Un portavoce del quartier generale centrale dell’Iran ha annunciato che l’esercito americano “ha violato il cessate il fuoco, ha preso di mira una petroliera iraniana e un’altra nave che entravano nello Stretto di Hormuz, e contemporaneamente ha effettuato attacchi aerei su aree civili sulle coste di Bandar Khamir, Sirik e dell’isola di Qeshm“. Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di avere condotto “attacchi difensivi” contro “attacchi iraniani non provocati” nello Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi hanno intercettato “attacchi iraniani non provocati” e hanno risposto con “attacchi di autodifesa” mentre cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti transitavano nello Stretto di Hormuz, ha dichiarato il Centcom.
Donald Trump “desidera ardentemente” la fine della guerra con l’Iran. Lo scrive The Atlantic spiegando che il presidente americano sarebbe “stanco” di un conflitto che “si è rivelato molto più difficile e prolungata di quanto avesse previsto”. Trump – si legge ancora – “non vuole rimanere impantanato in un conflitto in Medioriente come è successo ad alcuni dei suoi predecessori e non vuole che questo comprometta l’importantissimo vertice della prossima settimana in Cina. È pronto a voltare pagina”.
Allo stesso tempo – scrive The Atlantic – l’Iran non vuole che la guerra finisca. O almeno “non con un esito che possa essere accettabile per i negoziatori americani”. Trump si trova ora in una situazione difficile. Il presidente – dice la testa citando in maniera anonima alcuni collaboratori del tycoon – “è convinto di poter presentare qualsiasi tipo di accordo come una vittoria” ma al momento Washington è ancora in attesa di una risposta da parte dell’Iran all’ultima proposta, “un memorandum d’intesa di una pagina che assomiglia più a un’estensione del cessate il fuoco che a un trattato per porre fine al conflitto”.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto un colloquio telefonico con la sua omologa britannica, Yvette Cooper, in merito agli “ultimi sviluppi regionali”. Lo ha reso noto lo stesso Araghchi tramite il suo profilo Telegram.
Mohammad Mokhber consigliere della Guida suprema iraniana iraniana, Mojtaba Khamenei, ha paragonato il controllo dello Stretto di Hormuz al possesso di una “bomba atomica”. “Lo Stretto di Hormuz rappresenta un’opportunità preziosa quanto una bomba atomica”, ha affermato in un video pubblicato dall’agenzia di stampa Mehr.
Una fonte militare iraniana anonima ha dichiarato all’agenzia di stampa iraniana Tasnim che, sebbene la situazione sia attualmente “calma”, qualora gli Stati Uniti tentassero di rientrare nello Stretto di Hormuz e “disturbassero” le navi iraniane, “esiste ancora la possibilità di una ripresa di tali conflitti nella regione”. In precedenza, l’agenzia di stampa iraniana Fars aveva segnalato “scontri sporadici” tra le forze iraniane e navi della marina statunitense nello stretto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato telefonicamente con il suo omologo turco Hakan Fidan per discutere degli ultimi sviluppi regionali. L’emittente iraniana Irib, riportando la telefonata, ha affermato che Araghchi ha fornito aggiornamenti su quelle che ha descritto come “violazioni del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti” e ha attribuito i disordini nello Stretto di Hormuz all’ “illegalità e all’avventurismo militare” degli Stati Uniti.
“Gli eufemismi ingenui come ‘un leggero schiaffo’ non possono cancellare la profonda vergogna nata dal narcisismo, dall’avidità, da un’avventata valutazione errata e da un’irresponsabilità senza scrupoli. Le conseguenze di questo avventurismo capriccioso e di questo comportamento sconsiderato sono ormai evidenti al mondo intero”. Lo ha scritto su X Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran facendo riferimento al comportamento degli Stati Uniti. “I tweet sconclusionati e deliranti non hanno più alcun peso sulla realtà, anche se, come sempre, più sprofondano nella follia, più si ingegnano per giustificarla”, ha aggiunto.
In Libano “noi potremo essere protagonisti in una fase successiva all’accordo” tra Israele e Beirut “per la formazione delle forze armate libanesi. Già partecipiamo alla formazione, però potremmo fare di più perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di disarmare Hezbollah”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Cinque Minuti in onda questa sera su Rai 1.
