Dopo le nette prese di posizione del governo della Spagna guidato da Pedro Sanchez su Israele e sulla guerra in Iran di Tel Aviv e degli Stati Uniti, dal Pentagono hanno ventilato la possibilità di sospendere Madrid dalla Nato. Una questione su cui è intervenuto lo stesso Sanchez, al suo arrivo al vertice informale dei leader Ue a Nicosia, Cipro. La notizia è stata riportata da Reuters, che cita un funzionario statunitense, e rilanciata sui principali media iberici. “Noi non lavoriamo sulle e-mail ma sui documenti ufficiali e le posizioni che prende il governo degli Stati Uniti. La nostra posizione è chiara: assoluta collaborazione con gli alleati però sempre nella cornice del diritto internazionale”. Sanchez ha affermato che la Spagna è “un partner leale della Nato” che “compie con i suoi obblighi”, e ha ricordato che ci sono “militari spagnoli dispiegati nell’Europa orientale per difendere l’integrità territoriale dalla minaccia russa” e, “naturalmente, stiamo anche sostenendo l’Ucraina utilizzando strumenti della Nato per finanziare l’acquisto di armi e le capacità militari di Kiev”, ha detto, “pertanto, assoluta tranquillità”.
Trump: “Potremmo tagliare il commercio con la Spagna”
La Spagna “non sta collaborando affatto” con gli Stati Uniti riguardo alla guerra in Iran e “potremmo tagliare tutto il commercio con loro”. Donald Trump aveva minacciato così Madrid, per aver negato l’utilizzo delle proprie basi militari. “Non capisco quello che sta facendo la Spagna. Sono stati pessimi con la Nato. Hanno la protezione ma non vogliono pagare la loro quota e fanno così da molti anni”, aveva detto ancora il presidente americano. Trump in precedenza aveva anche pensato di imporre dazi doganali alla Spagna, sostenendo che Madrid “sta guadagnando molto sulle nostre spalle”. Si riferiva al fatto che la Spagna è l’unico membro dell’alleanza di 32 nazioni a non essersi impegnata ad aumentare la spesa militare al 5% del PIL.
Podemos: “Usciamo dalla Nato prima che Trump ci cacci”
La segretaria generale del partito spagnolo Podemos, Ione Belarra, è tornata a chiedere l’uscita della Spagna dalla Nato. “Sarebbe un’enorme umiliazione aspettare che sia Donald Trump ad espellerci” invece di “prendere una decisione sovrana”, ha detto in un video pubblicato su X. Le dichiarazioni di Belarra sono arrivate dopo la notizia riportata da Reuters secondo cui il Pentagono starebbe valutando di sospendere la Spagna dalla Nato per la mancata collaborazione nella guerra all’Iran. Podemos non fa più parte del governo di coalizione guidato da Pedro Sanchez ma è tra i partiti che hanno sostenuto esternamente l’investitura del leader socialista e senza cui l’esecutivo non ha la maggioranza al Congresso dei deputati.
Dal Pentagono nuovo impulso alla base spagnola di Rota
La Marina statunitense ha pubblicato un “avviso di ricerca fornitori” per la manutenzione dei suoi cacciatorpediniere presso la base navale spagnola di Rota. Lo riportano i media iberici che sottolineano come, al di là dell’aspetto tecnico, questo avviso abbia una forte connotazione politica, in quanto mostrerebbe come per il Pentagono, al di là delle minacce del presidente Usa Donald Trump, la base spagnola rimarrebbe il principale hub navale in Europa e Africa per il prossimo decennio. Il documento è un’indagine di mercato e serve a individuare cantieri navali e aziende in grado di effettuare riparazioni, manutenzione e interventi di bacino di carenaggio di grandi dimensioni su cacciatorpediniere e altre navi della Marina statunitense operanti da Rota nei teatri europeo e africano, spiega il media specializzato InfoDefensa. Gli Usa descrivono Rota come “la più grande installazione della Marina statunitense in Europa” e “l’hub logistico e di manutenzione fondamentale” per le forze navali statunitensi in Europa e Africa. Attualmente ospita cinque cacciatorpediniere e una sesta nave dovrebbe arrivare quest’anno.
L’avviso della Marina statunitense è in contrasto con la retorica del presidente Usa Donald Trump che in più occasioni ha minacciato di tagliare i legami commerciali con la Spagna e anche di volerla espellere dalla Nato. L’ultima notizia è arrivata da un funzionario statunitense che ha detto all’agenzia di stampa Reuters che il Pentagono starebbe valutando la possibilità di sospendere la Spagna dall’Allenza atlantica, essendosi rifiutata di consentire alle forze statunitensi coinvolte nella guerra all’Iran di utilizzare le basi di Rota e Moron e il suo spazio aereo. Nelle scorse settimane il Wall Street Journal aveva riferito che la Casa Bianca stava valutando di punire alcuni Paesi Nato, tra cui appunto la Spagna, con il ritiro delle truppe Usa per non aver fornito un sostegno adeguato agli Stati Uniti e a Israele.
Sanchez: “Sospendere l’accordo Ue-Israele, no a doppi standard”
Ieri davanti agli altri leader europei “ho difeso” la sospensione dell’accordo Ue-Israele, “perché il doppio standard che l’Europa sta utilizzando in Ucraina e in Medioriente è qualcosa che ci sta delegittimando non solo all’esterno ma anche all’interno davanti alle nostre società. L’articolo 2 dell’accordo parla di rispettare il diritto internazionale e umanitario e chiaramente Israele non lo sta rispettando né in Libano, né in Cisgiordania, né a Gaza. Non può essere che siamo uniti, come è giusto che sia”, “sull’Ucraina e in Medioriente no“, ha proseguito. “Purtroppo alcuni governi sono a favore e altri contrari, non c’è unità e il risultato è l’indebolimento della posizione dell’Ue nella nostra legittimità politica e nella nostra credibilità al momento di difendere cause giuste come quella ucraina”, ha concluso.
Sanchez: “Crisi da guerra illegale dimostra fallimento forza bruta”
“La crisi provocata in Medioriente dalla guerra illegale dimostra il fallimento della forza bruta e l’esigenza di rispettare il diritto internazionale e di salvaguardare e rafforzare l’ordine multilaterale”, “la legge del più forte rende il mondo più debole. Non si conosce l’obiettivo della guerra, e non sembra ci sia fiducia tra le parti per un accordo nel breve periodo” e questo porta a “sofferenza, perdita di migliaia di vite umane, sfollati e svuotamento dell’ordine internazionale” con le “conseguenze economiche che pagano famiglie, imprese e l’economia europea”, ha proseguito il leader socialista, rimarcando che “dall’inizio della guerra in Europa il costo dell’import di combustibili fossili è aumentato di 24 miliardi, ovvero 500 milioni al giorno”. “Credo che la misura meno onerosa e che salva più vite sia che la guerra finisca quanto prima”, ha detto Sanchez, lanciando dunque un “appello alle parti affinché dialoghino si arrivi a un accordo il prima possibile”

