale e contiguo. Israele sostiene che il villaggio, dove vivono quasi 200 palestinesi e si trova una scuola finanziata dall’Ue, sia stato costruito illegalmente su terreno demaniale. Smotrich è stato sanzionato da Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia nel giugno 2025, insieme al ministro della Sicurezza nazionale israeliano di estrema destra Itamar Ben-Gvir, per “incitamento alla violenza estremista” contro i palestinesi in Cisgiordania.
“Condanniamo gli attacchi ai cristiani a Gerusalemme. Abbiamo gli strumenti per condannarli, non siamo presenti sul campo per difendere in modo diretto, ma questo è quello che si può fare, ma ovviamente anche voi potete far sentire la vostra voce” dal Parlamento. Lo dice l’Alta Rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas in plenaria al Parlamento europeo a Strasburgo. “L’umiliazione di usanze religiose” in diverse parti del mondo è “inaccettabile. Stiamo sollevando queste questioni anche con i nostri omologhi israeliani e con quelli di altri Paesi in cui accadono questi episodi. Inoltre, l’antisemitismo è un problema serio che stiamo riscontrando. Ci opponiamo a qualsiasi provocazione e tentativo unilaterale di cambiare lo status quo a Gerusalemme Est, in particolare della sua Città Vecchia, nonché dei luoghi sacri per tutti”, aggiunge.
L’ammiraglio Brad Cooper, il comandante del Centcom e il più alto comandante militare statunitense in Medio Oriente, è stato ascoltato dalla Commissione per le Forze Armate della Camera dei Rappresentanti riguardo alle notizie sulle capacità missilistiche dell’Iran. Il New York Times e altre testate giornalistiche avevano riportato che, secondo le valutazioni dell’intelligence statunitense, l’Iran avrebbe riacquistato l’accesso a molti dei suoi siti missilistici e alle sue strutture sotterranee in seguito agli attacchi militari statunitensi e israeliani. Cooper ha affermato che tali notizie erano inaccurate, senza fornire ulteriori dettagli. E
Gli Stati Uniti hanno varato una serie di sanzioni contro “diverse società di cambio valuta del regime iraniano, il personale ad esse associato e società di copertura, nonché 19 navi che, nel loro complesso, consentono al regime iraniano di eludere le sanzioni internazionali e finanziare le sue attività destabilizzanti in tutto il Medio Oriente”. Secondo una nota del dipartimento di Stato, “nell’ambito della campagna ‘Economic Fury’, questa azione prende di mira il sistema finanziario ombra e le operazioni di trasporto marittimo illecite che permettono all’Iran di movimentare ogni anno miliardi di dollari provenienti dalla vendita di petrolio e prodotti petrolchimici, finanziando direttamente le operazioni militari del regime e dei suoi alleati in tutta la regione”.
“Per quanto riguarda il Board of Peace” di Donald Trump, “leggendo lo statuto è impossibile aderirvi perché il Board of Peace previsto dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite era concepito per la Palestina. Era considerato temporaneo e prevedeva un chiaro percorso di adesione palestinese. Questo non è presente nell’attuale Board of Peace e non rispetta nemmeno il principio di uguaglianza degli Stati che solitamente viene richiesto quando si aderisce alle organizzazioni internazionali”. Lo dice l’Alta Rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas in plenaria al Parlamento europeo a Strasburgo.
I droni che hanno preso di mira la centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti provenivano tutti dall’Iraq. Lo ha dichiarato il ministero della Difesa emiratino, indicando probabilmente che l’attacco è stato sferrato da milizie sciite sostenute dall’Iran. Non sono stati segnalati feriti né fughe radioattive a Barakah dopo l’attacco, che secondo i funzionari emiratini ha colpito un generatore sul perimetro della struttura. Il portavoce del governo iracheno Bassem al-Awadi, senza commentare il rapporto del ministero della Difesa degli Emirati, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che Baghdad “esprime la sua forte condanna dei recenti attacchi con droni contro gli Emirati Arabi Uniti”. “Sottolineiamo inoltre l’importanza di un’efficace cooperazione regionale e internazionale per prevenire qualsiasi escalation o danno alla stabilità della regione, o qualsiasi attacco alla sicurezza e alla sovranità delle nazioni sorelle e amiche”, ha aggiunto al-Awadi.
