Donald Trump ieri sera è tornato a parlare dell’Iran affermando che non userebbe l’atomica contro Teheran: “A nessuno dovrebbe essere consentito di usarla”, ha detto il presidente degli Stati Uniti. Poi ha ribadito di non voler “fare le cose affrettate, voglio prendermi il tempo che serve”, “abbiamo un sacco di tempo e voglio ottenere un grande accordo”. Intanto secondo la Cnn gli Usa stanno pianificando nuovi attacchi su Hormuz nel caso in cui l’attuale cessate il fuoco con l’Iran dovesse fallire.
Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni ai portafogli di criptovalute iraniani, congelando circa 344 milioni di dollari riconducibili al regime di Teheran. Lo ha annunciato su X il segretario al Tesoro Scott Bessent. Nell’ambito dell’operazione ‘Economic Fury’, il Tesoro statunitense “continuerà a degradare sistematicamente la capacità di Teheran di generare, trasferire e rimpatriare fondi. L’Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri del Dipartimento del Tesoro sta sanzionando diversi wallet legati all’Iran, determinando il congelamento di 344 milioni di dollari in criptovalute. Seguiremo il denaro che Teheran sta disperatamente tentando di trasferire fuori dal Paese e colpiremo tutte le linee vitali finanziarie legate al regime”, ha scritto Bessent.
Gli Stati Uniti annunciano nuove “azioni decisive per smantellare il commercio illecito di petrolio dell’Iran”. Il dipartimento del Tesoro ha imposto oggi sanzioni a “una grande raffineria cinese indipendente e a quasi altri 40 soggetti – navi e i rispettivi proprietari o gestori – che fungono da linfa vitale fondamentale per le esportazioni di petrolio dell’Iran”. Questa iniziativa, sottolinea una nota del dipartimento di Stato, “interrompe i flussi di entrate che finanziano le attività destabilizzanti del regime in tutto il Medio Oriente. La campagna di ‘massima pressione’ dell’Amministrazione chiamerà Teheran a rispondere delle sue aggressioni regionali e delle minacce agli interessi americani”.
L’Iran sta formulando un’offerta per soddisfare le richieste degli Stati Uniti. Lo ha detto Donald Trump alla Reuters, secondo quanto rilanciato dal Guardian. “Stanno formulando un’offerta e vedremo”, ha affermato il presidente, precisando di non sapere ancora in cosa consisterà tale offerta. Trump non ha poi voluto specificare chi siano gli interlocutori di Washington nei negoziati che stanno per riaprirsi a Islamabad. “Non voglio rivelarlo, ma stiamo trattando con le persone che detengono attualmente il potere”. Come annunciato dalla Casa Bianca, gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner partiranno domattina per il Pakistan per incontrare la delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Araghchi.
“Ho avuto un lungo ed amichevole colloquio telefonico con il Segretario di Stato Usa Marco Rubio che ho ringraziato per l’impegno nei nuovi colloqui in corso oggi a Washington tra Libano e Israele”. È quanto fa sapere in un post sul social X il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Ho confermato la piena disponibilità dell’Italia a sostenere il dialogo, sottolineando l’urgenza di estendere il cessate il fuoco in Libano e di garantire la protezione dei civili e del contingente Unifil da ulteriori attacchi”, aggiunge. Tajani ha inoltre richiamato la sua recente missione a Beirut e i contatti con i principali interlocutori regionali, confermando la disponibilità italiana a ospitare futuri negoziati.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio. “Sul conflitto in Iran, ho sottolineato l’importanza della rapida ripresa dei negoziati a Islamabad per una soluzione pacifica duratura”, fa sapere Tajani in un post sul social X, “ne avevo discusso anche con il Ministro Araghchi, evidenziando la necessità di un accordo che assicuri la natura esclusivamente civile del programma nucleare iraniano”. “Resta prioritario riaprire rapidamente e in sicurezza lo Stretto di Hormuz, per evitare ulteriori ripercussioni economiche globali”, ha aggiunto, “l’Italia è pronta a fare la sua parte, contribuendo a iniziative multilaterali per la sicurezza marittima e la libertà di navigazione”.
Nel corso del colloquio è stata affrontata anche la prospettiva di una de-escalation regionale e la ripresa del dialogo a Islamabad. Tajani ha confermato il sostegno italiano agli sforzi di mediazione del Pakistan, sottolineando l’urgenza di garantire la sicurezza dei Paesi del Golfo e la riapertura, in condizioni di sicurezza, dello Stretto di Hormuz. In questo quadro, l’Italia resta pronta a contribuire a iniziative multilaterali per la sicurezza marittima e la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale.
“L’Iran non ha avanzato alcuna richiesta di colloqui con gli americani e, al contrario, ha finora respinto categoricamente le richieste di negoziati da parte degli Stati Uniti a causa delle loro pretese eccessive”. Lo ha affermato l’agenzia di stampa Tasnim, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), respingendo le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in merito alla richiesta di colloqui da parte di Teheran.
