L’Iran dovrebbe consegnare oggi ai mediatori la sua risposta alla proposta statunitense di porre fine alla guerra. È quanto riporta la Cnn sul suo sito, citando una fonte regionale. In precedenza, il presidente Donald Trump aveva affermato che gli Stati Uniti avevano avuto “colloqui molto positivi” con l’Iran nelle ultime 24 ore. Donald Trump ribadisce che gli iraniani “vogliono fare un accordo”, ma “non possono avere un’arma nucleare”. I leader iraniani, ha detto il presidente parlando mercoledì sera nello Studio Ovale, “sono morti” e “credo che abbiamo vinto”.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di avere condotto “attacchi difensivi” contro “attacchi iraniani non provocati” nello Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi hanno intercettato “attacchi iraniani non provocati” e hanno risposto con “attacchi di autodifesa” mentre cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti transitavano nello Stretto di Hormuz, ha dichiarato il Centcom. “Le forze iraniane hanno lanciato molteplici missili, droni e piccole imbarcazioni” mentre tre cacciatorpediniere statunitensi transitavano nel canale, ha riferito il Centcom. “Nessun assetto statunitense è stato colpito”, ha aggiunto il Comando, riferendo di avere “eliminato le minacce in arrivo e colpito strutture militari iraniane responsabili dell’attacco alle forze statunitensi, inclusi siti di lancio di missili e droni; postazioni di comando e controllo; e nodi di intelligence, sorveglianza e ricognizione”.
Un portavoce del quartier generale centrale iraniano ha annunciato che l’esercito americano “ha violato il cessate il fuoco, ha preso di mira una petroliera iraniana e un’altra nave che entravano nello Stretto di Hormuz, e contemporaneamente ha effettuato attacchi aerei su aree civili sulle coste di Bandar Khamir, Sirik e dell’isola di Qeshm”. Secondo l’agenzia Irna e secondo quanto dichiarato dal tenente colonnello Ebrahim Zolfaqari, portavoce del Comando Centrale, “l’esercito americano ha condotto attacchi aerei su aree civili in collaborazione con alcuni paesi della regione sulle coste di Khamir, Sirik e dell’isola di Qeshm”.”Le forze armate iraniane – ha aggiunto – hanno risposto immediatamente e per rappresaglia hanno attaccato navi militari americane a est dello Stretto di Hormuz e a sud del porto di Chabahar, causando loro danni significativi”.
“Siamo uniti nel ritenere che l’Iran non debba mai possedere un’arma nucleare. Gli eventi recenti hanno chiaramente dimostrato che i rischi per la stabilità regionale e la sicurezza globale sono troppo grandi”. Lo scrive su X la presidente della Commissione europea Ursula von del Leyen, in merito al colloquio telefonico avuto con il presidente Usa Donald Trump. “Abbiamo discusso della situazione in Medio Oriente e della nostra stretta coordinazione con i partner regionali. Abbiamo anche discusso dell’accordo commerciale UE–USA. Rimaniamo pienamente impegnati, da entrambe le parti, alla sua attuazione. Si stanno facendo buoni progressi verso la riduzione delle tariffe entro l’inizio di luglio”, aggiunge von der Leyen.
L’agenzia di stampa iraniana Fars riporta di aver “udito rumori simili a esplosioni vicino alla città di Bandar Abbas”. L’origine e il luogo di provenienza di questi rumori sono al momento sconosciuti.
“Siamo disposti a inviare navi, abbiamo dragamine, abbiamo altre navi, dipende se ci sarà una missione internazionale”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine dell’incontro con il suo omologo tedesco, Johann Wadephul, a Wiesbaden, in merito a una possibile presenza italiana per la navigazione in sicurezza nello Stretto di Hormuz. “Crediamo che dovrebbe esserci una missione internazionale, potrebbe anche essere un’Aspides con diverse regole d’ingaggio”, ha detto Tajani, sottolineando che “è importante che sia una missione internazionale: può essere delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o frutto di un accordo internazionale, ma sempre per garantire una missione di difesa, per sminare Hormuz e garantire la libertà di navigazione insieme ad altri Paesi. Siamo pronti a fare la nostra parte, ma prima deve finire la guerra”.
