Una telefonata di trenta minuti abbondanti con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e un post minaccioso su Truth. Sulla guerra in Iran, il presidente americano Donald Trump continua a esercitare la massima pressione su Teheran con l’obiettivo di raggiungere un accordo che possa soddisfare i suoi ‘desiderata’ e, nel frattempo, pensa se sferrare un nuovo attacco militare. Proprio questo – secondo fonti israeliane – è stato il tema centrale del colloquio del tycoon con Netanyahu.
“Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità, è probabile che Israele verrebbe coinvolto“, hanno spiegato le stesse fonti ai media di Tel Aviv. Benjamin Netanyahu si è detto preparato “a ogni scenario” con Israele che “tiene gli occhi aperti” riguardo a ciò che può accadere nella guerra con l’Iran. In serata poi Trump si è rivolto direttamente ai governanti iraniani con un posto minaccioso tramite il suo social media Truth. “Per l’Iran, il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla”, ha scritto il presidente americano che, secondo quanto filtra, martedì dovrebbe tenere una riunione nella Situation Room con il suo team di sicurezza nazionale per discutere le opzioni per un’eventuale azione militare.
Nel frattempo la diplomazia continua a tessere la propria tela nella speranza di fermare l’escalation. Il ministro degli Interni pakistano si è recato in Iran dove ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian mentre il primo ministro di Islamabad, Mohammad Sharif, ha avuto un colloqui con l’omologo qatarino Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani. Nelle ultime ore però i droni sono tornati a volare nel Golfo con un attacco che ha provocato un incendio all’esterno della centrale nucleare di Barakah ad Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. Non si registrano feriti o danni ma resta il segnale di una tensione evidente, mentre il Medioriente rischia di precipitare nuovamente in una guerra aperta su larga scala che prolungherebbe la crisi energetica globale innescata dal conflitto.
Teheran infine – oltre al blocco sempre in vigore dello Stretto di Hormuz – avrebbe messo sotto la lente di ingrandimento anche i cavi sottomarini che passano sotto al braccio di mare e che veicolano un enorme traffico internet e finanziario tra Europa, Asia e Golfo Persico.
“L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, mi hanno chiesto di sospendere l’attacco militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran, previsto per domani, in quanto sono in corso negoziati seri e, a loro avviso, in quanto grandi leader e alleati, si raggiungerà un accordo che sarà pienamente accettabile per gli Stati Uniti d’America, così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e non solo”. Così Donald Trump in un post sul social ‘Truth’.
“Questo accordo includerà, cosa fondamentale, nessuna arma nucleare all’Iran! In virtù del rispetto che nutro per i suddetti leader, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, che non effettueremo l’attacco all’Iran previsto per domani, ma ho inoltre dato loro istruzioni di tenersi pronti a procedere con un attacco su vasta scala contro l’Iran, in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile”, ha aggiunto Trump.
“Il dialogo non significa resa”. Lo scrive in un post sul social X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. “La Repubblica Islamica dell’Iran si impegna nel dialogo con dignità, forza e tutela dei diritti del popolo e non rinuncia in alcun modo ai diritti legali del popolo e della nazione”, aggiunge, “con la ragione e con tutte le nostre forze, fino all’ultimo respiro, saremo al servizio del popolo e a difesa degli interessi e dell’orgoglio dell’Iran”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato al New York Post di “non essere disposto” a fare alcuna concessione a Teheran, dopo aver ricevuto la risposta iraniana sui colloqui per un accordo di pace. Trump ha aggiunto che l’Iran sa “cosa accadrà presto”.
Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti “sta rilasciando una licenza generale temporanea di 30 giorni per consentire alle nazioni più vulnerabili di accedere temporaneamente al petrolio russo attualmente bloccato in mare”. Lo ha annunciato in un post su X il segretario al tesoro, Scott Bessent. “Questa proroga offrirà maggiore flessibilità e collaboreremo con queste nazioni per fornire licenze specifiche, se necessario. Questa licenza generale contribuirà a stabilizzare il mercato fisico del greggio e a garantire che il petrolio raggiunga i paesi più vulnerabili dal punto di vista energetico”, afferma Bessent. Inoltre, la deroga “contribuirà a reindirizzare le forniture esistenti verso i paesi che ne hanno più bisogno, riducendo la capacità della Cina di accumulare petrolio a prezzi scontati”.
Il Comando centrale Usa, responsabile delle operazioni militari in Medio oriente, ha riferito di avere “dirottato” 85 navi mercantili nell’ambito del blocco dei porti iraniani. “Centcom continua ad applicare rigorosamente il blocco statunitense contro i porti iraniani. Le forze statunitensi hanno dirottato 85 navi mercantili per garantire il pieno rispetto del blocco”, si legge in un post su X.
Sull’Iran “siamo d’accordo con il ministro degli Esteri spagnolo, che non esiste una soluzione militare a questo conflitto, occorre la de-escalation e il dialogo tra gli Usa e l’Iran”. Lo ha detto il ministro degli Esteri dell’Egitto, Badr Abdelatty, in conferenza stampa congiunta con l’omologo spagnolo José Manuel Albares a Madrid. “Ho informato il ministro Albares sugli sforzi compiuti dall’Egitto insieme ad altri Paesi della regione per la de-escalation e promuovere il dialogo e la mediazione”, ha aggiunto.
“Siamo molto preoccupati per quello che può accadere nella regione, gli ultimi eventi indicano che c’è moltissima tensione”, “dobbiamo tornare alla de-escalation”, altrimenti ciò che accadrà potrebbe essere ancora “più distruttivo” di quello che abbiamo visto in passato, “per questo stiamo lavorando costantemente con tutte le parti per prevenire l’escalation”, “esiste una possibilità per permettere che la diplomazia e il dialogo diano risultati”, “non esiste una soluzione militare a questa crisi” e sappiamo “dalle lezioni del passato che il tentativo di arrivare a una soluzione militare ha portato solo a distruzione e miseria, speriamo prevalga la saggezza e il dialogo”, ha aggiunto Abdelatty.
“Le indiscrezioni su Donald Trump che starebbe valutando nuove opzioni militari contro l’Iran riportano il mondo sull’orlo di una pericolosa escalation. Il rischio di una ripresa della guerra è concreto e avrebbe conseguenze devastanti”. Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. “L’Italia dica con chiarezza no alla guerra di Trump e Netanyahu. Giorgia Meloni smetta le ambiguità: se vuole davvero prendere le distanze lo faccia ora, dicendo no a una nuova offensiva militare che rischia di incendiare il Medio Oriente”, aggiunge. “Abbiamo già visto dove porta la logica della guerra: morte, instabilità e milioni di persone costrette a fuggire. La strada è quella della diplomazia, del cessate il fuoco e di un ruolo centrale delle Nazioni Unite. L’Italia non può essere complice o spettatrice silenziosa: lavori per la de-escalation e per la pace. La guerra di Trump e Netanyahu porteranno stagflazione, povertà e instabilità”, conclude Bonelli.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver colpito gruppi legati agli Stati Uniti e a Israele nella provincia occidentale iraniana del Kurdistan, vicino al confine con l’Iraq. In una nota diffusa dall’agenzia di stampa Isna, i pasdaran hanno aggiunto che gruppi provenienti dal nord dell’Iraq e che agiscono per conto degli Stati Uniti e di Israele stavano tentando di contrabbandare un ingente carico di armi e munizioni americane in Iran. Hanno infine precisato che i gruppi sono stati colpiti nella città iraniana di Baneh, nella regione del Kurdistan.
L’Iran ha smentito le recenti notizie riguardanti la proposta dell’Arabia Saudita di firmare un patto di non aggressione. Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, rispondendo a una domanda in merito, ha dichiarato: “Non posso affermare che sia stato proposto un piano specifico”. Lo riporta Bbc Persian.