L’agenzia di stampa Fars, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), ha esortato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ad annullare il suo viaggio a Islamabad, in Pakistan, sostenendo che la sua sovrapposizione con la visita della delegazione negoziale statunitense potrebbe comunicare l’accettazione da parte di Teheran della prosecuzione dei colloqui con gli Stati Uniti, che ha definito “costosi” e “inutili”. “Non si può negare la preoccupazione per le iniziative del ministro degli esteri, e l’esito dei suoi due precedenti cicli di colloqui con la controparte americana è la guerra che ora ci troviamo ad affrontare”, scrive Fars.
L’agenzia di stampa Tasnim News, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), ha riferito che nessun negoziato con gli Stati Uniti è previsto durante il soggiorno del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a Islamabad, in Pakistan. “Si sta confrontando solo con la parte pakistana sulle considerazioni della Repubblica islamica riguardo alla fine della guerra”, afferma l’agenzia iraniana, smentendo la notizia della Cnn secondo cui i negoziatori statunitensi si starebbero recando a Islamabad per colloqui con Araghchi.
Il ministero degli Esteri pakistano ha fatto sapere che una delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi è arrivata a Islamabad. Al suo arrivo, Araghchi è stato ricevuto dal ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar, dal capo di stato maggiore dell’esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, e da altri alti funzionari. In una nota, si afferma che durante la visita Araghchi dovrebbe incontrare i vertici del Pakistan per discutere degli ultimi sviluppi regionali e degli sforzi in corso per promuovere la pace e la stabilità regionale.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner partiranno “domani” per il Pakistan “per ascoltare le ragioni degli iraniani”. “Gli iraniani vogliono parlare. Vogliono parlare di persona”, ha detto la funzionaria parlando con i giornalisti. Quanto al vicepresidente JD Vance, ha riferito Leavitt, “è in stato di preallerta e si renderebbe disponibile a recarsi in Pakistan qualora lo ritenessimo necessario”.
Secondo quanto riportato da Fox News, sarebbe stato l’Iran a chiedere un incontro di persona con i rappresentanti Usa. Come confermato dalla Casa Bianca, domattina, l’inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente Trump, Jared Kushner, si recheranno in Pakistan per colloqui diretti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Il ministero della Salute libanese ha aggiornato a 2.491 il bilancio dei morti nel Paese dall’inizio della guerra. Altre 7.719 persone sono rimaste ferite nell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah, scoppiata il 2 marzo. È la prima volta che il ministero pubblica nuovi dati dal 17 aprile, data in cui è entrato in vigore il cessate il fuoco. Nonostante il cessate il fuoco, il bilancio delle vittime è aumentato di 197 unità in una settimana, a causa del ritrovamento di corpi in aree precedentemente inaccessibili.
Il presidente Trump sta inviando i negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner in Pakistan per colloqui con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi . Lo riferisce la Cnn, citando due fonti dell’Amministrazione Usa a conoscenza della vicenda.
Secondo quanto riferito dalle fonti della Cnn, il vicepresidente JD Vance non ha attualmente in programma di partecipare, dato che nemmeno il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad-Bagher Ghalibaf, prenderà parte ai colloqui. Ghalibaf è considerato internamente dai funzionari della Casa Bianca come il capo della delegazione iraniana e l’interlocutore di Vance. Tuttavia, il vicepresidente Usa rimarrà in stand-by, pronto a recarsi a Islamabad qualora i colloqui dovessero fare progressi, hanno precisato le fonti. Nel frattempo, membri del suo staff saranno presenti in Pakistan e parteciperanno ai negoziati.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) riferiscono su X di aver ucciso “sei terroristi armati dell’organizzazione terroristica Hezbollah che operavano a Bint Jbeil, a sud della linea di difesa avanzata nel sud del Libano”. “Subito dopo l’identificazione, è iniziato uno scontro a fuoco tra i terroristi e l’Idf, nel corso del quale l’Idf ha neutralizzato due terroristi”, spiega l’esercito. “Le Forze di difesa hanno attaccato l’edificio da cui operavano i terroristi. Nell’attacco sono stati neutralizzati altri quattro terroristi rimasti sul posto. Non si registrano vittime tra le nostre Forze”, aggiunge, “si tratta di un’ulteriore palese violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah”.
Il ministro degli Esteri del Pakistan, Ishaq Dar, ha parlato con il suo omologo russo, Sergei Lavrov. Dar ha affermato che Lavrov ha apprezzato il “ruolo costruttivo” svolto dal Pakistan nel facilitare il dialogo tra l’Iran e gli Stati Uniti. Il ministro pakistano ha ribadito l’impegno di Islamabad a sostenere gli sforzi per promuovere il dialogo e la diplomazia per risolvere le controversie. Dar ha poi aggiunto che entrambe le parti hanno concordato di rimanere in contatto.
