Minneapolis, lo zar delle frontiere Homan: “Mandato da Trump per riportare la legge e l’ordine”

Minneapolis, lo zar delle frontiere Homan: “Mandato da Trump per riportare la legge e l’ordine”
Tom Homan al confine tra Stati Uniti e Messico, 13 dicembre 2025 (AP Photo/Gregory Bull)

“Diritto a manifestare ma tolleranza zero su attacchi ad agenti”. Resta alta la tensione in Minnesota dopo l’uccisione do due cittadini da parte dell’Ice

Rimane alta la tensione negli Stati Uniti e in particolare a Minneapolis, dove due cittadini sono stati uccisi dagli agenti federali dell’ICE, la United States Immigration and Customs Enforcement. Le tragiche morti di Renee Good, il 7 gennaio, e di Alex Pretti, il 24 gennaio, hanno scosso tutto il mondo e contribuito ad aumentare le proteste di massa nel Minnesota e in molte città statunitensi.

Nonostante i Democratici abbiano chiesto che il Border Patrol lasci lo Stato, il cosiddetto “zar delle frontiere” Tom Homan ha dichiarato in conferenza stampa che resterà “finché il problema non sarà risolto”. “Abbiamo fatto molti progressi, molti progressi negli ultimi tre giorni”, ha detto ai giornalisti il funzionario, inviato da Donald Trump Minneapolis per prendere le redini del giro di vite sull’immigrazione.

Homan, diritto a manifestare ma tolleranza zero su attacchi ad agenti

Lo zar delle frontiere Tom Homan, inviato dal presidente Usa Donald Trump a Minneapolis per prendere le redini del giro di vite sull’immigrazione in Minnesota, ha ricosciuto il diritto dei cittadini a protestare contro le politiche dell’amministrazione sull’immmigrazione, ma ha aggiunto che ci sarà “tolleranza zero” sulle aggressioni agli agenti. “Ci sono i diritti garantiti dal Primo Emendamento, e io li sostengo”, “c’è il diritto di protestare. Chiedo solo di farlo in modo pacifico”, ha dichiarato Homan in conferenza stampa a Minneapolis, aggiungendo però che minacciare, ostacolare o aggredire gli agenti “non è mai accettabile” e che ci sarà “tolleranza zero” per chi lo fa. Questo approccio di Homan è diverso da quello adottato precedentemente da altri alti funzionari: la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem e Gregory Bovino della Border Patrol hanno ripetutamente definito i manifestanti “agitatori” o “rivoltosi”

Homan: “Conseguenze se gli agenti federali non agiscono con professionalità”

Lo zar delle frontiere Tom Homan, inviato dal presidente Usa Donald Trump lunedì a Minneapolis per prendere le redini del giro di vite sull’immigrazione in Minnesota, ha dichiarato in conferenza stampa che ci saranno conseguenze per gli agenti federali che non agiscono con professionalità. “Abbiamo degli standard di condotta” e gli agenti federali che non agiscono con professionalità saranno puniti “come qualsiasi altra agenzia federale”, ha detto. Homan ha però evidenziato il contesto in cui operano gli agenti di Ice e Border Patrol nell’ambito delle attività di controllo dell’immigrazione in Minnesota: “Questi uomini e queste donne, che portano il distintivo e la pistola, sono patrioti americani. Ogni giorno mettono a rischio la propria vita per questa nazione, ha dichiarato.

Homan: “A Minneapolis per eliminare le minacce”

“Sono qui per conto del presidente” Donald Trump e “sono sul campo per ripristinare la legge e l’ordine” e lavorare per “eliminare le minacce dalla comunità”, ha affermato ancora Tom Homan aggiungendo che il suo obiettivo è identificare e rimuovere gli immigrati che “costituiscono una minaccia per la sicurezza pubblica e nazionale”. 

Giudice ordina lo stop a detenzione e deportazione di rifugiati

Intanto il giudice federale del Minnesota, John Tunheim, ha ordinato agli agenti federali di interrompere la detenzione e la deportazione dei rifugiati che erano stati legalmente ammessi negli Stati Uniti e di rilasciare immediatamente quelli attualmente detenuti per un riesame dei loro casi. Lo riporta il New York Times. Il magistrato – viene spiegato – ha concesso un’ordinanza restrittiva temporanea, bloccando per ora l’operazione dell’amministrazione Trump, che finora ha coinvolto almeno 100 persone. È probabile che il governo presenterà ricorso contro la sentenza.

“I rifugiati hanno il diritto legale di risiedere negli Stati Uniti, il diritto di lavorare, il diritto di vivere in pace e, soprattutto, il diritto di non subire il terrore di essere arrestati e detenuti senza mandato o motivo nelle loro case o mentre si recano a funzioni religiose o a fare la spesa”, ha scritto Tunheim nelle motivazioni della sua ordinanza pubblicata da alcuni media americani.

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