La proposta aggiornata presentata dall’Iran per un accordo che ponga fine alla guerra è considerata dalla Casa Bianca insufficiente per raggiungere un’intesa. Lo riferisce Axios, citando un alto funzionario statunitense e una fonte informata sulla questione. Secondo quanto riporta Axios, funzionari statunitensi affermano che il presidente Trump desidera un accordo per porre fine alla guerra, ma sta valutando se riprendere le trattative, a causa del rifiuto da parte dell’Iran di molte delle sue richieste e della riluttanza a fare concessioni significative sul programma nucleare. Si prevede che Trump convocherà domani il suo team di sicurezza nazionale nella Situation Room per discutere le opzioni militari, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi. L’alto funzionario statunitense interpellato da Axios ha affermato che se l’Iran non cambierà posizione, gli Stati Uniti dovranno continuare i negoziati “con le bombe”.
Il ministero della Salute del Libano ha annunciato che il numero di persone uccise negli attacchi israeliani in Libano dall’inizio della guerra, il 2 marzo, ha superato quota 3.000. Secondo il ministero, tra il 2 marzo e oggi si contano 3.020 morti e 9.273 feriti. Rispetto al comunicato di ieri, nelle ultime 24 ore si sono registrati 32 morti in più. Lo riporta L’Orient Le Jour.
Donald Trump torna ad attaccare i principali media statunitensi per quella che considera una copertura non imparziale del conflitto contro l’Iran. “Se l’Iran si arrendesse, ammettesse che la sua Marina è andata perduta e giace sul fondo del mare, e che la sua Aeronautica non è più con noi, e se tutto il suo Esercito uscisse da Teheran, armi a terra e mani alzate, ognuno gridando ‘Mi arrendo, mi arrendo’, mentre sventola selvaggiamente la bandiera bianca, e se tutta la sua restante leadership firmasse tutti i necessari ‘Documenti di Resa’, e ammettesse la propria sconfitta di fronte alla grande potenza e forza dei magnifici Stati Uniti d’America, il fallimentare New York Times, il China Street Journal (WSJ!), la corrotta e ormai irrilevante Cnn, e tutti gli altri membri dei media delle fake news, titolerebbero che l’Iran ha ottenuto una vittoria magistrale e brillante sugli Stati Uniti d’America. I Dumacrat e i media hanno perso completamente la testa. Sono impazziti del tutto!!!”, ha scritto il presidente in un lungo post su Truth.
Secondo indiscrezioni riportate da Al Arabiya, l’Iran nella recente proposta inviata agli Stati Uniti avrebbe richiesto un’apertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz, con un ruolo da garanti per il Pakistan e l’Oman in caso di attriti nella zona.
Secondo indiscrezioni riportate da Al Arabiya, l’Iran nella recente proposta inviata agli Stati Uniti avrebbe accettato un lungo periodo di congelamento del proprio programma nucleare anziché uno smantellamento completo, a condizione che l’uranio altamente arricchito, stimato in 400 kg, venga trasferito alla Russia anziché agli Stati Uniti.
I Guardiani della rivoluzione hanno intercettato un ingente carico di armi Usa nella città di Baneh, situata nella provincia del Kurdistan, nell’ovest dell’Iran. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars, secondo cui il carico era stato spedito dal Kurdistan iracheno. Fars cita la base Hamza Seyyed al-Shohada dei Pasdaran, secondo cui “a seguito di operazioni di intelligence, alcuni gruppi terroristici controrivoluzionari con base nel nord dell’Iraq, che agiscono per conto degli Stati Uniti e del regime sionista” – si legge in riferimento a Israele – “sono stati presi di mira mentre tentavano di trasferire in Iran un ingente carico di armi e munizioni statunitensi nuove”.