In merito all’Iran “Rubio sulla necessità di arrivare a un accordo forte che garantisca pace e stabilità. La diplomazia è la via che abbiamo sempre prediletto”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Cinque Minuti su Rai 1.
L’Italia ha dato disponibilità a partecipare a missioni internazionali a Hormuz “una volta raggiunto il cessate il fuoco” inviando “dei dragamine”. Lo ha affermato a Cinque Minuti, in onda questa sera su Rai 1, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina ha spiegato che i dragamine potrebbero essere prima dislocati “nel Mar Rosso dove c’è la missione Aspides che è la missione europea guida italiana” e poi “qualora si decidesse di partecipare alla missione internazionale” potrebbero essere “trasferiti nello stretto di Hormuz”.
Il ministero degli Esteri iraniano ha affermato in un comunicato che gli attacchi statunitensi di ieri e di oggi sono “una chiara violazione” del cessate il fuoco. Le aggressioni sono arrivate mentre Washington aspetta una risposta da Teheran nell’ambito dei negoziati per porre fine alla guerra. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha riferito di aspettarsi una risposta iraniana più tardi, oggi. “Spero sia un’offerta seria, lo spero veramente”, ha dichiarato. Nel comunicato, il ministero degli Esteri iraniano ha aggiunto che “il protrarsi delle azioni aggressive, insieme al comportamento contraddittorio, alla retorica volgare e al vergognoso scaricabarile da parte di alti funzionari americani, indica la crescente disperazione e confusione dell’establishment al potere negli Stati Uniti e la loro estrema incapacità di ‘comprendere il problema’ e “’trovare una soluzione ragionevole’ per uscire dal pantano in cui si sono cacciati da soli”.
Il vicepresidente americano JD Vance incontrerà oggi alla Casa Bianca il primo ministro del Qatar per discutere dei negoziati con l’Iran. Lo riporta Axios. Secondo un funzionario statunitense, “il Qatar rappresenta un canale di comunicazione segreto fondamentale tra Stati Uniti e Iran nei negoziati per un accordo che ponga fine alla guerra”
Le forze statunitensi hanno colpito 2 petroliere battenti bandiera iraniana nel golfo dell’Oman, che stavano “violando il blocco statunitense in corso”. Lo rende noto il Comando Centrale Usa (CentCom) in un post su X. Le due petroliere, la M/T SEA Star III e la M/T Sevda, erano vuote e si dirigevano verso un porto iraniano. “Le forze statunitensi in Medio Oriente rimangono impegnate a far rispettare pienamente il blocco delle navi in entrata o in uscita dall’Iran. I nostri uomini e donne in divisa, altamente addestrati, stanno svolgendo un lavoro incredibile”, ha affermato l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CentCom.
Il ministro della Salute libanese ha dichiarato che almeno 2.759 persone sono state uccise e altre 8.512 ferite negli attacchi israeliani nel Paese a partire dal 2 marzo. Lo riporta Al Jazeera.
L’agenzia di stampa iraniana Fars afferma che nell’ultima ora si sono verificati “scontri sporadici” tra forze iraniane e navi statunitensi nello Stretto di Hormuz.
“Credo che il governo stia facendo un buon lavoro nel gestire la situazione. Meloni e Giorgetti hanno il giusto approccio”. Così il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina in una conference call con gli analisti, in riferimento alla crisi provocata dal conflitto in Medio Oriente. “Quindi, la mia visione sul Paese è positiva, a meno che le questioni geopolitiche non peggiorino”, ha concluso.
