Si rinnova la tensione in Medio Oriente. Nella tarda mattinata di oggi un attacco con droni ha provocato un incendio all’esterno di una centrale nucleare ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Le fiamme sono divampate in un generatore elettrico esterno al perimetro della centrale di Barakah, ad Al Dhafra; per quanto non siano stati segnalati né vittime né feriti, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha espresso forte preoccupazione.
A livello politico, fonti anonime fanno sapere che Israele si starebbe coordinando con gli Stati Uniti per la possibile riresa degli attacchi contro Teheran. “Oggi parlerò con Donald Trump”, ha fatto sapere il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. “Siamo pronti a qualsiasi scenario”.
Punti chiave
- Riad: "Intercettati tre droni provenienti da Iraq"
- Polizia di Teheran: "Arrestate 6.500 persone dall'inizio della guerra"
- Cnn: "Teheran dopo Hormuz punta ai cavi sottomarini"
- American Arlines estende sospensione voli per Israele fino a gennaio
- Telefonata fra i premier del Qatar e del Pakistan: "Sostegno a sforzi mediazione"
- Trump: "Teheran si dia una mossa o non rimarrà più nulla"
- Idf denuncia carenza di 12mila soldati di leva
- Media israeliani, Trump deve prendere una decisione
- Media, telefonata di 30 minuti fra Netanyahu e Trump
- Pezeshkian: "Obiettivo raid Usa-Israele era diffondere insicurezza"
Il portavoce ufficiale del ministero della Difesa saudita, il generale di divisione Turki Al-Maliki, ha dichiarato che nella mattinata di domenica 17 maggio 2026, tre droni sono stati intercettati e distrutti dopo essere entrati nello spazio aereo del Regno provenendo dallo spazio aereo iracheno. Il generale di divisione Al-Maliki ha affermato che il ministero della Difesa “si riserva il diritto di rispondere al momento e nel luogo opportuni e adotterà e metterà in atto tutte le misure operative necessarie per contrastare qualsiasi tentativo di violare la sovranità, la sicurezza del Regno e l’incolumità dei suoi cittadini e residenti sul suo territorio”.
Il capo della polizia iraniana, Ahmadreza Radan, ha dichiarato che le forze di sicurezza hanno arrestato 6.500 persone dall’inizio della guerra con gli Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio scorso. Lo scrive Iran International. Radan ha definito gli arrestati “traditori” e “spie”, aggiungendo che gli arresti legati alle proteste nazionali di gennaio sono “tuttora in corso”.
Incoraggiato dal successo del blocco navale dello Stretto di Hormuz durante la guerra l’Iran starebbe rivolgendo le sue attenzioni a un’altra delle arterie nascoste dell’economia globale ovvero i cavi sottomarini che veicolano un enorme traffico internet e finanziario tra Europa, Asia e Golfo Persico. Lo scrive la Cnn. La Repubblica islamica vorrebbe imporre un costo alle più grandi aziende tecnologiche del mondo per l’utilizzo dei cavi sottomarini che passano lo Stretto di Hormuz, e i media statali hanno vagamente minacciato interruzioni del traffico dati qualora le aziende non pagassero. La scorsa settimana, i parlamentari di Teheran hanno discusso un piano che potrebbe colpire i cavi sottomarini che collegano i paesi arabi all’Europa e all’Asia.
“Imporremo delle tariffe sui cavi internet”, ha dichiarato la scorsa settimana su X il portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari . I media iraniani legati alle Guardie Rivoluzionarie hanno affermato che il piano di Teheran per ricavare entrate dallo stretto richiederebbe a società come Google, Microsoft, Meta e Amazon di conformarsi alla legge iraniana, mentre le società che gestiscono i cavi sottomarini sarebbero tenute a pagare delle licenze per il passaggio dei cavi, con i diritti di riparazione e manutenzione concessi in esclusiva alle aziende iraniane.
American Airlines estende la sospensione dei voli diretti da New York all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv fino al 6 gennaio 2027. “Contatteremo proattivamente i clienti interessati da questa modifica di orario, offrendo opzioni in linea con la nostra politica di modifica degli orari orientata al cliente”, afferma American Airlines in una dichiarazione inviata via e-mail. La compagnia aerea statunitense aveva precedentemente sospeso i voli per Tel Aviv fino al 7 settembre, a causa della guerra con l’Iran. La rivale United Airlines ha esteso la sospensione dei voli da New York all’aeroporto Ben Gurion almeno fino al 7 settembre, mentre la compagnia statunitense Delta ha cancellato i voli per Tel Aviv fino al 5 settembre.
Il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro pakistano, Mohammad Shahbaz Sharif, riguardo agli sforzi di mediazione nella guerra con l’Iran. Lo riporta un comunicato del ministero degli Esteri del Qatar.