“L’aumento delle esecuzioni capitali in Iran, che ha raggiunto livelli senza precedenti con 2159 casi registrati nel 2025, rappresenta una deriva profondamente preoccupante sul piano dei diritti umani e dello Stato di diritto. È un dato che deve suscitare una ferma e unanime condanna da parte della comunità internazionale, senza ambiguità né silenzi né strumentalizzazioni. L’uso crescente della pena di morte come strumento di repressione, anche in relazione a dinamiche politiche interne e a fasi di tensione internazionale, è incompatibile con i principi fondamentali di dignità della persona e di giustizia. La comunità internazionale deve dimostrare una sensibilità concreta e costante su quanto sta accadendo, rafforzando il proprio impegno diplomatico e multilaterale per fermare questa spirale. Al di là della doverosa centralità delle preoccupazioni legate alla sicurezza e alla stabilità dello Stretto di Hormuz e degli equilibri energetici globali, non possiamo mai permetterci di perdere lo sguardo sulla drammatica condizione dei diritti umani in Iran”. Lo dichiara in una nota Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale di Forza Italia e responsabile Esteri del partito.
“Gli sforzi di mediazione per raggiungere un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran stanno continuando” e “siamo ottimisti riguardo allo svolgimento di un nuovo ciclo di negoziati tra gli Stati Uniti e l’Iran a Islamabad”. Lo ha dichiarato il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Isna. “Stiamo facendo ogni sforzo per garantire una pace sostenibile”, ha aggiunto Sharif.
Nel nuovo testo fatto pervenire all’Iran gli Stati Uniti hanno accettato di sospendere le sanzioni sul petrolio contro Teheran per tutta la durata dei negoziati. È quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della rivoluzione, citando una fonte vicina alla delegazione negoziale. “L’Iran sottolinea che la revoca di tutte le sanzioni contro l’Iran deve far parte degli impegni degli Stati Uniti”, scrive Tasnim.
La Russia sostiene qualsiasi accordo tra Stati Uniti e Iran ma non intende interferire nel processo negoziale tra Washington e Teheran. È quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Interfax. “Sosterremo qualsiasi risoluzione concordata e accettata dalle parti negoziali stesse, in questo caso gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell’Iran”, ha affermato Lavrov nel corso di una conferenza stampa. Il ministro ha aggiunto che Mosca “non sta cercando di interferire in questo processo negoziale”. Lavrov ha sottolineato che la Russia potrebbe svolgere un ruolo di supporto, ricordando il contributo di Mosca all’accordo sul nucleare iraniano del 2015. “Il presidente Putin, nei suoi contatti con i rappresentanti americani e israeliani, e quando ha recentemente ospitato il ministro degli Esteri della Repubblica islamica dell’Iran a San Pietroburgo, ha sottolineato che possiamo svolgere un ruolo costruttivo se entrambe le parti sono interessate”, ha dichiarato. “Abbiamo svolto, ripeto, un ruolo molto importante e decisivo nel determinare le azioni che avrebbero risolto la questione dell’uranio arricchito sul territorio iraniano. Siamo pronti a farlo ora”, ha detto ancora.
L’ultimo testo presentato dall’Iran al mediatore pakistano per recapitarlo agli Usa è in 14 punti e si concentra sulla fine della guerra e misure di rafforzamento della fiducia. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della rivoluzione, citando una fonte vicina alla delegazione negoziale.
L’Iran ha dichiarato che, in caso di ripresa della guerra da parte di Stati Uniti e Israele, le sue forze armate hanno “nuove sorprese per il nemico”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, affermando che l’Iran sa bene come rispondere ai suoi avversari e aggiungendo che gli Stati Uniti hanno imparato che le minacce e le pressioni economiche non possono “dissuadere l’Iran dal perseguire i propri diritti”. Lo riporta Iran International.
“L’Iran deve avviare seri negoziati con gli Stati Uniti, smettere di minacciare i paesi vicini e riaprire lo Stretto di Hormuz senza restrizioni”. Lo scrive su X il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Condanniamo con forza i nuovi attacchi aerei iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti e altri partner”, ha aggiunto in un altro post, “gli attacchi agli impianti nucleari rappresentano una minaccia per la sicurezza delle popolazioni di tutta la regione. Non deve verificarsi un’ulteriore escalation di violenza”.