“Il missile che è arrivato, fortunatamente senza fare danni, alle persone nel compound italiano di Unifil è un missile che era nelle mani di Hezbollah”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine dell’incontro con il suo omologo tedesco, Johann Wadephul, a Wiesbaden, in merito al razzo caduto nel pomeriggio all’interno della base di Shama, dove sin trova il contingente italiano di Unifil. “Quindi credo che sia giusto sia tagliare i finanziamenti che arrivano a Hezbollah, sia le armi che arrivano a Hezbollah”, ha aggiunto Tajani.
L’Arabia Saudita e il Kuwait hanno revocato le restrizioni imposte all’uso delle loro basi e del loro spazio aereo da parte delle forze Usa, introdotte in seguito all’avvio dell’operazione americana Project Freedom per riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, riferendo che secondo funzionari statunitensi e sauditi consultati dal quotidiano, questo passo rimuove un ostacolo aveva intralciato l’operazione militare che mirava a far transitare le navi mercantili attraverso lo Stretto. Secondo fonti Usa citate dal Wsj, l’amministrazione Trump sta ora valutando di riavviare l’operazione di scorta alle navi commerciali, con il supporto navale e aereo, che era stata sospesa dopo sole 36 ore all’inizio di questa settimana. Non è ancora chiaro quando l’operazione potrà riprendere, sebbene funzionari del Pentagono abbiano indicato una tempistica che potrebbe vedere la ripresa già nel corso di questa settimana. L’operazione Project Freedom, scrive il Wsj, aveva scatenato una grave disputa nelle relazioni militari tra Arabia Saudita e Stati Uniti, innescando una serie di telefonate di alto livello tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, con il rischio di una rottura del patto di sicurezza tra Washington e Riad. mag. Secondo fonti saudite del Wsj, l’Arabia Saudita e il Kuwait aveva bloccato l’utilizzo delle loro basi e del loro spazio aereo da parte delle forze armate statunitensi dopo che Washington aveva minimizzato la gravità degli attacchi iraniani nel Golfo Persico, avvenuti in reazione all’operazione nello Stretto. Le autorità saudite, così come quelle di altri Stati del Golfo, nutrivano inoltre il timore che gli Stati Uniti non avrebbero garantito la loro protezione nel contesto dell’escalation degli scontri, hanno aggiunto le stesse fonti. Trump aveva sospeso l’iniziativa Project Freedom nella serata di martedì, in seguito a una telefonata con bin Salman. Nel corso della conversazione, scrive il Wsj, il leader de facto dell’Arabia Saudita aveva espresso le proprie preoccupazioni e informato il presidente Usa della decisione riguardante le restrizioni sull’uso delle basi e dello spazio aereo. Trump aveva tentato di convincere il leader saudita a fare marcia indietro. Tramite i social media, Trump aveva successivamente dichiarato di avere acconsentito a sospendere l’iniziativa su richiesta del Pakistan e di altri Paesi.
Arsenio Dominquez, segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo) delle Nazioni Unite, ha affermato che circa 1.500 navi sono bloccate nel Golfo a causa delle interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz. Intervenendo alla Convenzione marittima delle Americhe a Panama, Dominquez ha aggiunto che circa 20.000 membri dell’equipaggio sono bloccati insieme alle navi. Lo riporta Al Jazeera
Sebbene al momento non vi siano carenze di carburante nell’Ue, nelle prossime settimane potrebbero verificarsi limitazioni all’approvvigionamento regionale qualora non si risolvesse il blocco delle forniture di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. E’ quanto emerge dalla riunione di oggi del Gruppo di coordinamento per il petrolio che ha riunito esperti della Commissione europea, dei paesi dell’Ue e del segretariato della Comunità dell’energia per discutere la situazione della sicurezza dell’approvvigionamento di petrolio in Europa e le migliori modalità di coordinamento a livello Ue, alla luce del protrarsi del conflitto in Medio Oriente. Il gruppo, viene riferito, ha discusso l’approccio coordinato dell’Ue nel caso in cui la situazione dovesse protrarsi oltre la fine di maggio. Pur essendo possibile il rilascio delle scorte di emergenza dell’Ue in caso di necessità, gli esperti hanno sottolineato l’importanza di coordinare tali rilasci a livello Ue e di abbinarli a misure adeguate sul lato della domanda per ottenere risultati efficaci. Il coordinamento delle politiche Ue tra i settori dell’energia e dei trasporti, nonché le linee guida per gli operatori aerei che chiariscono le flessibilità normative in materia di slot e tipologie di carburante, la cui pubblicazione è prevista per domani, possono supportare tali misure, viene evidenziato. Il Gruppo di coordinamento per il petrolio continuerà a riunirsi regolarmente e frequentemente per garantire una risposta coordinata a qualsiasi sviluppo relativo all’approvvigionamento di carburante per aerei nell’Ue. La Commissione continuerà a valutare l’impatto complessivo della situazione in Medio Oriente in Europa, a sostenere azioni coordinate ove necessario e a mantenere una comunicazione regolare con i paesi dell’Ue, l’Aie e gli operatori di mercato.