Divergenze tra il governo tedesco e i servizi di intelligence sulla gestione del rischio di possibili attentati legati al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo riporta il New York Times, secondo cui in Germania sarebbe in corso uno scontro sulla linea da adottare nella comunicazione pubblica delle minacce. Secondo il giornale, il cancelliere Friedrich Merz e il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt avrebbero descritto pubblicamente il rischio di attacchi in Germania come ipotetico, mentre diversi rappresentanti delle autorità di sicurezza, soprattutto a livello regionale, considererebbero la minaccia più concreta e urgente. L’inchiesta si basa su colloqui con membri dell’intelligence, ex funzionari della sicurezza e parlamentari rimasti anonimi. Quattro alti funzionari tedeschi avrebbero riferito che le divergenze hanno provocato tensioni tra autorità federali e regionali, con gli uffici locali dell’intelligence ritenuti più vicini ai potenziali obiettivi sensibili. Secondo alcuni responsabili della sicurezza, una comunicazione troppo prudente rischierebbe di far sottovalutare i pericoli alla popolazione. Al contrario, esponenti del governo federale temerebbero che allarmi più espliciti possano trasformarsi in una sorta di ‘profezia che si autoavvera’. Lo scorso 12 marzo Merz aveva annunciato il rafforzamento delle misure di protezione per strutture israeliane, ebraiche e americane in Germania, precisando però che non vi erano elementi tali da indicare un aumento concreto del livello di minaccia interna. Dietro le quinte, riferisce il Nyt, rappresentanti della sicurezza avrebbero invece sostenuto che il conflitto ha aumentato il rischio di attentati terroristici nel Paese. Il quotidiano sottolinea inoltre che l’intelligence interna tedesca, ha recentemente attribuito alla rete sciita filo-iraniana ‘Harakat Ashab al Yamin al Islamiya’ quasi una dozzina di attacchi in Europa. Il gruppo avrebbe rivendicato anche un incendio doloso contro un ristorante israeliano a Monaco di Baviera. Un portavoce del ministero dell’Interno ha dichiarato al Nyt che le indicazioni su possibili piani iraniani in Germania “sono aumentate”. Il portavoce del cancelliere, Stefan Kornelius, ha invece respinto l’idea di dissensi sulla gestione della minaccia, sostenendo che vi sia piena unità nel riconoscere e contrastare i rischi.
Una delegazione del presidio in Santissimi apostoli, a Roma, convocato per protestare contro la presenza a Roma di Marco Rubio e contro il blocco della Flotilla in acque internazionali, ha raggiunto la sede della Commissione Europea in Italia, situata nella vicina via 4 novembre. Lì, i delegati dei movimenti scesi in piazza, hanno consegnato una lettera in 6 punti ai rappresentanti dell’UE, in cui viene ribadita la richiesta di rilascio immediato di Thiago Avila e Sayf Abukeshek, fatti prigionieri da Israele dopo il blocco della Flotilla, la fine degli accordi di collaborazione tra UE e Israele, la liberazione dei prigionieri politici palestinesi, la condanna contro la legge che ha introdotto la pena di morte e l’attivazione della protezione diplomatica consolare.
Mohammad Radmehr, governatore della contea di Minab, nel sud dell’Iran, ha dichiarato di aver ricevuto la notizia del ritrovamento del corpo di uno dei cinque marinai dispersi dopo l’attacco statunitense a una nave iraniana avvenuto nella notte nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa Mehr. Al momento quindi restano dieci marinai feriti e quattro dispersi
Dieci marinai iraniani risulterebbero feriti e altri cinque dispersi dopo l’attacco effettuato la scorsa notte dalla Marina statunitense nei confronti di un’imbarcazione battente bandiera iraniana. Lo riporta l’agenzia di stampa Mehr. L’attacco sarebbe avvenuto nelle acque dello Stretto di Hormuz e del Mar di Makran, in Oman.
Secondo quanto riportato da Fox News, l’esercito statunitense ha effettuato ulteriori raid aerei e ha colpito diverse petroliere vuote che tentavano di forzare il blocco in vigore nello Stretto di Hormuz. L’emittente americana cita un alto funzionario statunitense secondo cui si trattava di “petroliere di grandi dimensioni” ma “vuote” che “cercavano di tornare in Iran” e “hanno tentato di forzare il blocco”.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato oggi che Teheran sta ancora esaminando la proposta Usa volta a porre fine al conflitto e che annuncerà la propria posizione una volta presa una decisione definitiva. “Per quanto riguarda i negoziati, la proposta è al vaglio e, una volta raggiunta una conclusione definitiva, la annunceremo sicuramente”, ha dichiarato Baghaei all’agenzia di stampa Tasnim, secondo quanto rilanciato da Iran International.