L’Iran annuncia la creazione di un nuovo organismo per la gestione dello Stretto di Hormuz. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale ha condiviso un post sui social dell’Autorità dello Stretto del Golfo Persico (Pgsa), affermando che avrebbe fornito “aggiornamenti in tempo reale sulle operazioni e sugli ultimi sviluppi nello Stretto di Hormuz”. Lo riporta Al Jazeera.
L’avvocata iraniana Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace, è stata dimessa dall’ospedale di Teheran in cui era ricoverata. Lo riferisce la sua fondazione. Mohammadi è stata dimessa dal reparto di terapia intensiva cardiaca dell’ospedale Pars di Teheran il 17 maggio 2026 ed è stata rimandata a casa. “Nelle prossime settimane è previsto un follow-up delle sue complicazioni mediche con il suo team medico attraverso visite ospedaliere e fisioterapia ambulatoriale quotidiana”, comunica la fondazione, aggiungendo che “secondo medici specialisti, tra cui cardiologi e neurologi, è assolutamente vitale che rimanga sotto stretta osservazione medica e cure terapeutiche specializzate” e “ha bisogno di riposo e di cure dedicate in un ambiente tranquillo, completamente privo di fattori di stress esterni, per un minimo di otto mesi prima che si possa osservare un potenziale miglioramento dei suoi sintomi”. Mohammadi, 54 anni, era stata trasferita d’urgenza dal carcere a un ospedale nel nord-ovest dell’Iran il 1° maggio dopo aver perso conoscenza. È stata rilasciata su cauzione quasi 10 giorni dopo e trasferita all’ospedale di Teheran, dove è stata visitata da specialisti. Il Nobel per la Pace le è stato assegnato nel 2023 mentre era in carcere ed è stata incarcerata ripetutamente nel corso della sua carriera. La sua ultima detenzione è iniziata a dicembre, quando è stata arrestata nella città di Mashhad, nel nord-est dell’Iran. La sua famiglia ha dichiarato che la sua salute si era deteriorata in carcere, in parte perché era stata pesantemente picchiata durante l’arresto. A marzo ha avuto un infarto e, già prima della detenzione, presentava un coagulo di sangue nei polmoni che richiede anticoagulanti e monitoraggio per essere gestito.
“Sebbene mia madre sia stata dimessa dall’unità di terapia intensiva cardiaca dell’ospedale Pars di Teheran, la sua guarigione richiede una stretta supervisione medica al di fuori delle mura del carcere. Rimandarla in detenzione equivale a una condanna a morte. Dobbiamo garantire che rimanga libera, che tutte le accuse infondate contro di lei siano definitivamente ritirate e che la persecuzione abbia fine. L’attivismo per i diritti umani non è un crimine e nessun attivista dovrebbe mai essere incarcerato per questo”, ha dichiarato Kiana Rahmani, copresidente della Fondazione Narges e figlia di Narges Mohammadi.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha affermato che le minacce più pericolose per l’Iran derivano dai tentativi di dividere la società dall’interno, ribadendo al tempo stesso la volontà di Teheran di proseguire i negoziati internazionali “con dignità”. Lo riporta l’agenzia di stampa di Stato iraniana Irna. “Il nemico non può conquistare il nostro Paese con missili, bombe e aerei, ma dividendo, minando la coesione e fomentando conflitti. In quel caso non avrà nemmeno bisogno di missili e aerei e potrà disgregare una società dall’interno”, ha dichiarato Pezeshkian, sottolineando la necessità di mantenere “unità, coesione ed empatia” per contrastare “l’avidità dei nemici”. Pezeshkian ha inoltre respinto le posizioni contrarie al dialogo internazionale. “Lo slogan che ripetono, ‘Non negozieremo’, non ha alcun significato. Se non negoziamo, allora cosa dovremmo fare?”, ha dichiarato. “Noi negoziamo con dignità. Abbiamo il diritto, abbiamo la logica, abbiamo la ragione e siamo in grado di difendere con forza i diritti del nostro Paese”.