L’Amministrazione Trump ha annunciato una serie di sanzioni contro “individui ed entità che sfruttano le ricchezze petrolifere dell’Iraq per finanziare il terrorismo del regime iraniano nella regione”. Tra i soggetti sanzionati, riferisce una nota del dipartimento di Stato, figura Ali Maarij al-Bahadly, viceministro del Petrolio dell’Iraq, “il quale ha abusato della sua posizione governativa per dirottare il petrolio iracheno a sostegno del regime iraniano e dei suoi gruppi terroristici affiliati. Nell’ambito di un piano volto a eludere le sanzioni, il petrolio iraniano veniva fraudolentemente miscelato con quello iracheno e venduto a beneficio dell’Iran”. L’intervento Usa, inoltre, colpisce alti funzionari delle milizie terroristiche allineate con l’Iran, Kata’ib Sayyid Al-Shuhada e Asa’ib Ahl Al-Haq, nonché aziende del settore petrolifero che sostengono queste milizie.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato all’agenzia Irna che l’Iran sta esaminando i messaggi con la mediazione del Pakistan e che “l’Iran non è ancora giunto a una conclusione e non ha fornito alcuna risposta alla parte americana” sul memorandum in 14 punti proposto dagli Stati Uniti. Baghaei ha aggiunto che le questioni più importanti attualmente in discussione sono il cessate il fuoco, gli sforzi per porre fine alla guerra e “la pace e la stabilità nella regione”. Ha poi precisato che, una volta presa una decisione, questa verrà comunicata ai mediatori pakistani e, in base ai risultati di questo scambio di messaggi, verranno definiti i passi successivi.
L’Iran ha istituito un’agenzia governativa incaricata di controllare e tassare le navi che intendono attraversare lo strategico Stretto di Hormuz. Lo ha riferito la società di dati marittimi Lloyd’s List Intelligence. L’agenzia, denominata Autorità dello Stretto del Golfo Persico, si sta “posizionando come l’unica autorità valida per concedere il permesso alle navi in transito nello stretto”, ha riportato Lloyd’s in un briefing online. Lloyd’s ha aggiunto che l’autorità le ha inviato via e-mail un modulo di richiesta per le navi che desiderano attraversare lo stretto. La nuova agenzia iraniana formalizza un corridoio di controllo già esistente, sebbene poco chiaro, che conduce le navi attraverso le acque settentrionali dello stretto, vicino alla costa iraniana. L’Iran controlla quali navi sono autorizzate a passare e, almeno per alcune imbarcazioni, impone una tassa sul loro carico. Gli esperti di diritto marittimo sostengono che le richieste dell’Iran di controllare o tassare le navi violino il diritto internazionale. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare impone infatti ai paesi di consentire il passaggio pacifico attraverso le loro acque territoriali.
Secondo l’ospedale Shifa, oggi un attacco israeliano ha causato la morte di tre membri delle forze di sicurezza affiliate a Hamas in un posto di guardia. Un quarto agente è rimasto gravemente ferito, ha aggiunto il ministero dell’Interno gestito da Hamas. Non sono giunti commenti immediati da parte dell’esercito israeliano.
Libano e Israele terranno un nuovo ciclo di colloqui il 14 e 15 maggio a Washington. “Si terranno colloqui tra Libano e Israele giovedì e venerdì della prossima settimana a Washington”, ha affermato un funzionario del dipartimento di Stato citato dal Guardian.