“Grande apprezzamento per le parole del Segretario di Stato Marco Rubio sul ruolo dell’Italia in Libano. È un riconoscimento importante, che conferma il valore della nostra presenza e l’impegno che da anni le nostre donne e i nostri uomini in divisa garantiscono, spesso in condizioni difficili, per la stabilità e la pace nella regione. A loro va la nostra gratitudine e quella dei nostri alleati. Altrettanto significative sono le considerazioni del Segretario di Stato sulla necessità di rafforzare concretamente il governo libanese. Solo un Libano dotato di istituzioni solide può affrontare le minacce alla propria sicurezza e contribuire a un equilibrio regionale duraturo. Su questo punto l’Italia è pienamente allineata: sostenere la capacità dello Stato libanese è la condizione essenziale per qualsiasi percorso di pacificazione reale. Le parole di Rubio confermano che l’Italia non è un attore marginale, ma un partner credibile, ascoltato e in grado di offrire un contributo specifico grazie alla sua esperienza sul terreno. Continueremo a fare la nostra parte, con responsabilità e con la consapevolezza che la stabilità del Libano è un tassello decisivo per la sicurezza dell’intero Mediterraneo allargato”. Così, Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia.
L’Italia può giocare un ruolo “produttivo e costruttivo” a proposito del Libano. È quanto ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, in un punto stampa sulla sua visita a Roma, riferendosi alla situazione libanese. Quando gli è stato chiesto se la prossima settimana possano riprendere i colloqui Libano-Israele, Rubio ha risposto: “Sì, ci aspettiamo conversazioni, non sappiamo il giorno specifico. Penso che sia un’area in cui possiamo lavorare con l’Italia, possono svolgere un ruolo molto produttivo e costruttivo nel fornire risorse”. Poi ha proseguito: “Alla fine tutti, e includo governo israeliano e libanese, vogliamo un obiettivo, ossia vogliamo che i rapporti fra i due Paesi, Israele e governo legittimo del Libano, siano solidi. E l’impedimento è Hezbollah, con controllo iraniano. Il Libano viene bombardato e soffre di violenze a causa di Hezbollah. Tutti abbiamo lo stesso obiettivo, cioè un governo libanese solido che non abbia un Hezbollah armato, che non comporti un rischio per altri Paesi. Per farlo dobbiamo dare degli strumenti al governo libanese per affrontare questa minaccia e credo che l’Italia, anche altri Paesi ma soprattutto l’Italia, possono svolgere un ruolo importante non solo aiutando il governo ma anche per riuscire a tagliare i finanziamenti di Hezbollah e il pericolo che comportano”.
“Il governo Meloni, sotto pressione da parte di Washington, non si permetta di forzare la mano con il Parlamento posizionando navi della nostra Marina in una zona ad alto rischio prima che sia siglata una pace stabile e duratura tra Iran e Stati Uniti, presupposto imprescindibile per ogni autorizzazione parlamentare. Tajani e Crosetto mercoledì prossimo ci devono spiegare esattamente dove intendono posizionare le nostre unità in attesa della pace e del via libera delle Camere, quindi in un contesto ancora di conflitto aperto che rende potenzialmente pericolose tutte le acque attorno alla penisola araba. E devono chiarire se questa mobilitazione avviene nell’ambito di una nuova missione ad hoc preautorizzata dal governo in via emergenziale come previsto dalla nuova legge quadro sulle missioni che però prevede il voto in Parlamento entro cinque giorni, oppure sotto il cappello di missioni già in corso come Aspides e Atalanta che però non sono state ancora prorogate dal Parlamento e sono quindi prive di coperture legali in caso di incidenti. Vogliamo anche che sia chiarita la contraddizione tra una postura ‘difensiva’ della missione e un contesto definitivamente e stabilmente pacificato che escluderebbe di per sé qualsiasi rischio di attacchi da cui difendersi”. Lo dichiarano i parlamentari M5S delle Commissioni Difesa di Camera e Senato: i senatori Alessandra Maiorino, Bruno Marton ed Ettore Licheri, i deputati Arnaldo Lomuti, Marco Pellegrini e Mario Perantoni.
“Attualmente, le forze statunitensi stanno impedendo a oltre 70 petroliere di entrare o uscire dai porti iraniani”. Lo ha reso noto su X il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom). “Queste navi commerciali hanno la capacità di trasportare oltre 166 milioni di barili di petrolio iraniano, per un valore stimato di oltre 13 miliardi di dollari”, viene spiegato ancora.
