“Sono lieto di annunciare che le autorità ad interim del Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d’America fra 30 e 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, soggetto a sanzioni. Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà controllato da me, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, per garantire che sia utilizzato a beneficio dei cittadini del Venezuela e degli Stati Uniti”. Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, in un post sul suo social Truth. “Ho chiesto al Segretario all’Energia Chris Wright di attuare immediatamente questo piano. Il petrolio sarà trasportato da navi cisterna e portato direttamente ai moli di scarico negli Stati Uniti”, ha aggiunto Trump.
A pochi giorni dal blitz Usa che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro, continuano intanto gli scontri in alcune zone della capitale venezuelana Caracas.
La compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa ha annunciato di essere in trattative con gli Stati Uniti “per la vendita di volumi di petrolio“. La nota conferma le dichiarazioni del Segretario di Stato americano Marco Rubio, che in precedenza aveva annunciato che il suo Paese stava “per concludere un accordo” per acquisire petrolio venezuelano e venderlo. Pdvsa ha comunicato “di essere attualmente in trattative con gli Stati Uniti per la vendita di volumi di petrolio, nel quadro delle relazioni commerciali esistenti tra i due Paesi”. “Questo processo viene svolto secondo schemi simili a quelli in atto con aziende internazionali, come Chevron (compagnia statunitense, ndr), e si basa su una transazione strettamente commerciale, con criteri di legalità, trasparenza e vantaggio per entrambe le parti”, aggiunge la nota.
L’Amministrazione Trump “continuerà a mantenere contatti” con le autorità ad interim del Venezuela e “le loro decisioni continueranno ad esser dettate dagli Stati Uniti”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, riguardo alle dichiarazioni della presidente ad interim venezuelana Delcy Rodriguez.
Delcy Rodríguez, che ha giurato come presidente ad interim del Venezuela, “è stata il braccio destro di Nicolas Maduro in tutte le sue azioni criminali e ha una grande responsabilità nella violazione dei diritti umani“. Lo ha detto in un’intervista a LaPresse l’oppositrice venezuelana Dinorah Figuera, che ha preso il posto di Juan Guaidó come presidente dell’Assemblea nazionale, il Parlamento eletto nel 2015 che ha continuato a operare come organo dell’opposizione parallelamente all’Assemblea del Venezuela a maggioranza chavista. Figuera ha affermato che le notizie che le arrivano dal Paese sono di una “situazione terribile”, con un “aumento della persecuzione da parte del regime e gruppi paramilitari che controllano i cittadini”. “Siamo molto preoccupati anche per la situazione dei prigionieri politici, per questo una delle prima condizioni che abbiamo posto è la loro liberazione”, ha affermato.
“María Corina Machado gode di credibilità, di fiducia e di ammirazione da parte del popolo venezuelano“. Lo ha detto in un’intervista a LaPresse l’oppositrice venezuelana Dinorah Figuera, dopo che il presidente Usa Donald Trump ha affermato che la Premio Nobel per la Pace non ha il sostegno del suo Paese. Figuera, che ha preso il posto di Juan Guaidó come presidente dell’Assemblea nazionale, il Parlamento eletto nel 2015 che ha continuato a operare come organo dell’opposizione parallelamente all’Assemblea del Venezuela a maggioranza chavista, ha sostenuto che probabilmente Trump si riferiva alle capacità di Machado in un possibile negoziato con “una struttura criminale come è il regime di Maduro”. “Maria Corina invece ha dimostrato che ha la vocazione per il negoziato, quando, sapendo di aver vinto le primarie e dopo che il regime ha impedito la sua candidatura alle presidenziali, ha deciso di passare il testimone a Edmundo Gonzalez, dandogli la possibilità di rappresentare i voti che sarebbero andati a lei“, ha aggiunto Figuera.