Hezbollah ha affermato di aver abbattuto il drone israeliano Hermes 450 con un missile terra-aria, nei pressi della periferia di Tiro, nel sud del Libano. L’esercito israeliano ha confermato l’abbattimento. La milizia libanese ha dichiarato che si è trattato di una rappresaglia per la violazione dello spazio aereo libanese da parte di Israele. Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno reso noto con un comunicato che il velivolo a pilotaggio remoto è stato abbattuto da un missile di Hezbollah e che l’incidente è oggetto di indagine.
“I negoziati devono proseguire. L’Iran sta prendendo tempo e dobbiamo aumentare la pressione sull’Iran se vogliamo raggiungere una soluzione sostenibile. Considereremo la possibilità di allentare le sanzioni, ma ciò richiederebbe un chiaro impegno per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Abbiamo bisogno di un impegno concreto sul porre fine al programma nucleare iraniano e alle minacce verso Israele. L’Iran deve smettere di minacciare i suoi vicini nella regione”. Lo dice il cancelliere tedesco Friedrich Merz in conferenza stampa al termine del vertice informale di Nicosia, a Cipro. Il cancelliere precisa poi che l’allentamento delle sanzioni “potrebbe essere parte di un processo complessivo” ed “è stato proposto anche da altri. Questo potrebbe essere parte del contributo che potremmo dare per far progredire questo processo”. Infine, sottolinea che “qualsiasi cosa possa contribuire a porre fine a questo conflitto è positiva, e prima accade, meglio è”.
“Sto per intraprendere un viaggio a Islamabad, Muscat e Mosca. Lo scopo delle mie visite è quello di coordinarmi strettamente con i nostri partner sulle questioni bilaterali e di confrontarmi con loro sugli sviluppi regionali. I nostri vicini sono la nostra priorità”. Lo scrive in un post sul social X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
“In questo mondo caotico, coloro che difendono il diritto internazionale pagano un prezzo altissimo: l’Iran, per aver esercitato il suo legittimo diritto all’autodifesa contro una guerra di aggressione; e la Spagna, per essersi opposta a una guerra illegale. Per difendere la pace, non c’è altra opzione che resistere al bellicismo”. Lo ha scritto su X l’ambasciata iraniana in Spagna commentando le dichiarazioni rilasciate dal premier Pedro Sanchez al suo arrivo al vertice informale dei leader Ue a Cipro, dopo che è emersa la notizia secondo cui gli Usa starebbero valutando la sospensione della Spagna dalla Nato per la mancata collaborazione nella guerra all’Iran.
“E’ troppo presto” per allentare le sanzioni all’Iran. Lo dice il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in conferenza stampa dopo il vertice informale a Cipro, rispondendo a una domanda su quanto affermato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz su un possibile allentamento delle sanzioni a fronte di un processo più ampio di accordo. “Non abbiamo avuto esperienze positive con l’Iran. La scorsa estate, pochi giorni prima del ripristino delle sanzioni, ho incontrato il presidente Pezeshkian a New York e abbiamo cercato, fino all’ultimo, di evitare il ripristino delle sanzioni. Purtroppo, però, l’Iran non ha fornito le garanzie necessarie per assicurare alla comunità internazionale di non possedere armi nucleari. E non possiamo ignorare la natura del regime, la violenza che perpetra contro il proprio popolo. Considerando le migliaia di persone uccise di recente, credo sia troppo presto per parlare di un allentamento di qualsiasi tipo di sanzione”. Costa evidenzia poi che la Ue auspica un “cessate il fuoco duraturo che apra la strada alla diplomazia” per affrontare le questioni centrali che “non riguardano solo il nucleare” ma anche “la questione dei missili balistici, elemento chiave per la sicurezza nella regione e anche per l’Europa” oltre al tema dei proxy “che stanno destabilizzando la regione e minacciando anche l’Europa”.
“Ora il conflitto è tangibile. Lasciatemi dare una cifra: dall’inizio la nostra bolletta per i combustibili fossili è aumentata di oltre 25 miliardi senza che una singola molecola di energia sia cambiata. Deve essere molto chiaro. Dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili importantissimi, perché questi ci rendono giustamente vulnerabili, e dobbiamo potenziare le nostre fonti energetiche a prezzi accessibili”. Lo afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo informale a Nicosia, Cipro.
Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha definito la guerra in Iran un “dono per il mondo” parlando con i giornalisti al Pentagono. Hegseth ha aggiunto che il blocco navale statunitense contro le navi iraniane continuerà “finché sarà necessario” per portare a termine la missione “audace e pericolosa” degli Stati Uniti, volta a porre fine alla minaccia che l’Iran rappresenta per la sicurezza globale.