Gli americani hanno speso più di 40 miliardi di dollari in più per il carburante dall’inizio della guerra di Donald Trump in Iran: una cifra sufficiente a riparare la rete di ponti del Paese o a rinnovare il suo sistema di controllo del traffico aereo o al finanziamento integrale dei programmi federali di ricarica ed elettrificazione dei veicoli elettrici da 18,9 miliardi di dollari, ora abbandonati, proposti da Joe Biden. È quanto riporta il Financial Times in base a una stima della Brown University. In particolare, secondo lo studio l’impatto del conflitto sui consumatori, dovuto all’aumento dei prezzi di benzina e diesel, ammonta a 41,5 miliardi di dollari, ovvero 316 dollari per famiglia statunitense. Il quotidiano economico finanziario sottolinea che l’inflazione negli Usa ha raggiunto il livello più alto dall’invasione russa dell’Ucraina, creando un problema politico sempre più pressante per Trump.
La nazionale di calcio iraniana, composta da 22 giocatori più lo staff tecnico, è partita per la Turchia per disputare un’amichevole di preparazione in vista dei Mondiali di quest’estate prima di volare negli Stati Uniti, uno dei tre paesi insieme a Canada e Messico in cui si giocherà il torneo. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim. Il gruppo è partito questa mattina con un volo diretto ad Antalya.
L’Iran riferisce di avere ricevuto dagli Stati Uniti una serie di osservazioni e richieste di modifica sulla sua proposta in 14 punti e di avere a sua volta risposto. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa di Stato iraniana Irna. “Dopo aver presentato il piano in 14 punti, la parte americana ha espresso le proprie considerazioni. A nostra volta, abbiamo espresso le nostre”, ha affermato il portavoce. “La scorsa settimana, nonostante gli Stati Uniti avessero annunciato pubblicamente il rifiuto del piano, abbiamo ricevuto una serie di punti correttivi e considerazioni dal mediatore pakistano”, ha proseguito, aggiungendo che l’Iran ha esaminato le ultime proposte nei giorni scorsi e ha già inviato la sua risposta a Washington attraverso lo stesso canale. “Dal giorno successivo all’invio delle posizioni americane tramite il Pakistan, ci siamo trovati di fronte a una serie di proposte da parte dell’altra parte, che sono state esaminate negli ultimi giorni, e come annunciato ieri, le nostre posizioni sono state a loro volta presentate alla controparte americana”, ha affermato. “Pertanto, il processo prosegue attraverso il Pakistan”, ha concluso.
“La Cina ha influenza sull’Iran, quindi si spera che si adoperi per convincere l’Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz”. Lo dice l’Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al Consiglio sviluppo Ue precisando che la riapertura dello Stretto ha “un impatto enorme sulle persone più vulnerabili al mondo”. L’Alta Rappresentante poi considera “positivo” che Stati Uniti e Cina abbiano “concordato sulla necessità di aprire lo Stretto di Hormuz”.