“La transizione in Venezuela è già in atto” e la cattura di Nicolas Maduro ha generato una “grande speranza e fiducia che si arrivi a un cambio politico e istituzionale nel Paese”. Lo ha detto in un’intervista a LaPresse l’oppositrice venezuelana Dinorah Figuera, che ha preso il posto di Juan Guaidó come presidente dell’Assemblea nazionale, il Parlamento eletto nel 2015 che ha continuato a operare come organo dell’opposizione parallelamente all’Assemblea del Venezuela, a maggioranza chavista. Figuera si è rifugiata in Spagna e vive ora a Valencia. Nonostante le dichiarazioni del presidente Usa, che ha manifestato il suo interesse per il petrolio venezuelano e ha parlato della “collaborazione” da parte di Delcy Rodriguez, vice di Maduro e nuova presidente ad interim del Paese, Figuera confida nel fatto che le azioni di Donald Trump possano portare a una transizione democratica in Venezuela e sottolinea che lo stesso presidente Usa “ha parlato di un processo che può portare a elezioni”. “La cattura di Maduro, che è un presidente illegittimo, ha generato una grande speranza di cambiamento dopo un periodo molto duro per i venezuelani”, ha rimarcato. Commentando le mosse di Trump, l’oppositrice ha riconosciuto che agisce “come presidente degli Usa e che quindi sta salvaguardando gli interessi del suo Paese”. “Capiamo che, di fronte a un narco-Stato con un presidente illegittimo su cui pendeva una taglia, prendere una decisione sia stata una necessità“, ha affermato, sottolineando che l’operazione militare degli Usa ha dato il via a un processo di transizione e che “il regime guidato ora da Rodriguez è sotto pressione e non ha alternative che fare ciò che dice Trump”. “Noi come opposizione democratica stiamo analizzando la situazione, e siamo nel pieno delle discussioni per organizzarci e intraprendere una via che sia coerente, che ci garantisca efficacia politica e di recuperare il Paese“, ha affermato Figuera. Rispondendo alla domanda se l’opposizione sia aperta a un dialogo con il governo ad interim di Rodriguez, Figuera ha fatto notare che “tutti i conflitti hanno il dialogo come strumento di pace e transizione” e che “gli attori del dialogo devono essere rappresentativi di entrambe le parti”. La presidente dell’Assembela nazionale ha poi auspicato un “ruolo di mediazione sincera” da parte dell’Ue e in particolare della Spagna. Si è detta grata del fatto che il Paese iberico abbia accolto i venezuelani fuggiti dal Paese, ma ha espresso rammarico poiché a suo avviso il governo avrebbe potuto fare di più per favorire la democrazia in Venezuela.
Gli Stati Uniti intendono mantenere un controllo significativo sull’industria petrolifera venezuelana, anche supervisionando la vendita della produzione del Paese “a tempo indeterminato”. Lo ha affermato il segretario all’Energia americano, Chris Wright, durante una conferenza sull’energia organizzata da Goldman Sachs vicino a Miami. “In futuro venderemo la produzione proveniente dal Venezuela sul mercato“, ha affermato Wright, secondo quanto riporta il New York Times. Le sue dichiarazioni giungono dopo che il presidente Trump aveva annunciato martedì sera che il Venezuela avrebbe presto consegnato decine di milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti. “Dobbiamo avere questa leva e questo controllo sulle vendite di petrolio per promuovere i cambiamenti che devono assolutamente avvenire in Venezuela”, ha affermato Wright, ex dirigente del settore petrolifero, aggiungendo che il denaro “potrà poi tornare in Venezuela a beneficio del popolo venezuelano“.
In un post sui social, il Comando europeo degli Stati Uniti ha confermato che la motovedetta Munro della Guardia Costiera statunitense ha seguito la petroliera russa Marinera prima del suo sequestro “in conformità con un mandato emesso da un tribunale federale degli Stati Uniti”. Il comando militare ha poi aggiunto che il sequestro è stato effettuato in sostegno alla dichiarazione del presidente Donald Trump di prendere di mira le navi soggette a sanzioni che “minacciano la sicurezza e la stabilità dell’emisfero occidentale”.
Secondo Fiona Hill, all’epoca consigliera del presidente Donald Trump, nel 2019 i funzionari russi dichiararono che la Russia sarebbe stata disposta a rinunciare al suo sostegno al presidente Nicolas Maduro in Venezuela in cambio di mano libera in Ucraina. I russi proposero ripetutamente l’idea di un “accordo di scambio molto strano tra Venezuela e Ucraina”, affermò Hill durante un’udienza al Congresso nel 2019. I suoi commenti sono riemersi questa settimana e sono stati condivisi sui social dopo l’operazione degli Stati Uniti per catturare Maduro. Hill affermò che la Russia aveva promosso l’idea attraverso articoli sui media russi che facevano riferimento alla Dottrina Monroe, un principio del XIX secolo in base al quale gli Stati Uniti si opponevano all’ingerenza europea nell’emisfero occidentale e in cambio accettavano di rimanere fuori dagli affari europei. È stato invocato da Trump per giustificare l’intervento statunitense in Venezuela.