Prosegue il lavoro di documentazione delle iniziative finanziate dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e implementate da AVSI Middle East and North Africa, con la partecipazione del giornalista Giampaolo Musumeci. Al centro della recente visita, alcune attività del progetto ‘Return To Education’ (AID 13146). Il progetto sostiene le persone con disabilità nelle comunità di Beirut, in Libano, colpite dal conflitto, fornendo servizi specialistici e dispositivi di assistenza ai Centri di Sviluppo Sociale (SDC). L’attività ha permesso di approfondire l’operato di AVSI e del suo partner locale Mousawat, organizzazione specializzata nel supporto alle persone con disabilità. Mousawat opera attraverso cliniche mobili dedicate all’assistenza primaria per pazienti con disabilità fisiche, molti dei quali presentano traumi derivanti dalle recenti escalation nel Paese. Un pilastro fondamentale dell’intervento è rappresentato dal laboratorio di tecnica ortopedica, dove personale specializzato produce protesi e attrezzature ortotiche personalizzate. L’incontro con il Presidente di Mousawat ha offerto una panoramica sul ruolo delle Ong nel tessuto sociale locale. Garantire servizi specialistici alle persone con bisogni specifici rimane una priorità per la Cooperazione Italiana, al fine di favorire l’inclusione sociale della popolazione più vulnerabile
“L’Iran dice che ora ha il diritto di controllare acque internazionali. Il mondo accetterà che l’Iran controlli ora acque internazionali? Allora preparatevi perché altri 10 Paesi lo faranno, è una cosa inaccettabile”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, in un punto stampa sulla sua visita a Roma, riferendosi allo Stretto di Hormuz. “Cosa è disposto a fare il mondo a questo riguardo?”, ha chiesto ancora Rubio.
A proposito dell’Iran, “ci aspettiamo di sapere qualcosa oggi”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, in un punto stampa relativo alla sua visita a Roma, riferendosi alla risposta che gli Usa attendono da parte di Teheran. “Spero che sia un’offerta seria. Lo spero davvero”, ha aggiunto.
“I ministri Tajani e Crosetto svolgeranno la loro audizione il prossimo mercoledì sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz: è ovvio che se intendessero inviare navi italiane in zona di guerra, ipotesi che noi di Avs contrastiamo fortemente, l’audizione non sarà sufficiente. In quel caso è necessario un voto delle aule parlamentari”. Così Luana Zanella, capogruppo di AVS alla Camera.
“Ogni volta che c’è sul tavolo una soluzione diplomatica, gli Stati Uniti optano per un’avventata azione militare. È una rozza tattica di pressione? O il risultato di un disturbatore che, ancora una volta, sta trascinando il presidente degli Stati Uniti in un altro pantano? Qualunque sia la causa, il risultato è lo stesso: gli iraniani non cedono mai alle pressioni”. Lo ha scritto in un post su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aggiungendo: “Tra l’altro, la Cia si sbaglia. Il nostro inventario missilistico e la nostra capacità di lancio non sono al 75% rispetto al 28 febbraio. Il dato corretto è 120%. Per quanto riguarda la nostra prontezza a difendere il nostro popolo: 1000%”. Il riferimento è a un’analisi della Cia resa nota ieri dal Washington Post.
I sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato 2 missili balistici e 3 droni lanciati dall’Iran, che hanno causato 3 feriti. Lo riferisce il ministero della Difesa emiratino in un post su X. “Dall’inizio dei palesi attacchi iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti, le difese aeree hanno intercettato un totale di 551 missili balistici, 29 missili da crociera e 2.263 UAV (veicoli aerei non pilotati, ndr)”, ha affermato il ministero su X, aggiungendo che “questo porta il numero totale dei feriti a 230, di diverse nazionalità, tra cui emiratini, egiziani, sudanesi, etiopi, filippini, pakistani, iraniani, indiani, bangladesi, dello Sri Lanka, azeri, yemeniti, ugandesi, eritrei, libanesi, afghani, bahreiniti, comoriani, turchi, iracheni, nepalesi, nigeriani, omaniti, giordani, palestinesi, ghanesi, indonesiani, svedesi, tunisini, marocchini e russi”. “Il numero totale dei martiri ha raggiunto quota 3, tra cui un civile di nazionalità marocchina arruolato nelle forze armate, mentre il numero totale delle vittime civili è pari a 10, di nazionalità pakistana, nepalese, bangladese, palestinese, indiana ed egiziana”, hanno continuato le autorità degli Emirati. “Il Ministero della Difesa ha affermato di essere pienamente preparato e pronto ad affrontare qualsiasi minaccia e di contrastare con fermezza qualsiasi tentativo volto a minare la sicurezza del Paese, in modo da garantire la protezione della sua sovranità, sicurezza e stabilità e salvaguardare i suoi interessi e le sue capacità nazionali”, conclude il post.