Gli equipaggi delle tre navi mercantili sequestrate dalle forze armate statunitensi nell’ultima settimana per il blocco dello stretto di Hormuz sono ancora sotto la custodia degli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il generale Dan Caine durante una conferenza stampa. “Continueremo a condurre azioni e attività di interdizione marittima simili negli Oceani Pacifico e Indiano contro le navi iraniane e le imbarcazioni della ‘Flotta Oscura’”, ha affermato Caine. Il generale ha aggiunto che l’equipaggio della Tousca, la prima nave mercantile sequestrata dalle forze statunitensi domenica, “ha ripetutamente ignorato gli avvertimenti degli Stati Uniti”, per un periodo di sei ore. Caine ha dichiarato che questo comportamento ha indotto l’equipaggio del cacciatorpediniere della Marina che seguiva la nave a sparare cinque colpi di avvertimento. “La nave e il suo equipaggio hanno continuato a ignorare gli avvertimenti e, dopo aver esaurito tutte le altre misure, il Centcom ha autorizzato il fuoco di neutralizzazione contro la Tousca”, ha detto il militare. Successivamente il cacciatorpediniere ha messo fuori uso il motore della nave sparando nove colpi a salve dai cannoni da 12,7 cm del cacciatorpediniere “precisamente nella sala macchine e nello spazio motore a bordo della Tousca”. “Non sorprende che l’imbarcazione abbia poi segnalato problemi al motore, si sia fermata in acqua e abbia iniziato a ottemperare alle direttive statunitensi”, ha concluso Caine.
“L’Unione Europea non è parte del conflitto, ma noi faremo parte della soluzione. Nel sostenere gli sforzi diplomatici volti a raggiungere una soluzione negoziata a questo conflitto, i nostri principi sono chiari. Una pace reale può essere raggiunta solo difendendo il diritto internazionale in modo coerente e le nostre priorità sono altrettanto chiare. Primo, ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Secondo, lavorare per un cessate il fuoco stabile e duraturo che possa aprire la strada a una pace sostenibile nella regione. Terzo, non può esserci un Medio Oriente stabile con un Iran dotato di armi nucleari, e l’Unione Europea continuerà a contribuire a questo obiettivo come ha fatto in passato”. Lo dice il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in conferenza stampa dopo il vertice informale a Cipro.
“Il mio messaggio odierno ai nostri partner è duplice. In primo luogo, desidero ribadire la nostra assoluta solidarietà con i nostri partner nella regione. Una lezione fondamentale delle ultime settimane è che la sicurezza è indivisibile. Non si può avere stabilità in Medio Oriente o nel Golfo mentre il Libano è in fiamme. Pertanto, chiediamo il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del Libano. Una tregua temporanea non è sufficiente”. Lo afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo informale a Nicosia, Cipro. “Abbiamo bisogno di un percorso permanente verso la pace e, lungo questo percorso, continueremo a sostenere il popolo libanese: sei voli del ponte aereo umanitario dell’UE hanno consegnato oltre 250 tonnellate di aiuti, nell’ambito dei 100 miliardi di euro di assistenza umanitaria”, rimarca. “Questa solidarietà tra i partner è reciproca. Desidero lodare la leadership di Egitto e Giordania, che si stanno adoperando con ogni mezzo per trovare soluzioni diplomatiche ai conflitti che ci riguardano tutti, e desidero ringraziare gli Stati del Golfo per il loro sostegno, ad esempio, nel riportare a casa in sicurezza i cittadini dell’UE”, aggiunge.
“La guerra in Medio Oriente ha già avuto conseguenze disastrose per le persone, le infrastrutture e l’economia globale, e ogni giorno che passa senza una soluzione non fa che peggiorare. La situazione attuale sottolinea chiaramente quanto la sicurezza dell’Europa sia strettamente legata a quella del Medio Oriente e quanto sia diventata vitale la nostra cooperazione in materia di sicurezza e difesa”. Lo dice il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in conferenza stampa dopo il vertice informale a Cipro.
“Accogliamo con favore, infatti, il prolungamento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e quello tra Libano e Israele. Il nostro obiettivo comune è ora quello di negoziare una fine duratura alla guerra, e ciò include il ripristino della piena e permanente libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. È altrettanto chiaro che qualsiasi accordo di pace dovrà affrontare la questione del programma nucleare e missilistico balistico iraniano. Gli eventi delle ultime sette settimane hanno dimostrato il reale pericolo che un Iran dotato di armi nucleari rappresenterebbe per il mondo”. Lo afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo informale a Nicosia, Cipro.
“Fin dall’inizio, abbiamo costantemente chiesto la de-escalation e i negoziati nel pieno rispetto del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario. Il recente annuncio del prolungamento del cessate il fuoco contro l’Iran è un passo positivo. I negoziati devono avere l’obiettivo di trovare una soluzione duratura per porre fine a questa guerra e affrontare le preoccupazioni fondamentali. Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto immediatamente, senza restrizioni e senza pedaggi, nel pieno rispetto del diritto internazionale e del principio di libertà di navigazione, questo è vitale per il mondo intero”. Lo dice il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in conferenza stampa dopo il vertice informale a Cipro. “La diplomazia – aggiunge – è l’unica via sostenibile da seguire e l’Unione europea è pronta a contribuire a tutti gli sforzi in corso”.