Gli Stati Uniti hanno avviato un’operazione per sequestrare una petroliera battente bandiera russa nell’Atlantico. Lo hanno riferito due funzionari statunitensi alla Nbc News, dopo un drammatico inseguimento durato settimane in alto mare. Secondo uno dei funzionari statunitensi, la nave è stata messa in sicurezza e il Dipartimento per la sicurezza interna sta guidando l’operazione con il supporto dell’esercito statunitense. La nave, che ha cambiato nome da Bella 1 a Marinera, era inseguita dalla Guardia costiera statunitense al largo del Venezuela dal mese scorso.
La nave era stata sanzionata dagli Stati Uniti nel 2024 per presunto contrabbando di merci per una società legata al gruppo militante libanese Hezbollah. La Guardia Costiera degli Stati Uniti ha tentato di abbordarla nei Caraibi a dicembre mentre era diretta in Venezuela, dove l’amministrazione Trump ha imposto un blocco navale alle navi petrolifere soggette a sanzioni. La nave ha rifiutato l’abbordaggio e stava attraversando l’Atlantico.
L’amministrazione Trump ha comunicato alla presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, che Caracas deve soddisfare le richieste della Casa Bianca prima di poter aumentare la produzione di petrolio e la prima di queste richieste è di tagliare i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba. Lo riporta Abc News in esclusiva, citando tre persone vicine all’amministrazione Trump. In secondo luogo, prosegue l’emittente, il Venezuela deve accettare di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di petrolio e favorire gli Usa nella vendita di petrolio greggio pesante. Secondo una fonte citata da Abc, il segretario di Stato Usa Marco Rubio in una riunione privata avuta lunedì con i parlamentari ha detto che Washington stima che Caracas abbia solo un paio di settimane prima di diventare finanziariamente insolvente senza la vendita delle sue riserve di petrolio.
Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha affermato che “le risorse naturali del Venezuela appartengono al popolo venezuelano” dopo che il presidente Usa Donald Trump ha assicurato che il Paese sudamericano gli consegnerà fino a 50 milioni di barili di petrolio. “Lo sfruttamento delle risorse naturali è uno degli attributi più importanti della sovranità di uno Stato. Le risorse naturali del Venezuela appartengono al popolo venezuelano”, ha sottolineato Albares in un’intervista rilasciata questa mattina alla radio pubblica spagnola Rne.
Albares ha affermato che il governo spagnolo vuole che ci sia “un ampio dialogo tra il governo e l’opposizione venezuelana” e che si arrivi a una soluzione “dialogata, negoziata, democratica” e “genuinamente venezuelana”. Per questo, ha detto il ministro degli Esteri, Madrid è pronta a interloquire sia con il governo che con l’opposizione.
Albares ha rimarcato poi che l’attacco degli Usa in Venezuela è “un precedente molto pericoloso per un ordine mondiale basato sulle regole”. “Dobbiamo scegliere se stare o meno con il diritto internazionale”, ha aggiunto, affermando che occorrerebbe lanciare una “alleanza mondiale per il multilateralismo”.
La Cina condanna fermamente l’operazione degli Stati Uniti in Venezuela e la richiesta Usa di ‘America First’ quando si tratta della gestione delle risorse petrolifere venezuelane, sottolineando che si tratta di un tipico atto di bullismo che viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e compromette i diritti del popolo venezuelano. Lo ha dichiarato una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, e lo riporta il China Daily. Le parole della portavoce giungono dopo che l’emittente Abc News, citando fonti dell’amministrazione Trump, ha riportato che Washington avrebbe chiesto alla presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, di tagliare i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba, aggiungendo che Caracas deve accettare di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di petrolio.