Al Consiglio Affari esteri di lunedì 11 maggio a Bruxelles si potrebbe raggiungere un accordo politico su sanzioni ai coloni israeliani violenti in Cisgiordania. Lo riferisce un alto funzionario europeo in vista della riunione. “Ci stiamo avvicinando a un momento in cui ci sarà unanimità su questo punto”, spiega la fonte precisando che probabilmente si arriverà a una lista che combini coloni violenti ed esponenti di Hamas. Resta l’incertezza dovuta alla formazione del nuovo governo ungherese, fino adesso contrario all’adozione di questo tipo di misure, ma la situazione potrebbe cambiare tra venerdì e lunedì, viene precisato. Sul tavolo dei ministri, in merito al commercio con gli insediamenti israeliani, ci saranno anche le opzioni discusse dall’Alta Rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas con il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic. “Le opzioni – spiega la fonte – vanno da un divieto totale all’inserimento di quote o dazi e tutte rientrano in diversi requisiti decisionali”. Le varie possibilità saranno quindi sottoposte ai ministri “per poi vedere cosa è fattibile in futuro”.
La Marina dell’esercito iraniano, “nel corso di un’operazione speciale, hanno sequestrato la petroliera Ocean Koi, responsabile di una violazione, che stava tentando di ostacolare le esportazioni di petrolio e gli interessi della nazione iraniana”. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Fars, legata ai Guardiani della rivoluzione.
“La popolazione civile e le infrastrutture civili in Libano devono essere protette e non deve essere impedito un ritorno duraturo delle persone nelle proprie case”. Lo ha detto un portavoce del ministero degli Esteri tedesco in conferenza stampa a Berlino. Il portavoce ha accolto con favore i colloqui in programma tra Stati Uniti e Libano a Washington, definendoli “un passo con potenziale verso una prospettiva di convivenza tra Israele e Libano”, nel rispetto sia della sicurezza israeliana sia della sovranità libanese. Allo stesso tempo, il portavoce ha ribadito che “Hezbollah viola quotidianamente la sovranità del Libano”, sottolineando che Israele ha il diritto di difendersi dagli attacchi del gruppo armato. “Si tratta di Hezbollah, non dello Stato libanese”, ha precisato il portavoce, distinguendo tra le operazioni militari israeliane e la responsabilità del governo di Beirut.
“Ho ripetuto l’importanza del Libano e la nostra disponibilità a essere presenti anche in futuro per contribuire alla stabilità e al rafforzamento delle forze armate libanesi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine del suo incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio alla Farnesina.
“Le relazioni transatlantiche sono fondamentali”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine dell’incontro bilaterale alla Farnesina con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. “Siamo favorevoli, sostenendo tutte le iniziative che possano portare a un cessate il fuoco permanente”, ha aggiunto Tajani parlando ai giornalisti della situazione in Medioriente. “Ho ribadito a Rubio la disponibilità dell’Italia a essere presente con la nostra Marina Militare, una volta raggiunto un cessate il fuoco stabile, per lo sminamento e la garanzia della libertà di navigazione”, ha concluso Tajani riferendosi alla situazione nello Stretto di Hormuz.