“Per l’Iran, il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. Il tempo è essenziale!”. Lo ha scritto su Truth il presidente americano, Donald Trump.
L’esercito israeliano ha avvertito di avere una carenza di circa 12mila soldati di leva, una lacuna che, a suo dire, non potrà che aumentare a causa della riduzione del servizio militare obbligatorio a partire dal 2027, a meno che il governo non approvi una legge per affrontare la carenza di personale nell’esercito. Lo riporta il Times of Israel. Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, ha più volte sollecitato il governo a estendere nuovamente il servizio militare obbligatorio per gli uomini a 36 mesi, dopo che era stato ridotto a 30 mesi nell’agosto del 2024. La prima coorte arruolata con questo periodo di servizio ridotto verrà congedata nel gennaio 2027, aggravando ulteriormente i problemi di personale a meno che la legge vigente non venga modificata.
In merito a un’eventuale ripresa degli attacchi all’Iran “Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità, è probabile che Israele verrebbe coinvolto”. E’ quanto scrive Ynet citando una fonte informata dopo la telefonata fra il presidente americano e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo riporta Ynet spiegando che la conversazione è durata più di mezz’ora e si è conclusa prima dell’inizio della riunione del Gabinetto di sicurezza. Trump – viene spiegato – ha aggiornato Netanyahu sui risultati della sua visita in Cina e i due hanno discusso dell’Iran. Una fonte israeliana ha affermato che la questione di un attacco all’Iran è ancora in discussione. Secondo la fonte, “Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità, è probabile che Israele verrebbe coinvolto”.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che l’obiettivo dell’attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele era quello di “diffondere l’insicurezza all’interno del Paese sostenendo gruppi terroristici”. Lo riporta Al Jazeera. In un incontro con il ministro degli interni pakistano, Mohsin Naqvi, il presidente iraniano ha affermato che i piani sono falliti grazie alla “cooperazione e alla responsabilità dei paesi confinanti con l’Iran nel prevenire qualsiasi uso improprio del loro territorio contro il nostro paese, un atto prezioso e lodevole”. Pezeshkian ha ringraziato Pakistan, Iraq e Afghanistan “per non aver permesso alcuna azione contro l’Iran dal loro territorio”, ha riferito l’agenzia di stampa Fars.
Sono 81 – a oggi – le navi mercantili che il Centcom ha “dirottato” nell’ambito del blocco dello stretto di Hormuz. Altre 4 invece sono state rese “inutilizzabili”. Lo ha reso noto il Comando generale Usa su X.
Il ministero della Salute libanese ha affermato che almeno 2.988 persone sono state uccise e 9.210 ferite dagli attacchi israeliani dall’inizio della guerra, il 2 marzo.
Gli Emirati Arabi Uniti ha affermato che il drone che ha colpito un generatore all’esterno del perimetro interno della centrale nucleare di Barakah, nella regione di al-Dhafra, provocando un incendio, è entrato nel paese dal confine occidentale. Altri due droni sono stati intercettati. “Sono in corso indagini per determinare la fonte degli attacchi e gli aggiornamenti saranno annunciati al termine delle stesse”, ha dichiarato il ministero in un post su X.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ammesso che Israele sta espandendo il territorio sotto il suo controllo nella Striscia di Gaza dopo il cessate il fuoco. “A Gaza ora controlliamo non il 50%, ma il 60%”, ha detto, secondo quanto riporta Times of Israel. “Stiamo rafforzando la nostra presa su Hamas”, “sappiamo esattamente qual è la nostra missione, ed è una sola: garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele”, ha aggiunto.
L’Idf ha riferito che quattro soldati israeliani sono rimasti feriti, uno dei quali gravemente, nell’esplosione di un ordigno nel sud del Libano. I soldati sono stati trasportati in ospedale e le loro famiglie sono state informate, ha aggiunto l’Idf, secondo quanto riporta il Times of Israel. Non è chiaro se l’ordigno sia stato piazzato da Hezbollah prima o durante il cessate il fuoco.
Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Mariano Grossi, ha espresso “grave preoccupazione” per l’incidente avvenuto negli Emirati Arabi Uniti dove un attacco con drone ha provocato un incendio all’esterno di una centrale nucleare. Grossi ha affermato che le attività militari che minacciano la sicurezza nucleare sono inaccettabili, secondo quanto riporta l’Aiea in un comunicato.
Israele sta coordinando con gli Stati Uniti un’eventuale ripresa degli attacchi in Iran. E’ quanto hanno riferito due fonti informate, tra cui un ufficiale dell’esercito israeliano, ad Associated Press. Le fonti hanno parlato a condizione di rimanere anonime, poiché stavano discutendo di preparativi militari riservati.