Un’analisi riservata della Cia, consegnata questa settimana ai responsabili politici dell’amministrazione americana, conclude che l’Iran può resistere al blocco navale statunitense per almeno tre o quattro mesi prima di dover affrontare difficoltà economiche più gravi. E’ quanto riferito al Washington Post da quattro persone a conoscenza del documento. L’analisi, elaborata dalla comunità di intelligence Usa, ha inoltre rilevato che Teheran conserva significative capacità missilistiche balistiche, nonostante settimane di intensi bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele. Secondo quanto dichiarato al Post da un funzionario Usa, Teheran conserva circa il 75 per cento delle scorte di lanciatori mobili possedute prima della guerra e circa il 70 per cento delle scorte di missili pre-belliche. Il funzionario ha aggiunto che vi sono prove del fatto che il regime sia riuscito a recuperare e riaprire quasi tutti i suoi depositi sotterranei, a riparare alcuni missili danneggiati e persino ad assemblare nuovi missili che erano quasi completi all’inizio del conflitto
Secondo quanto riportato sul suo account Telegram, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo pakistano, Ishaq Dar, in merito agli ultimi sviluppi regionali. Ha affermato che entrambi hanno sottolineato la necessità di continuare a perseguire “il dialogo e la diplomazia”, nonché di rafforzare la cooperazione tra gli stati della regione.
Il ministro delle Finanze di Israele Bezalel Smotrich ha annunciato che l’Agenzia per l’Amministrazione Civile ha sradicato circa 3.000 alberi d’ulivo piantati dai palestinesi nella Cisgiordania settentrionale, che a suo dire si trovavano su terreni demaniali. “Stiamo costruendo la Terra d’Israele e distruggendo l’idea di uno Stato palestinese”, ha affermato, come riporta il Times of Israel. Gli alberi erano stati piantati su circa 50 acri di terreno vicino al parco industriale di Shakak, nei pressi dell’insediamento di Shaked. Smotrich ritiene che gli alberi siano stati piantati entro i confini del piano regolatore di Shakak e che la loro rimozione consentirebbe l’ulteriore espansione del parco industriale e la creazione di un nuovo insediamento, in conformità con le autorizzazioni già rilasciate dal governo israeliano
La viceministra della Difesa francese, Alice Rufo, ha confermato in un’intervista a Bfmtv che la portaerei Charles de Gaulle si trova nel Mar Rosso, dopo aver attraversato il Canale di Suez, definendo la mossa un “segnale forte” della disponibilità della Francia ad “agire affinché possa riprendere la libertà di circolazione nello stretto di Hormuz”. “Si tratta di un preposizionamento”, ha aggiunto. “Dobbiamo far valere le nostre richieste alle parti belligeranti” ha dichiarato Rufo, ritenendo che “non siamo belligeranti, ma ne subiamo le conseguenze”. Rufo ha precisato che “sono in corso riunioni di pianificazione” per “aggregare ulteriori risorse” di altri Paesi europei. “Ciascuno deve poter svolgere il proprio ruolo; vi sono altri Paesi che dispongono di mezzi, come la Spagna, l’Italia e i Paesi Bassi, con i quali stiamo lavorando intensamente per costruire questa coalizione che consentirà di agire”, ha continuato. Dopo aver ribadito che la Francia non è parte belligerante in questo conflitto, la viceministra ha affermato: “Non credo che assumere una posizione diplomatica sia da codardi o da deboli. Ritengo invece che la diplomazia debba essere dotata di mezzi credibili per sostenere in modo credibile una posizione”.
Questo pomeriggio un razzo, la cui provenienza è ancora in fase di accertamento, è caduto all’interno della base di Shama, sede del contingente italiano di UNIFIL Sector West. Lo rende noto il ministero della Difesa precisando che “non si registrano feriti tra il personale italiano, solo lievi danni a un mezzo militare”. Il Ministro Guido Crosetto è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Portolano, con il Comandante del COVI, Generale di Corpo d’Armata Iannucci, e con il Comandante del contingente italiano per seguire costantemente l’evoluzione della situazione. Sono attualmente in corso accertamenti per valutare con precisione la provenienza del razzo, nonché la dinamica dell’accaduto.