“L’Europa dovrebbe avere un ruolo forte in Medioriente, un’area a cui siamo molto legati. Ciò che accade là è anche di nostro interesse. Pensi solo all’Italia, a come siete vicini all’Africa e allo stesso Medioriente”. Così l’ex premier britannico Tony Blair nel corso di un’intervista a Repubblica. “Oggi, se vuoi sederti al tavolo con gli altri, devi avere qualcosa da portare. E l’Europa deve riconoscere che alla fine l’unica cosa che tutti rispettano davvero è la potenza – spiega Blair – Se vuoi essere potente devi avere forza economica e militare, che nel caso dell’Europa significa affrontare due sfide: la prima è quella della competitività, che in sostanza significa applicare il Rapporto Draghi; la seconda è quella della difesa. I Paesi europei hanno già dimostrato in passato che sono in grado di risolvere grandi problemi: basti pensare alla soluzione che è stata proprio l’Ue. E anche adesso hanno bisogno di riforme e cambiamento”. Per Gaza, sostiene, “esiste un buon piano: Hamas lascia il potere, c’è un nuovo governo palestinese, sostenuto dalla comunità internazionale in base alla risoluzione Onu. Tutto è pronto, ma abbiamo bisogno che Hamas accetti di sostenere il nuovo governo e di non indebolirlo, sia sul piano amministrativo sia su quello della sicurezza. Finché non avremo un accordo, Israele considererà la situazione aperta. Hamas vuole ancora restare lì al potere con le sue armi. Ma dopo il 7 ottobre non c’è modo che qualsiasi governo israeliano ù non importa chi lo guidi ù permetta a chi ha compiuto quegli atti di restare al potere. Allo stesso tempo è importante far uscire l’esercito israeliano da Gaza e fermare la devastazione. E l’unico modo per farlo – ed è ciò che il piano prevede – è avere un governo diverso, e quindi non dare più agli israeliani alcuna ragione di continuare l’azione militare, perché a quel punto Hamas non ha più potere”. Per Blair “bisogna lavorare sul piano politico e finanziario, ma soprattutto su quello politico. Abbiamo raccolto molto denaro, molti impegni a contribuire, che ritengo verranno onorati perché tutti sono colpiti dalle condizioni in cui vive oggi la popolazione di Gaza. Prima partiamo, meglio è. Se la guerra in Iran aggrava il quadro generale del Medioriente? Dobbiamo vedere come andrà a finire. Possono esserci opinioni diverse su ciò che hanno fatto gli Stati Uniti, ma alla fine, il punto centrale, ossia che l’Iran non debba avere un’arma nucleare, è corretto. Poi si può discutere di come arrivare al risultato. E perché questa guerra finisca deve essere chiaro che il tema del nucleare va affrontato e che lo Stretto di Hormuz deve essere aperto e non soggetto a restrizioni”.
Apertura di seduta in calo per le Borse europee con le tensioni tra Stati Uniti e Iran. i prezzi del petrolio hanno fatto un balzo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito Teheran che “il tempo stringe”, mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine definitivamente al conflitto sono in fase di stallo. Il Dax di Francoforte cede lo 0,52%, il Cac 40 di Parigi lo 0,97%, il Ftse 100 di Londra il 0,19% e l’Ibex 35 di Madrid lo 0,52%. Negativo anche l’Aex di Amsterdam che arretra dello 0,42%.
Il comandante della Jihad islamica Wael Abdel Halim e la sua figlia 17enne Rama sono rimasti uccisi in un attacco missilistico israeliano che ha preso di mira la periferia di Baalbek, nel sud del Libano. Lo riporta l’agenzia libanese Nna.
Squadre di soccorso e ambulanze sono ancora al lavoro sul posto per rimuovere le macerie e cercare eventuali sopravvissuti.
Sabato il presidente americano, Donald Trump, ha incontrato i membri di spicco del suo team per la sicurezza nazionale per discutere le prossime mosse nella guerra contro l’Iran.
Lo riporta la Cnn, citando una fonte a conoscenza dell’incontro, avvenuto nel golf club di Trump in Virginia. Al meeting hanno partecipato il vicepresidente, JD Vance, il segretario di Stato, Marco Rubio, il direttore della Cia, John Ratcliff, e l’inviato speciale Steve Witkoff.
In una serie di post pubblicati sul suo profilo Truth nelle ultime ore, il presidente americano, Donald Trump, ha anche condiviso una mappa del Medioriente, cui è sovrapposta una bandiera americana, con una serie di frecce che indicano l’Iran. In un’altra immagine, intitolata ‘Forza spaziale’, si vede Trump spingere un pulsante rosso per dare il via a una serie di attacchi da parte della forza spaziale degli Stati Uniti.