Secondo quanto appreso da Iran International, Mohammad Bagher Ghalibaf si è dimesso da capo della squadra negoziale iraniana con gli Stati Uniti a seguito di disaccordi interni. Ghalibaf è stato rimproverato per aver tentato di includere la questione nucleare nei colloqui con Washington ed è stato costretto a dimettersi. La figura intransigente Saeed Jalili potrebbe sostituirlo, mentre anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sta cercando di assumere la guida dei negoziati.
“A partire da questa mattina, 34 navi hanno incontrato il blocco statunitense e hanno fatto la saggia scelta di tornare indietro”. Lo ha dichiarato presidente dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti Dan Caine durante un briefing al Pentagono sugli sviluppi del conflitto in Iran.
I leader europei “dovrebbero organizzare meno conferenze di facciata e salire su una barca”. Lo ha detto il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth in conferenza stampa sugli sviluppi della guerra in Iran. “Questa è più una loro battaglia che nostra”, ha aggiunto, come riporta il Guardian. Hegseth ha anche detto che accoglierebbe con favore un “serio sforzo europeo” sullo stretto di Hormuz e ha definito la recente conferenza dei leader Ue a Parigi una “conferenza sciocca”.
L’agenzia di stampa di Stato iraniana Irna ha confermato che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è in partenza per il Pakistan per colloqui e aggiunge che si recherà anche in Oman e in Russia. Il viaggio in Pakistan giunge mentre i funzionari del Paese stanno cercando di riunire Stati Uniti e Iran per un secondo round di negoziati per un cessate il fuoco. Irna riporta che il viaggio di Araghchi, che inizia oggi, è incentrato su “consultazioni bilaterali e discussioni sugli sviluppi regionali in corso, nonché sull’ultima situazione relativa alla guerra imposta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran”
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si starebbe recando in Pakistan insieme a una piccola delegazione governativa. Il suo arrivo potrebbe avvenire già nella giornata di oggi. Lo hanno affermato due funzionari pakistani parlando in forma anonima con l’Associated Press. Il Pakistan sta cercando di riavviare i colloqui per il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti.
Le famiglie e le imprese europee stanno già avvertendo la pressione sui prezzi causata dal conflitto in Medio Oriente, sebbene le perturbazioni dovute al conflitto non abbiano ancora provocato uno scenario simile alla crisi energetica del 2022. Lo scrive S&P Global Ratings in un report di approfondimento dell’impatto del conflitto sull’economia europea. A fronte dell’intensificarsi degli effetti diretti derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia, prosegue il report, gli effetti indiretti si ripercuoteranno sempre più sull’economia europea, con implicazioni per la crescita economica a medio termine e i tassi di interesse. S&P ritiene che, in questa fase, uno shock generalizzato della catena di approvvigionamento sia una possibilità remota per l’economia europea, individuando tuttavia alcune aree di vulnerabilità. Nello specifico, Germania e Italia, potenze industriali con capacità nucleare limitata, sono particolarmente esposte alle importazioni dal Medio Oriente, mentre la Francia è meno vulnerabile grazie alla sua infrastruttura nucleare, e il Regno Unito è relativamente protetto, poiché il Medio Oriente rappresenta solo una piccola quota del 44% del suo fabbisogno energetico importato. D’altra parte, si sottolinea nel report, il rischio di approvvigionamento energetico per l’Europa è ora inferiore rispetto al 2022, quando la Russia soddisfaceva il 30%-35% del fabbisogno regionale di petrolio e gas. Inoltre, l’Europa è meno colpita dall’attuale turbolenza rispetto alle principali economie asiatiche, che importano circa tre volte più energia dal Medio Oriente.
Il Kuwait afferma che stamattina alcuni droni esplosivi lanciati dall’Iraq hanno colpito due località sul confine settentrionale. L’esercito kuwaitiano ha dichiarato su X che i droni hanno causato danni materiali, ma che non sono state segnalate vittime.
La segretaria generale del partito spagnolo Podemos, Ione Belarra, è tornata a chiedere l’uscita della Spagna dalla Nato. “Sarebbe un’enorme umiliazione aspettare che sia Donald Trump ad espellerci” invece di “prendere una decisione sovrana”, ha detto in un video pubblicato su X. Le dichiarazioni di Belarra sono arrivate dopo la notizia riportata da Reuters secondo cui il Pentagono starebbe valutando di sospendere la Spagna dalla Nato per la mancata collaborazione nella guerra all’Iran.