“La situazione nello Stretto di Hormuz non è solo una questione regionale, ma globale: coinvolge i flussi energetici, il commercio marittimo, la sicurezza alimentare e la stabilità in molte regioni e le conseguenze siano già visibili”. Lo ha affermato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel suo intervento conclusivo della riunione ministeriale del Med9 allargato alla Farnesina. “Il nostro coordinamento continuerà. Insieme possiamo fare la differenza”. “I mercati dei fertilizzanti – ha aggiunto il ministro facendo riferimento alla neonata coalizione annunciata oggi – sono sotto pressione, i costi logistici e i premi assicurativi sono in aumento. Si tratta di pressioni reali su famiglie, agricoltori ed economie fragili in diverse regioni, compresa l’Africa”, ha spiegato. “Esistono rischi di nuove forti instabilità e nuove dinamiche migratorie. Oggi diamo anche un messaggio chiaro. Siamo tutti impegnati a sostenere la pace e il dialogo. È importante proseguire in questa direzione”, ha concluso.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato nella notte con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump al termine della riunione del gabinetto politico e di sicurezza. La riunione di gabinetto e il colloquio tra i due leader si sono svolti all’ombra delle notizie di progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran per un accordo che ponga fine alla guerra. Lo riporta Ynet.
“Abbiamo dato la nostra disponibilità a partecipare a iniziative internazionali una volta raggiunto un cessate il fuoco stabile per far sì che possa essere garantita la libertà di navigazione”. Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo a una domanda sull’eventuale impiego di navi italiane nello Stretto di Hormuz, a margine di una riunione del Med9 allargato alla Farnesina. “Non abbiamo cambiato posizione e continuiamo a essere in contatto con i nostri partner internazionali, europei e non”, ha aggiunto. “Quando sarà il momento saremo pronti a fare la nostra parte”, ha ribadito Tajani parlando delle possibili iniziative internazionali per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Tajani ha poi ricordato l’impegno italiano nel Mar Rosso: “Continuiamo a lavorare con la missione Aspides e con la missione Atalanta per garantire la libertà di navigazione, la protezione dei mercantili e la protezione dalla pirateria”.
Il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha pubblicato sul social X un videomessaggio in seguito all’uccisione del comandante della Forza Radwan, l’unità d’élite di Hezbollah, in un raid che ha colpito ieri Beirut. “Si tratta dello stesso terrorista di alto livello che ha guidato il piano per conquistare il nord”, ha detto, “credeva di poter continuare a dirigere attacchi contro le nostre forze e le nostre comunità dal suo quartier generale terroristico nascosto a Beirut. A quanto pare ha letto sulla stampa di godere dell’immunità a Beirut. Questo non accadrà più”. “Lo dico ai nostri nemici nel modo più chiaro possibile”, conclude Netanyahu, “nessun terrorista gode di immunità. Chiunque minacci Israele mette a rischio la propria vita”.
Hamas ha condannato l’uccisione di Azzam Khalil al-Hayya, figlio del leader dell’ufficio politico di Hamas Khalil al-Hayya, definendolo un tentativo da parte di Israele di “influenzare la volontà della resistenza e le sue posizioni politiche”. In una dichiarazione, il gruppo palestinese ha affermato che i “crimini” di Israele non convinceranno i negoziatori palestinesi a rinunciare ai propri principi o ai diritti del popolo palestinese. Lo riporta Al Jazeera. Azzam Khalil al-Hayya è deceduto oggi a causa delle ferite riportate in seguito a un raid aereo israeliano avvenuto ieri sera nel quartiere di Daraj, a Gaza City, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da una fonte dell’ospedale al-Shifa.
“Potremmo arrivare, in alcuni settori, anche a una produzione congiunta di armamenti. Tra amici le possibilità sono illimitate”. Lo ha detto il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar al quotidiano tedesco Welt durante una visita a Berlino, riferendosi alla cooperazione militare tra Israele e Germania. Sa’ar ha ricordato che Israele ha recentemente fornito alla Germania il sistema di difesa aerea Arrow 3 “nonostante siamo in guerra e avremmo potuto averne bisogno noi stessi”. “Israele consegna anche quando è sotto pressione”, ha aggiunto. Interpellato sulla temporanea sospensione delle forniture militari tedesche a Israele decisa lo scorso anno dal cancelliere Friedrich Merz, Sa’ar ha affermato che dopo il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza dell’ottobre scorso “la Germania ha cambiato la sua decisione e ora fornisce nuovamente come di consueto”. “Ma sì, una cosa del genere non dovrebbe accadere tra amici”, ha sottolineato. Nel contesto di una situazione di tensione, il ministro degli Esteri israeliano ha criticato l’Europa per la sua “mancanza di visione geopolitica”. Ha affermato che l’Iran non rappresenta una minaccia solo per l’esistenza di Israele, ma che “molti Stati arabi, soprattutto quelli del Golfo, lo hanno chiaramente riconosciuto”. Sa’ar ha inoltre dichiarato che Israele sostiene “gli sforzi diplomatici del presidente Usa Trump” sull’Iran, ribadendo che Teheran dovrebbe trasferire fuori dal Paese tutto il materiale arricchito e impegnarsi a non arricchire uranio sul territorio iraniano.
