L‘ambasciatore francese presso le Nazioni Unite a Ginevra non ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati, durante una riunione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che si è tenuta mercoledì 25 febbraio. Si tratta di una retromarcia rispetto a quanto aveva annunciato il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot.
Il passo indietro della Francia
Alla fine Parigi ha abbandonato l’idea di chiedere le dimissioni di Albanese, come ha riferito Politico, che sottolinea che i singoli membri dell’Onu non hanno alcun modo formale per costringerla a dimettersi prima della scadenza del suo mandato nel 2028, a meno di una risoluzione del Consiglio per i diritti umani. I funzionari francesi hanno ammesso che difficilmente questa risoluzione avrebbe avuto il via libera del Consiglio, composto da membri di 47 Stati, molti del Sud globale. Nei giorni scorsi poi il Comitato di coordinamento delle procedure speciali del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, un organo composto da sei esperti indipendenti che è abilitato a esaminare i reclami contro i relatori speciali, aveva condannato gli attacchi ad Albanese da parte di diversi ministri, sottolineando che erano “basati sulla disinformazione”.
Albanese: “Prendo atto, ma mi sarei aspettata delle scuse”
Intervistata dall’emittente francese Bfmtv, Francesca Albanese ha commentato: “Prendo atto che la diplomazia francese ha finalmente cambiato idea“. “Mi sarei aspettata anche una parola di chiarimento e di scuse“, ha aggiunto, “perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile”.
Madrid: “Sosteniamo operato Onu e indipendenza relatori”
Interpellate riguardo alla posizione della Spagna rispetto al lavoro di Albanese, fonti del ministero degli Esteri spagnolo hanno affermato a LaPresse: “La Spagna sostiene con fermezza l’operato del sistema delle Nazioni Unite in Palestina” e “difende inoltre l’indipendenza e l’imparzialità dei titolari dei mandati dei procedimenti speciali al fine di preservare l’integrità del sistema di monitoraggio del rispetto dei diritti umani”. La Spagna è membro del Consiglio per i diritti umani, che è l’organo che nomina i relatori speciali.