Il Venezuela è uno Stato sovrano che possiede la piena e permanente sovranità sulle proprie risorse naturali e su tutte le attività economiche all’interno del proprio territorio. Lo ha affermato una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, aggiungendo che i diritti e gli interessi legittimi degli altri Paesi in Venezuela, compresi quelli della Cina, devono essere protetti. Lo riporta il China Daily. Le parole della portavoce giungono dopo che l’emittente Abc News, citando fonti dell’amministrazione Trump, ha riportato che Washington avrebbe chiesto alla presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, di tagliare i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba, aggiungendo che Caracas deve accettare di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di petrolio.
Dividere sfere di influenza e alimentare lo scontro geopolitico non renderà in alcun modo un Paese più sicuro e tanto meno porterà la pace nel mondo. Così una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha risposto durante un briefing quotidiano alla richiesta di commentare la recente dichiarazione del dipartimento di Stato Usa che “questo è il nostro emisfero e il presidente Trump non permetterà che la nostra sicurezza venga minacciata”. Lo riporta il China Daily. “La sicurezza comune e la sicurezza cooperativa sono sicurezza sostenibile”, ha dichiarato la portavoce.
“Le espressioni irrispettose del presidente americano ci impediscono di tornare a un dialogo sincero e rispettoso”. Lo ha detto la ministra degli Esteri della Colombia, Rosa Villavicencio, in un’intervista al Corriere della Sera. Commentando le parole di Donald Trump, che ha accusato il presidente colombiano Gustavo Petro di essere “un uomo malato a cui piace produrre cocaina”, Villavicencio ha affermato: “Respingiamo categoricamente questo tipo di espressioni e queste accuse assolutamente ingiustificate e inappropriate, perché offendere il presidente Gustavo Petro significa offendere il Paese. A volte la gente dimentica che lui è il capo dello Stato e il capo delle forze di sicurezza, e che il suo ruolo di funzionario pubblico dello Stato non può essere separato dalle istituzioni. Sono affermazioni fuorvianti, che non contribuiscono a un dialogo franco e sincero, nonostante gli inevitabili disaccordi, non solo con gli Stati Uniti ma anche con altri Paesi”. Alla domanda se Trump sia a caccia di petrolio, la ministra ha risposto: “Ne hanno bisogno per la loro economia, ma se quel petrolio non appartiene a loro, allora dovranno acquistarlo, usare altri metodi di negoziazione per ottenerlo, e non ricorrere all’aggressione per impossessarsi delle risorse naturali che appartengono a un altro Paese. E ricordiamo che le minacce non sono dirette solo contro la Colombia e la Groenlandia, ma anche contro il Messico e i Paesi africani”.
In base alle stime di funzionari degli Stati Uniti sono circa 75 le persone uccise durante il raid del 3 gennaio in Venezuela in cui è stato catturato Nicolas Maduro, cifra che include decine di vittime morte in uno scontro a fuoco nel compound presidenziale a Caracas. Lo riporta il Washington Post (WP), precisando che secondo una fonte nell’attacco sono state uccise 67 persone, mentre secondo un’altra i morti sono stati fra 75 e 80. Le fonti citate dal Washington Post hanno parlato a condizione di mantenere l’anonimato e hanno precisato che le stime tengono conto delle forze di sicurezza venezuelane e cubane, nonché dei civili rimasti coinvolti nella sparatoria.
Il Washington Post sottolinea che il numero considerevole di vittime è in linea con le dichiarazioni pubbliche del presidente Usa Donald Trump, che ha affermato che l’operazione da lui approvata è stata “efficace” ma “molto violenta”. Le cifre corrispondono approssimativamente a una stima che funzionari venezuelani avevano condiviso nei giorni scorsi. Secondo il Pentagono, non ci sono stati morti fra i soldati Usa, ma 7 sono rimasti feriti.
Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa. Lo fa sapere il dipartimento di Stato Usa, riferendo che i due hanno discusso “degli sforzi regionali in corso per promuovere la stabilità in Venezuela” e di quella che il dipartimento stesso definisce “la recente operazione di polizia condotta in Venezuela il 3 gennaio”. Il dipartimento aggiunge che Rubio ha ringraziato Noboa “per la partnership dell’Ecuador nella lotta al narcoterrorismo e nel rafforzamento della sicurezza in tutto il nostro emisfero” e che il segretario di Stato Usa ha sottolineato “l’impegno” di Washington “a continuare a coordinarsi da vicino per promuovere la sicurezza regionale”.

