Un “gigantesco gioco dell’oca” dove ogni decisione presa potrebbe compromettere quella precedente in uno scenario che cambia di continuo. Gaetano Longobardi, avvocato civilista romano rimasto bloccato ad Abu Dhabi, aveva deciso di fermarsi per tre giorni di vacanza dopo una trasferta di lavoro, insieme alla moglie, racconta a LaPresse la situazione in cui si trova da sabato, giorno dell’attacco di Usa e Israele all’Iran. Il professionista preferisce ormai viverla con filosofia anche per sfatare la paura che “è tanta”, specie quando suona l’allarme, “un rumore invasivo” che precede “i boati in cielo“. Longobardi spera di poter rientrare domani in Italia, a Roma o Milano, ma nulla è certo.
“Giovedì sera – spiega – avevamo le valigie fatte ma ci hanno annullato il volo all’ultimo, è stato un momento di grande frustrazione”. Longobardi contesta soprattutto il “poco coordinamento” fra le autorità italiane e le compagnie aeree che operano sul posto e “i criteri” con cui la compagnia di bandiera emiratina Etihad, che sta pagando l’albergo ai suoi clienti rimasti bloccati, sta decidendo che passeggeri far salire sui voli di rientro. Il racconto di Longobardi in certi tratti rasenta il paradossale e si biforca: da una parte la scelta di tentare il rientro tramite i voli speciali partiti dall’Italia, dall’altra l’attesa di Etihad, con cui il legale e la moglie hanno ancora regolare prenotazione. Per quanto riguarda il ruolo delle autorità italiane “abbiamo solamente ricevuto un messaggio dove ci veniva detto che un’agenzia di viaggi offriva un servizio di transfer verso Mascate a partire dal 3 marzo con acquisto di biglietto a bordo e prenotazione tramite una e-mail o un numero di telefono”. Longobardi non nasconde di averci pensato come prima opzione ma – non avendo avuto nessuna certezza o dettaglio sui voli per l’Oman dall’Italia – ha preferito rimanere ad Abu Dhabi nella speranza di poter usufruire del suo biglietto Etihad. A questo punto però – ha affermato ancora – si è trovato in una situazione se possibile ancora più intricata.
“Ci hanno detto di aspettare la riprotezione del nostro volo – ha dichiarato – io avrei anche potuto provare a prenderne un altro verso qualsiasi destinazione europea spendendo decine di migliaia di euro. Ma in quel caso perderei il posto sul mio volo originario e qualora anche il secondo dovesse saltare avrei speso tantissimi soldi per rimanere con niente in mano”. A tal proposito l’uomo torna sulla questione dei “criteri” di imbarco. “Ho conosciuto una famiglia di Milano che era in aeroporto e stava per partire quando c’è stato il primo attacco e sono ancora qui. Mi chiedo? Perché non sono stati fatti rientrare con il primo volo disponibile? C’è molto caos“. Una cosa è certa “tutti se ne vogliono andare”. E il turismo degli Emirati pare destinato a un periodo di lungo calo. “In hotel – ha concluso Longobardi – mi hanno detto che hanno cancellazioni fino a settembre. Inoltre basta andare su internet e vedere i prezzi degli hotel extra lusso, si possono trovare stanze anche a pochi dollari“.