Podemos non fa più parte del governo di coalizione guidato da Pedro Sanchez ma è tra i partiti che hanno sostenuto esternamente l’investitura del leader socialista e senza cui l’esecutivo non ha la maggioranza al Congresso dei deputati.
Si è svolta questa mattina a Palazzo Dante una nuova riunione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, e del Sottosegretario con delega alla Sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, con i vertici militari e dell’Intelligence. L’incontro ha consentito di fare il punto sugli sviluppi più recenti relativi agli aspetti militari e di intelligence connessi alla crisi nell’area mediorientale.
Gli Usa, secondo una notizia riportata dall’agenzia Reuters, starebbero valutando la sospensione della Spagna dalla Nato per la mancata collaborazione nella guerra all’Iran, ma il Trattato Nord Atlantico, del 1949, che ha dato origine all’Alleanza, non prevede un meccanismo di sospensione o espulsione di uno Stato membro. Reuters cita un funzionario statunitense che ha parlato a condizione di anonimato e che ha fatto riferimento a un’e-mail del Pentagono.
Questa non sarebbe la prima minaccia da parte Usa nei confronti del Paese iberico. Già a ottobre dello scorso anno il presidente Donald Trump aveva ventilato di espellere la Spagna dalla Nato qualora il governo di Pedro Sanchez non si fosse impegnato ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del Pil. Tuttavia il Trattato Nord Atlantico non prevede che uno Stato membro possa essere espulso contro la propria volontà.
Nel testo si fa riferimento alla sola possibilità che un Alleato abbandoni volontariamente l’organizzazione. La procedura è disciplinata dall’articolo 13 secondo cui un Paese può decidere di uscire dall’alleanza notificando la sua rinuncia al governo degli Stati Uniti. Washington dovrebbe allora comunicare la decisione agli altri membri della Nato e l’uscita diverrebbe effettiva trascorso un anno dalla notifica formale.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha contattato il suo omologo del Pakistan, Ishaq Dar, e il capo dell’esercito pakistano, il federmaresciallo Asim Munir, per discutere del cessate il fuoco nella guerra con Usa e Israele. Secondo quanto ha riferito da Araghchi, i tre hanno parlato degli “sviluppi regionali e delle questioni relative al cessate il fuoco”.
Il capo della diplomazia di Teheran non ha fornito ulteriori dettagli, mentre il Pakistan al momento non ha riferito della telefonata. I mediatori pakistani stanno cercando di riportare i funzionari statunitensi e iraniani al tavolo dei negoziati a Islamabad, capitale del Pakistan, dove questa settimana si sperava di tenere colloqui che però non si sono concretizzati.
Il vice presidente dell’Iran, Esmaeil Saqab Esfahani, ha minacciato gli Stati Uniti che Teheran risponderà “occhio per occhio” in caso di attacchi ai pozzi petroliferi. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Mehr, citata dal Guardian.
“Se il nemico commette un altro errore, la nostra strategia sarà occhio per occhio. Se uno dei nostri pozzi petroliferi verrà colpito, verrà preso di mira uno degli impianti petroliferi dei Paesi dal cui territorio siamo stati attaccati”, ha dichiarato il vice presidente, aggiungendo che la squadra negoziale di Teheran ha “afferrato il nemico per il colletto al tavolo delle trattative”. Gli iraniani non dovrebbero preoccuparsi del loro approvvigionamento energetico poiché sono state prese le “misure necessarie”, ha detto ancora.
Un convoglio di aiuti medici è partito dalla Turchia diretto in Iran. Il convoglio, composto da sei camion, è partito da Van, nella Turchia orientale, per attraversare il valico di frontiera di Gurbulak. Lo ha reso noto il direttore sanitario di Van, Muhammed Tosun, all’agenzia Anadolu. “Il carico comprende medicinali e forniture mediche”, ha affermato Tosun. “In precedenza avevamo inviato tre camion. Con quelli di oggi, saranno stati consegnati ai nostri colleghi iraniani un totale di nove camion di materiali di soccorso a beneficio dei loro cittadini”, ha aggiunto.
La guerra in Iran ha prosciugato le scorte Usa di armi fondamentali e costose. È quanto scrive il New York Times (Nyt), citando fonti dell’amministrazione e del Congresso che sottolineano che la fretta del Pentagono per riarmare le proprie forze in Medioriente lo rende meno pronto ad affrontare potenziali avversari come la Russia e la Cina.
“Da quando è iniziata la guerra con l’Iran alla fine di febbraio, gli Stati Uniti hanno consumato circa 1.100 dei propri missili da crociera stealth a lungo raggio, costruiti in vista di un conflitto con la Cina, una cifra vicina al numero totale rimasto nelle scorte statunitensi”, scrive il Nyt, aggiungendo che “l’esercito ha lanciato più di 1.000 missili da crociera Tomahawk, circa 10 volte il numero che acquista attualmente ogni anno”.