S&P Global Ratings si aspetta che “l’interruzione dei flussi di energia, prospettive economiche più deboli e il deterioramento del sentiment di mercato conseguenti alla guerra in Medio Oriente portino il tasso di default degli emittenti europei con rating speculativo al 3,75% entro marzo 2027, dal 3,3% di marzo 2026”. Nel report ‘European Default Rate Likely To Rise On Higher Energy Prices’ l’agenzia di rating spiega che “gli emittenti con limitato potere di determinazione dei prezzi, leva finanziaria elevata ed esposizione al rallentamento della domanda sono i più a rischio”. S&P si aspetta “un rallentamento dell’economia europea e un aumento dell’inflazione, con un impatto negativo sulla domanda dei consumatori”. “Nel nostro scenario pessimistico, il mancato ripristino a pieno regime dell’apertura dello Stretto di Hormuz o una interruzione del cessate il fuoco, con ricadute sulle supply chain globali, potrebbero spingere il tasso di default fino al 5%. Una recessione diventa più probabile quanto più a lungo lo stretto rimane di fatto chiuso”, aggiunge l’agenzia.
Donald Trump intende concedere all’Iran altri “due-tre giorni in più” per giungere a un accordo, “forse (fino) all’inizio della prossima settimana”. Lo ha detto lo stesso presidente Usa, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. “Ero a un’ora dal prendere la decisione” di attaccare, ha detto Trump riguardo all’ultima tregua concessa a Teheran. “Non possono avere un’arma nucleare”, ha ribadito il presidente.
Il Board of Peace, l’organismo che sovrintende al cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti a Gaza, chiederà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di fare pressione su Hamas affinché si disarmi. E’ quanto emerge da un rapporto visionato dall’Associated Press. Il documento dovrebbe essere discusso dal Consiglio di Sicurezza giovedì, durante la riunione sulla situazione in Medio Oriente. “In questa fase, il principale ostacolo alla piena attuazione (del cessate il fuoco) rimane il rifiuto di Hamas di accettare un disarmo verificato, di rinunciare al controllo coercitivo e di consentire un’autentica transizione civile a Gaza”, afferma il rapporto. Hamas, in una dichiarazione, ha respinto il rapporto, definendolo “falso”. Il piano di cessate il fuoco in 20 punti di Trump prevede che Hamas consegni le armi e distrugga la sua vasta rete di tunnel. Prevede inoltre il ritiro delle forze israeliane da Gaza, l’insediamento di un nuovo governo palestinese tecnocratico, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale e la ricostruzione dell’enclave palestinese devastata dopo oltre due anni di guerra. La scorsa settimana, il capo del Board of Peace, l’ex inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente Nickolay Mladenov, ha riconosciuto che la tregua si è bloccata da quando è entrata in vigore a ottobre, affermando che lo stallo sul disarmo di Hamas ha paralizzato i progressi.
I ministri delle Finanze dei paesi del G7 chiedono la riapertura dello Stretto di Hormuz “a titolo gratuito”. In una conferenza stampa al termine del vertice dei ministri delle Finanze del G7, il ministro dell’Economia e delle Finanze francese Roland Lescure lancia un nuovo appello a nome dei partecipanti affinché venga riaperto lo Stretto di Hormuz e si ponga fine al conflitto in Iran e in Medioriente, secondo quanto riporta Bfmtv. “Lo Stretto di Ormuz deve essere riaperto e senza alcun costo”, sottolinea Lescure, “sappiamo che più aspettiamo, più sarà complicato per le nostre economie”.
Secondo quanto riportato dai media palestinesi, alcuni coloni avrebbero vandalizzato delle lapidi in un cimitero palestinese nella zona di Rashayda, a est di Betlemme. Secondo un residente del villaggio che ha parlato con il Times of Israel a condizione di anonimato, i coloni sono arrivati dopo il funerale di una bambina di 4 mesi che era stata sepolta lì, hanno detto ai presenti che non era permesso seppellire persone in quel luogo e hanno distrutto le lapidi. Il cimitero si trova nell’Area B, che in base agli Accordi di Oslo è sotto il controllo civile palestinese, e le sepolture in quel luogo non richiedono il coordinamento con l’Amministrazione civile della Cisgiordania.
Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha dichiarato che la comunicazione tra i leader regionali e le parti coinvolte nella guerra è “in corso”. “Apprezziamo gli sforzi diplomatici del Pakistan, che hanno dimostrato serietà nel riunire le parti e trovare una soluzione, e crediamo che serva più tempo”, ha aggiunto al-Ansari, come riporta Al Jazeera. Interrogato sulle relazioni con Teheran, ha affermato che il Qatar continua a mantenere i contatti e che i due Paesi hanno “relazioni positive”, pur riconoscendo al contempo che “l’Iran ha scelto di attaccare il Qatar, e questo rappresenta una minaccia per le relazioni tra i due Paesi”.
“L’esercito della Repubblica islamica ha trattato il periodo di cessate il fuoco come un periodo di guerra e ha sfruttato l’occasione per rafforzare la propria potenza di fuoco”. Lo ha dichiarato Mohammad Akraminia, portavoce dell’esercito iraniano. Lo riporta Iran International.
Oggi è stato udito il suono di un’esplosione sull’isola di Qeshm, nel sud dell’Iran, secondo quanto riportato dai media statali. Nessun ente ufficiale ha commentato l’incidente, ha riferito l’agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr News, aggiungendo che sono in corso indagini per accertare l’accaduto.
Durante un test di difesa aerea ad Andimeshk, nella provincia sud-occidentale iraniana del Khuzestan, un proiettile è caduto in una zona residenziale, ferendo quattro civili. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza provinciale ai media statali. Lo riporta Iran International.
Il portavoce delle forze armate iraniane Mohammad Akraminia, ha dichiarato durante un comizio pubblico a Teheran che la partecipazione popolare alle manifestazioni rappresenta un elemento chiave per “sconfiggere i piani del nemico” e rafforzare il morale dei soldati. È quanto riporta Al Jazeera. Il generale ha inoltre indicato come obiettivo del “nemico” la “disintegrazione” dell’Iran, sostenendo che anche eventuali tentativi di destabilizzazione attraverso l’eliminazione dei vertici militari non avrebbero avuto successo grazie alla risposta della popolazione. Nel suo intervento, il portavoce ha rivendicato anche la prontezza operativa delle forze armate, affermando che l’esercito iraniano avrebbe utilizzato eventuali fasi di cessate il fuoco per rafforzare le proprie capacità militari. “Se il nemico commette una nuova follia e attacca di nuovo il nostro Paese, apriremo nuovi fronti contro di lui con strumenti e metodi inediti”, ha concluso Akraminia.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno emesso avvisi di evacuazione per 12 villaggi e città nel Libano meridionale in vista di raid aerei contro Hezbollah. I residenti di Toura, Nabatiyeh at-Tahta, Habboush, al-Bazouriyah, Tayr Debba, Kfar Houneh, Ain Qana, Libbaya, Jibshit, ash-Shehabiyah, Burj al-Shamali e Houmine al-Faouqaare hanno ricevuto istruzioni di evacuare ad almeno un chilometro di distanza. “Alla luce delle violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah, le Forze di Difesa Israeliane sono costrette ad agire con la forza e non intendono nuocervi”, ha affermato il portavoce dell’esercito, colonnello Avichay Adraee.
Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha dichiarato di essere stato informato che la Corte penale internazionale avrebbe richiesto un mandato di arresto nei suoi confronti. Lo riportano i media israeliani. “Il rozzo tentativo di imporci una politica di suicidio in termini di sicurezza attraverso sanzioni e mandati d’arresto non avrà successo”, ha detto Smotrich, citato da Ynet. “Come Stato sovrano e indipendente, non accetteremo dettami ipocriti di organi di parte che si schierano ripetutamente contro lo Stato di Israele”.