L’emittente NBC News ha citato due funzionari statunitensi secondo i quali il presidente Donald Trump avrebbe sospeso il ‘Project Freedom’ dopo che l’Arabia Saudita, uno dei principali alleati di Washington nel Golfo Persico, ha bloccato l’accesso delle forze armate statunitensi alle sue basi, tra cui la base aerea Prince Sultan, e al suo spazio aereo, impedendo lo svolgimento dell’operazione. I due funzionari statunitensi hanno affermato che una telefonata tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman non si è riuscita a risolvere la controversia, il che ha spinto il presidente degli Stati Uniti a sospendere il Progetto.
“E’ importante fare una distinzione tra carenza di carburante e prezzo del carburante. Sono due cose diverse. E le compagnie aeree prendono decisioni sull’aumento dei prezzi dei biglietti, la cancellazione di alcune rotte, in base agli alti prezzi del carburante piuttosto che sulla carenza di carburante per aerei. Si tratta di due cose diverse”. Lo ricorda la portavoce della Commissione europea per l’Energia Anna-Kaisa Itkonen nel briefing quotidiano con la stampa, in attesa delle linee guida per compagnie aeree sulla crisi dei carburanti previste per domani. Nelle indicazioni saranno inclusi i diritti dei passeggeri e come le compagnie aeree possono interpretare le nostre attuali norme in vigore. “Non proporremo nulla di nuovo. Non daremo nuove istruzioni o altro di simile. Si tratta fondamentalmente di spiegare l’attuale quadro legislativo per quanto riguarda il settore nel contesto della situazione in corso in Medio Oriente e delle sue conseguenze sul settore energetico”, rimarca la portavoce. “L’utilizzo del carburante per aviazione di tipo A sarà incluso nelle linee guida”, chiarisce.
Il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian ha riferito di aver incontrato la guida suprema Mojtaba Khamenei in un incontro di quasi 2 ore e mezza e di essere stato colpito dal suo “atteggiamento, comportamento umile e calore”. Lo riporta Iran International, sottolineando che non sono stati diffusi video né fotografie. Pezeshkian ha aggiunto che l’approccio di Khamenei ha permesso che la conversazione fosse basata su “fiducia, calma, empatia e dialogo diretto” e ha affermato che il comportamento e il contegno di Khamenei potrebbero fungere da modello per il sistema di gestione dell’Iran. Ha ribadito inoltre di aver partecipato all’incontro con uno spirito basato su “semplicità, umiltà, sincerità e rispetto reciproco”. Le osservazioni di Pezeshkian arrivano mentre sono state pubblicate notizie sulle precarie condizioni fisiche di Mojtaba Khamenei, tra cui l’amputazione di alcuni arti, lesioni al viso e il suo “aspetto sfigurato”.
In merito alla guerra in Iran “stiamo lavorando duramente per promuovere il dialogo, la pace e la de-escalation. La soluzione diplomatica è l’unico modo per una pace duratura”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aprendo la riunione Italia-Fao-Med9 sul blocco dello Stretto di Hormuz e conseguenze per energia e fertilizzanti. Domani incontrerò in queste stanze del ministero degli Affari Esteri il Segretario di Stato Marco Rubio. Gli porterò il messaggio di questo incontro”, ha aggiunto il titolare della Farnesina.