Tre militari dell’esercito israeliano (Idf) e un civile israeliano sono accusati di spionaggio a favore dell’Iran. Lo riporta il Times of Israel, spiegando che l’accusa è che i 4 abbiano intrattenuto a lungo contatti con soggetti legati all’Iran. Secondo una dichiarazione congiunta di Idf, polizia israeliana e Shin Bet citata dal giornale, i 3 soldati avevano interagito con il loro referente prima dell’arruolamento, quando erano ancora minorenni, e hanno consapevolmente svolto missioni di spionaggio per conto di Teheran. I militari, che si stavano addestrando in una scuola tecnica dell’aeronautica militare israeliana, sono accusati di aver fotografato gli spazi della scuola su richiesta del referente iraniano. I sospettati avrebbero anche ripreso aree pubbliche come stazioni ferroviarie, centri commerciali e telecamere di sicurezza. Le agenzie di sicurezza aggiungono che il referente aveva chiesto ai 4 accusati di acquistare armi, ma non è chiaro se abbiano accettato di farlo. I 3 militari e il civile saranno chiamati in giudizio nel corso della giornata dai magistrati della Procura distrettuale di Haifa.
Un soccorritore della Protezione civile libanese è stato ucciso stamattina in un attacco israeliano condotto con un drone nel sud del Libano. Lo riporta il quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, riferendo che intorno alle 8 un drone ha colpito un’auto he circolava tra i villaggi di Kharchouba e Kfarhamam uccidendo il soccorritore. Si tratta della prima vittima registrata questo venerdì nei bombardamenti israeliani nel sud del Libano, che proseguono nonostante la fragile tregua entrata in vigore il 17 aprile e giovedì hanno causato almeno 11 morti, riporta ancora il giornale.
“Ho un ottimo rapporto con il presidente Xi”, “avremo un incontro con il presidente Xi, credo che sarà davvero fantastico”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, parlando con i giornalisti a Washington. “È un mio amico. Mi sono sempre trovato molto bene con lui nel corso degli anni, non abbiamo nessun problema con la Cina”, ha aggiunto Trump, che è atteso in visita in Cina i prossimi 14 e 15 maggio per incontrare il presidente cinese Xi Jinping.
Il presidente Usa, Donald Trump, parlando con i giornalisti ha riferito che aveva chiesto al segretario di Stato Marco Rubio di informare il Papa che l’Iran “non può avere un’arma nucleare”. “Gli ho detto: ‘Di’ al Papa, con molta gentilezza e rispetto, che l’Iran non può avere armi nucleari’”, ha riferito Trump, aggiungendo di avere anche detto a Rubio di riferire a Papa Leone XIV che “l’Iran ha ucciso 42mila manifestanti innocenti che non avevano pistole né armi”.
Gli attacchi all’Iran sono stati “un colpetto” e “il cessate il fuoco resta in vigore”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, parlando con Abc News dopo quanto avvenuto nelle scorse ore. L’esercito Usa ha riferito di avere intercettato attacchi iraniani contro 3 navi della sua Marina mentre transitavano nello Stretto di Hormuz e di avere in risposta “colpito strutture militari iraniane responsabili di attacchi contro le forze statunitensi”. Lo scambio di colpi evidenzia la fragilità del cessate il fuoco in corso.
Dopo i nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump assicura che il cessate il fuoco sta reggendo nonostante le violenze e avverte: “Oggi ci hanno preso in giro. Li abbiamo spazzati via”. “Devono capire: se l’accordo non verrà firmato, soffriranno molto”, aggiunge dopo lo scambio di fuoco, minacciando nuovi attacchi. Alla domanda su quanto gli Stati Uniti siano vicini a un accordo con l’Iran, Trump ha risposto: “Potrebbe accadere da un giorno all’altro”, ma ha subito aggiunto: “E potrebbe anche non accadere”. Nella serata di ieri il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato di avere condotto “attacchi difensivi” contro “attacchi iraniani non provocati” nello Stretto di Hormuz. L’esercito americano ha affermato che nessuna nave è stata colpita. Ha dichiarato di non cercare un’escalation, ma di “rimanere posizionato e pronto a proteggere le forze americane”. L’esercito statunitense ha affermato di aver intercettato attacchi iraniani contro tre navi della Marina americana mentre attraversavano lo Stretto di Hormuz e di aver “preso di mira installazioni militari iraniane responsabili degli attacchi contro le forze statunitensi”. Lo scambio di messaggi evidenzia la fragilità del cessate il fuoco, in vigore da un mese, tra i due Paesi.