Israele avrebbe conquistato circa 1.000 chilometri quadrati di territorio dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, nell’ambito di una nuova strategia militare più aggressiva promossa dal premier Benjamin Netanyahu. E’ quanto emerge da un’analisi del Financial Times. Le forze israeliane – viene spiegato – avrebbero consolidato posizioni nella Striscia di Gaza, nel Libano meridionale e in Siria, prendendo il controllo di un’area equivalente a circa il 5% dei confini israeliani del 1949. Oltre metà del territorio conquistato si troverebbe nel sud del Libano, dove l’esercito israeliano si è spinto fino a circa 12 chilometri oltre il confine per creare una ‘zona di sicurezza’ destinata, secondo le autorità israeliane, a respingere Hezbollah e ridurre la minaccia di attacchi missilistici contro le comunità israeliane di confine. “Questa zona cuscinetto elimina completamente la minaccia imminente di invasione”, ha dichiarato Netanyahu il mese scorso. “Volevano circondarci con un anello di fuoco; noi abbiamo creato un anello di sicurezza”.
L’Arabia Saudita ha avviato negli ultimi giorni “intense consultazioni diplomatiche” con diversi Paesi arabi e del Golfo per definire una posizione coordinata sulle modalità di interazione con l’Iran “nella fase imminente e postbellica”. Lo riferisce il quotidiano libanese Al-Akhbar, legato ad Hezbollah. Le iniziative diplomatiche – viene spiegato – “mirerebbero a ridefinire il ruolo regionale di Riad e ad adattare le politiche saudite ai nuovi sviluppi nell’area”. Riad – riporta ancora il quotidiano – “ritiene che le politiche di Washington abbiano finito per coinvolgere indirettamente i Paesi del Golfo Persico in una spirale di tensione e confronto con Teheran”.
Un agente di Hamas che avrebbe preso parte all’attentato terroristico del 7 ottobre è stato ucciso ieri in un raid aereo nella Striscia di Gaza meridionale. Lo ha riferito l’Idf citato dal Times of Israel. Secondo l’Idf l’uomo avrebbe oltrepassato la ‘linea gialla’ e si sarebbe avvicinato alle truppe israeliane ” in un modo che costituiva una minaccia immediata”. L’aviazione israeliana è quindi intervenuta neutralizzandolo.
L’Iran avrebbe sfruttato il mese di cessate il fuoco nella guerra contro Stati Uniti e Israele per prepararsi alla ripresa dei combattimenti, dissotterando e riposizionando i lanciatori di missili balistici. Lo scrive il New York Times che cita un funzionario militare statunitense anonimo. Secondo la fonte Teheran avrebbe sgomberato “decine di siti di lancio di missili balistici bombardati e spostato i lanciatori mobili di missili”. Il funzionario afferma che gli attacchi statunitensi contro le capacità missilistiche iraniane hanno colpito le porte d’accesso ai siti, ma non i lanciatori stessi, poiché questi erano sepolti in profonde grotte sotterranee per proteggerli dagli attacchi.
Secondo l’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, la recente proposta dell’Iran agli Stati Uniti prevede “la revoca delle sanzioni contro Teheran, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la fine del blocco marittimo imposto al Paese”. A spiegarlo il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi. La proposta include anche la fine della guerra su tutti i fronti, “compreso il Libano”, “il ritiro delle forze statunitensi dalle aree vicine all’Iran e il risarcimento dei danni causati dalla guerra”.
La polizia di Teheran ha annunciato l’arresto di due “infiltrati” che si spacciavano per giornalisti. Lo riporta Tasnim. Secondo l’agenzia di stampa i sospetti avrebbero tentato di “raccogliere e inviare informazioni classificate relative a centri militari e di intelligence vitali e sensibili a reti ostili all’Iran”. Le comunicazioni con l’esterno sarebbero avvenute tramite il sistema Starlink.
L’Onu non vuole “nessuna restrizione” all’accesso allo Stretto di Hormuz. “Il nostro obiettivo è garantire che non vi siano limitazioni alla libertà di navigazione in alto mare e nello Stretto di Hormuz”, ha affermato il portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq citato da Al Jazeera.