Il giornale riferisce anche che “il Pentagono ha utilizzato più di 1.200 missili intercettori Patriot durante la guerra, al costo di oltre 4 milioni di dollari ciascuno, e più di 1.000 missili a terra Precision Strike e Atacms, lasciando le scorte a livelli preoccupantemente bassi, secondo le stime interne del Dipartimento della Difesa e dei funzionari del Congresso”.
Il New York Times scrive che il conflitto ha inoltre messo in evidenza l’eccessiva dipendenza del Pentagono da missili e munizioni troppo costosi, in particolare gli intercettori di difesa aerea, nonché le preoccupazioni sulla capacità dell’industria della difesa di sviluppare armi più economiche, specialmente droni d’attacco, in tempi molto più rapidi.
“Noi non lavoriamo sulle e-mail ma sui documenti ufficiali e le posizioni che prende il governo degli Stati Uniti. La nostra posizione è chiara: assoluta collaborazione con gli alleati però sempre nella cornice del diritto internazionale”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez, al suo arrivo al vertice informale dei leader Ue a Nicosia, Cipro, rispondendo a una richiesta di commento sulla notizia secondo cui in una nota interna del Pentagono viene ventilata la possibilità di sospendere la Spagna dalla Nato a causa delle divergenze sulla questione iraniana. La notizia è stata riportata da Reuters, che cita un funzionario statunitense, e rilanciata sui principali media iberici.
“Le prospettive del mercato globale del gas naturale sono state significativamente modificate dal conflitto in Medioriente, con un grave shock dell’offerta che ha sconvolto i fondamentali del mercato e posticipato la prevista ondata di nuove forniture di Gnl”. Lo sottolinea l’Aie, nel suo ultimo rapporto trimestrale.
I prezzi del gas naturale in Asia e in Europa hanno raggiunto i livelli più alti da gennaio 2023. Sulla base di quanto accaduto lo scorso inverno, con “eventi meteorologici freddi, comprese le grandi tempeste invernali in Nord America, Europa e Asia orientale”, che hanno provocato “forti picchi nella domanda di gas”, l’Aie raccomanda “flessibilità dell’approvvigionamento di gas per la sicurezza energetica, anche nei sistemi con quote crescenti di produzione di energia rinnovabile dipendente dalle condizioni meteorologiche”.
Il rapporto sottolinea l’importanza di “rafforzare la sicurezza globale dell’approvvigionamento di gas attraverso investimenti adeguati e continui lungo tutta la catena del valore del Gnl e una maggiore cooperazione internazionale tra produttori e consumatori”. Per l’Aie, “un portafoglio diversificato di contratti a lungo termine può offrire vantaggi agli importatori di gas in termini di mitigazione della volatilità dei prezzi nei periodi di interruzione”.
“Oltre all’impatto immediato”, l’Aie, l’agenzia internazionale dell’energia prevede che la crisi in Medio Oriente “avrà ripercussioni sulle prospettive a medio termine”. “I danni alle infrastrutture di liquefazione del Gnl in Qatar – spiega . ridurranno la crescita prevista dell’offerta e ritarderanno di almeno due anni l’impatto della prevista ondata di espansione globale del Gnl”.
“L’effetto combinato delle perdite di offerta a breve termine e della crescita più lenta della capacità potrebbe tradursi in una perdita cumulativa di circa 120 miliardi di metri cubi di offerta di Gnl tra il 2026 e il 2030 – sottolineato l’Aie -. Sebbene si preveda che i nuovi progetti di liquefazione in altre regioni compenseranno nel tempo queste perdite, l’impatto prolungherà la fase di tensioni sul mercato fino al 2026 e al 2027”.
“Stamattina ho avuto un buon colloquio con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e abbiamo incaricato i nostri ministeri della Difesa di lavorare su diversi fronti e su vari argomenti, non solo sul futuro aereo da combattimento, ma anche su diverse vie di cooperazione tra i nostri due Paesi. Sono quindi i nostri ministeri della Difesa ad avere questo mandato per le prossime settimane. Continuiamo ad andare avanti. L’Europa non ha mai avuto tanto bisogno di unità, indipendenza e sovranità”. Lo afferma il presidente francese, Emmanuel Macron, al suo arrivo al Consiglio europeo informale a Nicosia, Cipro.
Ieri davanti agli altri leader europei “ho difeso” la sospensione dell’accordo Ue-Israele, “perché il doppio standard che l’Europa sta utilizzando in Ucraina e in Medioriente è qualcosa che ci sta delegittimando non solo all’esterno ma anche all’interno davanti alle nostre società. L’articolo 2 dell’accordo parla di rispettare il diritto internazionale e umanitario e chiaramente Israele non lo sta rispettando né in Libano, né in Cisgiordania, né a Gaza”. Lo ha detto il premier spagnolo, Pedro Sanchez, arrivando al vertice informale dei leader Ue a Nicosia, Cipro.