Siamo preparati a qualsiasi scenario”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu, rivolgendosi al suo Gabinetto, dopo aver dichiarato che Israele tiene “gli occhi aperti” riguardo all’Iran. Netanyahu ha riferito anche di aver in programma un colloquio con il presidente Usa Donald Trump nel corso della giornata per discutere del viaggio del presidente in Cina e “forse” di altre questioni.
La televisione di Stato iraniana ha mandato in onda più volte servizi in cui i conduttori compaiono con in mano fucili di tipo Kalashnikov, nel tentativo di preparare l’opinione pubblica a una nuova recrudescenza della guerra. In una trasmissione, Hossein Hosseini ha ricevuto un addestramento di base sulle armi da fuoco da un membro della Guardia Rivoluzionaria paramilitare, il cui volto era coperto da una maschera. Dopo aver visto come preparare l’arma, Hosseini ha mimato lo sparo contro la bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Su un altro canale, la conduttrice Mobina Nasiri ha raccontato che le era stata inviata un’arma da un raduno in piazza Vanak a Teheran, affinché potesse apparire armata davanti alle telecamere. “Da questa tribuna, dichiaro di essere pronta a sacrificare la mia vita per questo Paese”, ha affermato.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto riferimento alla fragile tregua con l’Iran durante una riunione di governo in occasione della Giornata di Gerusalemme e ha anticipato che oggi avrà un colloquio con il presidente Usa. “Teniamo gli occhi ben aperti anche sull’Iran. Oggi parlerò, come faccio ogni pochi giorni, con il nostro amico, il presidente Trump”, ha detto Netanyahu secondo quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
Il Times of Israel, che cita fonti informate, ha riferito che Netanyahu ha convocato questa sera i suoi principali collaboratori e ministri per una discussione sulla sicurezza nel suo ufficio a Gerusalemme. A queste riunioni, spesso definite ‘piccolo gabinetto di sicurezza’, partecipano solitamente il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, il ministro della Difesa Israel Katz, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir e il leader di Shas, Aryeh Deri.
Un attacco con droni ha provocato un incendio all’esterno di una centrale nucleare ad Abu Dhabi, secondo quanto riferito dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti. L’ufficio stampa di Abu Dhabi ha dichiarato in un comunicato che l’incendio è divampato in un generatore elettrico esterno al perimetro della centrale nucleare di Barakah ad Al Dhafra. Non si segnalano feriti e non vi sono ripercussioni sui livelli di sicurezza radiologica. L’attacco è avvenuto mentre il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran regge, ma le tensioni rimangono elevate e minacciano di far precipitare nuovamente il Medio Oriente in una guerra aperta e di prolungare la crisi energetica globale innescata dal conflitto. L’autorità nucleare degli Emirati Arabi Uniti ha affermato che l’incendio non ha compromesso la sicurezza dell’impianto. “Tutte le unità sono operative normalmente”, ha scritto l’organizzazione su X. Al momento non c’è stata alcuna rivendicazione dell’attacco e gli Emirati Arabi Uniti non hanno attribuito responsabilità a nessuna parte. Questo è stato il primo caso in cui la centrale nucleare di Barakah, con i suoi quattro reattori, è stata presa di mira nell’ambito della guerra con l’Iran. Il reattore si trova nel deserto occidentale di Abu Dhabi, vicino al confine con l’Arabia Saudita. La centrale nucleare di Barakah, costata 20 miliardi di dollari, è stata costruita dagli Emirati Arabi Uniti con l’aiuto della Corea del Sud ed è entrata in funzione nel 2020. È la prima e unica centrale nucleare nella penisola arabica.
Negli ultimi anni le centrali nucleari sono diventate sempre più spesso bersaglio di conflitti, a partire dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Durante la guerra con l’Iran, Teheran ha ripetutamente affermato che la sua centrale nucleare di Bushehr era stata attaccata, sebbene non vi fossero danni diretti al reattore gestito dalla Russia né alcuna fuoriuscita di materiale radioattivo.Nelle ultime settimane si sono verificati diversi attacchi nello Stretto di Hormuz e nei Paesi del Golfo Persico. I colloqui tra Iran e Stati Uniti sono in una fase di stallo. L’Iran continua a esercitare un controllo ferreo sullo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti stanno bloccando i porti iraniani.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è stato nominato inviato speciale per la Cina. Ne ha dato notizia l’agenzia iraniana Tasnim che cita fonti informate. L’incarico è stato assunto da Ghalibaf su suggerimento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian e con l’approvazione della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, ha aggiunto Tasnim, mettendo in evidenza il diverso livello di autorità tra Ghalibaf e chi lo ha preceduto nell’incarico di rappresentante dell’Iran per gli affari in Cina.