I dazi? “Rialzare i muri fa un danno a tutte le economie. Davanti a questo dobbiamo essere costruttori di pace, di cooperazione, di dialogo e di ponti. Non accetteremo che nessuno soppianti le sedi multilaterali dove prevale il dialogo tra popoli e Stati” e “non accetteremo di vedere riscrivere il diritto internazionale per sostituirlo con la legge del più forte e del più ricco”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo all’Assemblea elettiva nazionale della CIA – Agricoltori Italiani, a Roma. “Stiamo vedendo riaffacciarsi le nubi della guerra, tutto intorno a noi – prosegue la leader dem – . Ombre che sembravano consegnate ai libri di storia come il tentativo di riscrivere i confini con la forza, la volontà di potenza e il bellicismo imperialista con lo strascico di morte. In molte parti del mondo vediamo questo, vediamo crimini di guerra e la fame utilizzata come crimine di guerra. L’Italia ripudia la guerra. Dobbiamo fare tutto il possibile per fermare queste guerre illegali che Trump e Netanyahu stanno portando in Iran, che Putin sta portando in Ucraina e che Netanyahu sta portando anche a Gaza”.
L’Iran nega un suo coinvolgimento nell’esplosione avvenuta lunedì a bordo di una nave sudcoreana nello Stretto di Hormuz. L’ambasciata iraniana in Corea del Sud ha diffuso una nota in cui afferma che “respinge con fermezza e nega categoricamente qualsiasi accusa relativa al coinvolgimento delle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran nell’incidente che ha comportato il danneggiamento di una nave coreana nello Stretto di Hormuz”. Il riferimento è alla nave operata dalla compagnia sudcoreana HMM. “Fin dall’inizio delle azioni aggressive condotte dagli Stati Uniti e dal regime israeliano contro l’Iran, la Repubblica Islamica dell’Iran ha ripetutamente sottolineato che lo Stretto di Hormuz costituisce parte integrante della sua geografia difensiva nel contrastare gli aggressori e i loro sostenitori. In questo contesto, le condizioni che regolano la navigazione attraverso questa via d’acqua strategica sono state influenzate dall’evoluzione della situazione di sicurezza e differiscono da quelle prevalenti nei periodi precedenti, poiché l’area è soggetta a tensioni accresciute derivanti dalle azioni delle forze ostili e dei loro alleati”, precisa tuttavia la sede diplomatica, sottolineando che “di conseguenza, il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz richiede il pieno rispetto delle normative applicabili, la dovuta attenzione agli avvisi emessi, l’adesione alle rotte designate e il coordinamento con le autorità competenti della Repubblica Islamica dell’Iran”.
L’Iran offre assistenza alle navi nello Stretto di Hormuz. Lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Mehr, riportando che l’Organizzazione Portuale e Marittima dell’Iran (PMO) ha emesso un avviso formale rivolto a tutti i comandanti delle navi nello Stretto di Hormuz e nelle acque circostanti. Secondo Mehr, l’organizzazione offre generi alimentari, carburante, assistenza medica e servizi di riparazione limitati e autorizzati.
La Casa Bianca si attenda una risposta iraniana al memorandum di intesa sll’accordo per porre fine alla guerra nelle prossime 24-48 ore. Lo riferisce Axios, citando funzionari dell’amministrazione Usa. “Non siamo lontani, ma non c’è ancora un accordo”, ha riferito una delle fonti. Inoltre, scrive Axios, la Casa Bianca auspica una svolta diplomatica entro la conclusione del viaggio di Trump in Cina, prevista per venerdì prossimo. Se entro quella data non sarà stato raggiunto alcun accordo, riferiscono le fonti, il presidente potrebbe prendere nuovamente in considerazione l’ipotesi di ordinare un’azione militare. Il memorandum d’intesa di una pagina, articolato in 14 punti, è oggetto di negoziato tra gli inviati di Trump — Steve Witkoff e Jared Kushner — e diversi funzionari iraniani, sia in via diretta che tramite mediatori. Funzionari statunitensi hanno spiegato che lo scambio di comunicazioni con l’Iran procede a rilento poiché ogni messaggio deve essere trasmesso al Leader Supremo Mojtaba Khamenei — il quale, per ragioni di sicurezza, vive in clandestinità — e da questi nuovamente inviato ai negoziatori.
‘Iran dovrebbe consegnare oggi ai mediatori la sua risposta alla proposta statunitense di porre fine alla guerra. È quanto riporta la Cnn sul suo sito, citando una fonte regionale. In precedenza, il presidente Donald Trump aveva affermato che gli Stati Uniti avevano avuto “colloqui molto positivi” con l’Iran nelle ultime 24 ore.

