Elezioni in Ungheria, seggi aperti: sfida tra Orban e Magyar

Elezioni in Ungheria, seggi aperti: sfida tra Orban e Magyar
Le elezioni in Ungheria (AP Photo/Denes Erdos)

Sono 8 milioni i cittadini ungheresi chiamati alle urne, aperte dalle 6 alle 19, per decidere se confermare o meno il mandato del premier, al potere da 16 anni

Sono stati aperti i seggi elettorali in Ungheria per le elezioni parlamentari, un appuntamento che si preannuncia come uno spartiacque non solo per il Paese, ma anche per gli equilibri dell’Unione europea e, indirettamente, per il futuro dell’Ucraina. La sfida principale è tra il primo ministro uscente Viktor Orbán e il leader dell’opposizione Péter Magyar.

Prosegue affluenza record alle urne, 54,14% alle 13

Secondo i dati ufficiali, prosegue la forte affluenza alle urne nelle elezioni generali ungheresi, che risulta finora di gran lunga superiore a quella delle ultime elezioni parlamentari. Secondo i dati dell’Ufficio elettorale nazionale, l’affluenza media a livello nazionale si attestava al 54,14% alle ore 13:00 locali, rispetto al 40,01% registrato alla stessa ora durante le elezioni del 2022.

Alle 11 registrata affluenza record al 37,98%

L’affluenza alle urne nelle elezioni generali ungheresi di domenica è stata finora di gran lunga superiore a quella delle ultime elezioni parlamentari. Secondo l’Ufficio elettorale nazionale, l’affluenza media a livello nazionale era del 37,98% alle 11:00 ora locale, rispetto al 25,77% registrato alla stessa ora durante le elezioni del 2022.

Forte affluenza alle urne, alle 9 ha già votato il 16,9% aventi diritto

Un gran numero di elettori si è recato alle urne nelle prime ore di domenica per le cruciali elezioni ungheresi, che potrebbero potenzialmente segnare la fine dei 16 anni di governo del primo ministro Viktor Orban. Secondo i dati dell’ufficio elettorale nazionale ungherese, il 16,9% degli aventi diritto al voto aveva già votato entro le 9 del mattino. Nelle precedenti elezioni parlamentari del 2022, la percentuale si attestava al 10,3% alla stessa ora. I seggi sono stati aperti alle 6 del mattino e l’ufficio elettorale ha registrato un’affluenza record del 3,5% nella prima ora di votazione. I seggi chiuderanno alle 19:00 e i primi risultati sono attesi a partire dalle 20:00. L’ufficio elettorale ha inoltre riferito di aver ricevuto oltre 293.000 voti per corrispondenza entro domenica.

Orban va a votare e ringrazia i sostenitori: “Sono qui per vincere”

Sono qui per vincere“. Lo ha dichiarato il premier ungherese, Viktor Orban, parlando con i media dopo aver votato a Budapest. Orban ha affermato che la campagna elettorale è stata “un grande momento nazionale dalla nostra parte” e ha ringraziato attivisti e sostenitori per il loro lavoro. I seggi hanno aperto alle 6 del mattino ora locale e la chiusura è prevista per le 19. Orban e il suo principale sfidante, Peter Magyar, sono arrivati in seggi elettorali separati a Budapest quasi contemporaneamente per esprimere il proprio voto.

Magyar: “Tutti vadano a votare, scelta contro propaganda e corruzione”

Dopo aver votato a Budapest, Peter Magyar, principale sfidante del premier ungherese Viktor Orban, ha dichiarato ai giornalisti che le elezioni rappresentavano “una scelta tra Est e Ovest, propaganda e onesto dibattito pubblico, corruzione e legalità”. “Esorto tutti i cittadini ungheresi a esercitare il proprio diritto di voto“, ha aggiunto.

Sondaggi e incertezza: opposizione in vantaggio

Secondo la media degli ultimi sondaggi, il partito di opposizione Tisza (Partito del rispetto e della libertà) sarebbe in testa con il 49%, contro il 39% di Fidesz, la formazione guidata da Orbán. Un distacco significativo, ma che va interpretato con cautela: resta alta la quota di indecisi e pesa l’incognita del voto nelle aree rurali.

Alcuni istituti demoscopici, considerati più vicini al governo, continuano infatti a indicare un vantaggio — seppur ridotto — per Fidesz, rendendo l’esito finale tutt’altro che scontato.

Chi è Péter Magyar e perché può cambiare tutto

A differenza delle elezioni del 2022, quando le opposizioni si presentarono unite in una coalizione elettorale fragile, la candidatura di Magyar rappresenta una novità politica più strutturata. Emerso nel 2024, il leader dell’opposizione ha progressivamente guadagnato consenso, anche tra settori tradizionalmente vicini all’orbita orbaniana.

La sua campagna si è concentrata soprattutto sui temi economici: inflazione, perdita del potere d’acquisto e difficoltà quotidiane dei cittadini ungheresi. Una strategia che ha evitato lo scontro diretto sul piano propagandistico.

Campagna elettorale ad alta tensione

Negli ultimi mesi, la campagna elettorale è stata particolarmente accesa. Il partito di governo ha attaccato Magyar su più fronti: dai tentativi di coinvolgerlo in vicende giudiziarie, alle accuse di collusione con Manfred Weber, fino a minacce legate alla diffusione di materiale privato.

Dopo 16 anni al potere, Orbán — leader sovranista che ha profondamente trasformato il sistema istituzionale e costituzionale del Paese — affronta una delle sfide più difficili della sua carriera politica.

Impatto sull’Unione Europea e dossier bloccati

L’esito del voto avrà ripercussioni dirette sull’Unione europea. Negli ultimi anni, l’Ungheria ha più volte bloccato decisioni cruciali grazie al diritto di veto, in particolare su temi come la politica estera, le sanzioni e il sostegno all’Ucraina.

Tra i dossier fermi ci sono il prestito da 90 miliardi di euro a Kiev e il 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Il Consiglio europeo ha dovuto più volte aggirare l’ostacolo ungherese, arrivando ad approvare conclusioni “a 26”, escludendo Budapest.

Le tensioni sono aumentate nell’ultimo anno, con una posizione sempre più isolazionista da parte del governo ungherese e sospetti di eccessiva vicinanza a Mosca. Le interlocuzioni tra il ministro degli Esteri Péter Szijjártó e il collega russo Sergey Lavrov hanno alimentato le polemiche.

Influenze internazionali e sostegno a Orbán

La campagna elettorale ha visto anche un coinvolgimento internazionale. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance si è recato in Ungheria per sostenere Orbán, mentre il presidente Donald Trump ha invitato pubblicamente gli elettori ungheresi a votare per il leader sovranista.

Scenari post-voto: cosa può succedere

In caso di vittoria di Magyar, è probabile un riavvicinamento tra Budapest e Bruxelles, anche se non si prevede una svolta progressista netta. Il leader dell’opposizione mantiene infatti posizioni conservatrici su immigrazione e diritti civili e resta cauto sull’ingresso dell’Ucraina nell’UE, proponendo un eventuale referendum.

Se invece Orbán dovesse perdere, non è escluso che possa contestare il risultato denunciando brogli o interferenze straniere. Al contrario, una sua vittoria porrebbe nuovamente l’Unione europea di fronte al nodo irrisolto di uno Stato membro capace di bloccare decisioni strategiche.

Il voto ungherese si conferma così uno dei passaggi politici più rilevanti dell’anno in Europa, destinato a influenzare gli equilibri interni dell’UE e i rapporti con Kiev e Mosca.

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