Biennale Venezia 2026, dalla campana umana ai tappeti volanti: ecco le opere più affascinanti

Non è il modo usuale di misurare il tempo. Ma questo accade ogni ora, allo scoccare dell’ora. All’ingresso del Padiglione Austriaco alla Biennale d’Arte di Venezia, un performer nudo diventa il batacchio di una campana gigante, scandendo il passare del tempo.Lo spettacolo si intitola “Seaworld Venice” ed è opera della coreografa e artista performativa Florentina Holzinger. L’opera di Holzinger invita i visitatori in una sorta di parco a tema distopico, dove il pubblico si confronta con come il cambiamento guidato dall’uomo possa trasformare radicalmente il mondo in cui viviamo. Nel padiglione del Giappone, l’artista performativo Ei Arakawa-Nash ha creato l’opera “Grass Babies, Moon Babies“. I visitatori camminano attraverso l’opera cullando e prendendosi cura di bambole che pesano 5,5 chilogrammi ciascuna, rendendo l’esperienza il più realistica possibile. Ispirato dalla sua recente esperienza personale come padre di gemelli, l’artista pone la cura e l’accudimento dei bambini al centro del progetto. Oggi, i bambini sono tra le principali vittime dei conflitti che infiammano il mondo. La guerra, in particolare il conflitto in Ucraina, ha ispirato “On the Thousand and Second Night“, l’opera di Pavel Brăila per il Padiglione Moldavo. All’interno di una chiesa, i visitatori sono immersi nell’oscurità mentre il suono dei droni si fa sempre più inquietante. Solo alzando lo sguardo i visitatori si rendono conto che i droni non sono un segnale di pericolo, ma un segno di pace: tappeti volanti sospesi sopra di loro diventano simboli di un fantastico mezzo di fuga e trasporto. Mondi possibili e il futuro della convivenza sono anche al centro della mostra collettiva ospitata all’interno del Padiglione Nordico, che rappresenta Svezia, Norvegia e Finlandia. Gli artisti Klara Kristalova, Benjamin Orlow e Tori Wrånes presentano “How Many Angels Can Dance on the Head of a Pin?“, una meditazione sulla convivenza tra corpi, sistemi e prospettive in un’epoca sempre più segnata da divisioni sociali, ambientali e geopolitiche. In una Biennale in cui la geopolitica influenza fortemente il dibattito sull’edizione di quest’anno, l’arte riflette i tempi in cui viviamo e cerca di porre interrogativi sul mondo in cui vorremmo vivere.