“Non può essere che siamo uniti, come è giusto che sia”, “sull’Ucraina e in Medioriente no”, ha proseguito. “Purtroppo alcuni governi sono a favore e altri contrari, non c’è unità e il risultato è l’indebolimento della posizione dell’Ue nella nostra legittimità politica e nella nostra credibilità al momento di difendere cause giuste come quella ucraina”, ha concluso.
“Sono e sarò sempre incredibilmente grata a tutti coloro che si sono adoperati per la mia liberazione quando, questo mese, sono stata presa in ostaggio da una fazione armata in Iraq. Tantissime persone – fra cui, ma non solo, funzionari governativi, organizzazioni per la libertà di stampa e la mia meravigliosa comunità di colleghi giornalisti e amici – hanno profuso un impegno immenso per garantire che il mio caso continuasse a ricevere grande attenzione. Grazie di cuore a tutti voi”. Lo scrive in un post su X la giornalista Shelly Kittleson, rapita il 31 marzo dalla milizia irachena Kataib Hezbollah, sostenuta dall’Iran, la cui liberazione è stata annunciata il 7 aprile.
“Ieri sera abbiamo discusso della crisi energetica attraverso due punti. La prima è quella delle misure a breve termine che sono state presentate dalla Commissione. E continueremo la discussione. In realtà, ieri sera abbiamo deciso di incaricare i ministri delle finanze di continuare la discussione, a maggio avremo due riunioni Ecofin, una regolare il 5 maggio e una informale a Cipro il 22 e 23 maggio, per tornare con proposte molto specifiche sulle misure a breve termine per quanto riguarda la crisi energetica”. Lo afferma il presidente di Cipro, Nikos Christodoulidis, della presidenza di turno Ue, al suo arrivo al Consiglio europeo informale a Nicosia, Cipro.
“Allo stesso tempo, sembra che abbiamo bisogno di una visione d’insieme. Abbiamo bisogno di un approccio a lungo termine, anche nel contesto della volontà di diventare strategicamente autonomi. L’obiettivo generale è realizzare l’Unione dell’energia e, in questo contesto speriamo di avere l’approccio generale sul pacchetto EU Grid entro giugno”, aggiunge.
A quanto si apprende, a margine dei lavori del Consiglio europeo informale in corso a Cipro, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto ieri un colloquio con il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, per uno scambio di vedute sui principali dossier europei e internazionali di comune interesse.
Funzionari militari statunitensi stanno elaborando nuovi piani per colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz nel caso in cui l’attuale cessate il fuoco con l’Iran dovesse fallire. Lo riporta la Cnn, citando diverse fonti a conoscenza della questione. Tra le varie tipologie di obiettivi prese in considerazione, figurano attacchi mirati in particolare agli “obiettivi dinamici” intorno allo Stretto di Hormuz, alla parte meridionale del Golfo Persico e al Golfo dell’Oman.
Le fonti hanno descritto potenziali attacchi contro piccole imbarcazioni d’attacco veloci, navi posamine e altre risorse asimmetriche che hanno permesso a Teheran di bloccare efficacemente queste rotte marittime strategiche e di utilizzarle come strumento di pressione sugli Stati Uniti.
“Non ci sto pensando molto”. Così Donald Trump ha risposto alla domanda di un giornalista su cosa pensasse dell’ipotesi di partecipazione dell’Italia al posto dell’Iran ai Mondiali di calcio, come proposto dal suo inviato speciale, Paolo Zampolli, secondo quanto riportato dal Financial Times. “Nessuna comunicazione proveniente dagli Usa ha detto loro (all’Iran, ndr) che non possono venire”, ha aggiunto il segretario di Stato, Marco Rubio, presente nello Studio Ovale. “Tuttavia, non so da dove provenga questa voce”, ha aggiunto Rubio. Via libera agli atleti, ma “non vogliamo persone legate ai pasdaran”, ha concluso.
Donald Trump fornisce un resoconto dell’incontro odierno alla Casa Bianca tra i rappresentanti di Israele e Libano. “L’incontro è andato molto bene! Gli Stati Uniti collaboreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano sarà prorogato di tre settimane”, annuncia il presidente su Truth.
“Attendo con impazienza di ospitare, nel prossimo futuro, il Primo Ministro di Israele, Bibi Netanyahu, e il Presidente del Libano, Joseph Aoun. È stato un grande onore prendere parte a questo incontro davvero storico!”, afferma Trump. Per parte americana, all’incontro, oltre allo stesso presidente, hanno preso parte il vicepresidente, JD Vance, il segretario di Stato, Marco Rubio, l’ambasciatore in Israele, Mike Huckabee, e l’ambasciatore in Libano, Michel Issa. Per parte israeliana, ha partecipato l’ambasciatore a Washington Yechiel Leiter e per il Libano l’ambasciatrice Nada Hamadeh Moawad.