L’Iran si sta preparando all’eventualità della ripresa degli attacchi americani e ha fatto intendere che non esiterà a imporre un prezzo elevato ai paesi vicini e all’economia mondiale in caso di aggressione. E’ quanto si legge sul New York Times. Fra le opzioni che Teheran starebbe valutando ci sarebbe il controllo sullo Stretto di Bab al-Mandeb, lo stretto braccio di mare che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e attraverso il quale transita un decimo del commercio mondiale. Lo stretto si trova in prossimità di territori controllati dagli Houthi, una milizia yemenita sostenuta dallo stesso Iran. Per ciò che concerne i combattimenti in quanto tali invece – viene spiegato – i leader iraniani li prevedono “brevi ma ad alta intensità”, inclusi pesanti attacchi coordinati contro le infrastrutture energetiche iraniane. La risposta iraniana sarebbe il lancio di decine o centinaia di missili al giorno per “affrontare efficacemente il nemico e anche cambiare le carte in tavola dall’altra parte. Ciò infatti costringerebbe le nazioni arabe del Golfo a prepararsi a un’intensificazione degli attacchi alle proprie infrastrutture energetiche.
Il comandante del quartier generale centrale iraniano Khatam al-Anbia, il generale di divisione Ali Abdollahi, ha avvertito gli Stati Uniti e i loro alleati di non ripetere “un errore strategico”. Lo riporta Tasnim. “Se i nostri nemici commetteranno un altro errore, li affronteremo con una forza e capacità di gran lunga superiori a quelle impiegate” fino a ora, ha affermato. “Difenderemo i diritti della nazione iraniana con tutte le nostre forze e taglieremo la mano a qualsiasi aggressore”, ha concluso.
“Pare ci sia una buona possibilità di riuscire a trovare un accordo. Se possiamo farlo senza bombardare a tappeto, ne sarei molto felice”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump parlando nella serata americana di lunedì alla Casa Bianca dopo aver annunciato con un post su Truth la decisione di sospendere l’attacco all’Iran.
I comportamenti “contraddittori ed eccessivi” degli Stati Uniti sono un “serio ostacolo” alla diplomazia. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Araghchi durante un incontro con il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi. Lo riporta Al Jazeera. Araghchi ha citato le passate violazioni delle promesse come ragioni della profonda diffidenza dell’Iran nei confronti dell’establishment statunitense, aggiungendo che la partecipazione di Teheran nei colloqui diplomatici per porre fine al conflitto deriva esclusivamente da una “prospettiva responsabile”.
I negoziati non “sono a un punto morto, ma a una prova per vedere se la leadership frammentata dell’Iran sia effettivamente in grado di mantenere e onorare l’accordo di cui hanno bisogno gli Stati Uniti, il Medio Oriente e, francamente, l’Europa”. Così in una intervista a Repubblica Jason Greenblatt, inviato speciale per il Medioriente. “La debolezza del regime è reale, ma debolezza e disponibilità a concludere un accordo sono due cose diverse. Anche se alcuni all’interno del regime iraniano – afferma – fossero disposti, hanno bisogno del potere per potersi imporre”. “Sebbene io sia profondamente scettico sul fatto che l’Iran possa offrire l’accordo di cui il mondo ha effettivamente bisogno, Trump ha una storia di successi nel realizzare ciò che l’opinione comune riteneva impossibile. Non scommetterei contro di lui”, aggiunge.
Il portavoce del Ministero della Difesa iraniano ha respinto le recenti affermazioni di Donald Trump sulla distruzione delle capacità di difesa dell’Iran, sottolineando che una parte significativa della potenza militare del Paese non è ancora stata impiegata e che “l’asse della resistenza è ora più unito e forte che mai”. Intervenendo all’emittente yemenita Al Masirah, il generale di brigata Reza Talaei-Nik ha liquidato le dichiarazioni di Trump come “falsità” e “assurdità”, affermando: “Trump continua a diffondere affermazioni infondate e menzogne sulla distruzione delle nostre capacità di difesa”.”L’aura di potere dell’America è crollata per mano delle nostre forze”, sottolineando che “una parte considerevole delle capacità difensive dell’Iran non è ancora stata messa in atto”, ha sottolineato.

