Il ministero degli Esteri di Taiwan ha, invece, sottolineato come con il lancio di missili la Cina abbia seguito "l'esempio della Corea del Nord" e ha invitato Pechino ad "esercitare l'autocontrollo"

La prima giornata delle esercitazioni dell’esercito cinese nello Stretto di Taiwan è iniziata con un lancio di missili balistici che ha allertato il sistema di difesa di Taipei e scatenato le reazioni della comunità internazionale. Soprattutto quelle del Giappone, che ha denunciato la caduta di cinque missili cinesi nelle proprie acque e ha fatto sapere che quattro di questi missili hanno sorvolato Taipei. Pechino, dunque, ha voluto mandare subito un messaggio nella prima delle cinque giornate di quella che è stata definita come “un’esercitazione militare senza precedenti”, annunciata dopo la contestata visita a Taiwan della speaker della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi. Le giornate di esercitazioni, in realtà, dovevano essere inizialmente quattro, così come dovevano essere sei le aree intorno a Taiwan ad essere interessate. L’esercito cinese ha però deciso di prolungare fino a lunedì 8 agosto le proprie manovre, e di estenderle ad una settima zona che si aggiunge così alle aree interdette alla circolazione delle navi taiwanesi.

Cina, contromisure efficaci dopo visita Pelosi a Taiwan

Cina, contromisure efficaci dopo visita Pelosi a Taiwan

Lo stesso esercito di Pechino ha confermato il lancio dei missili balistici, spiegando di aver effettuato “attacchi missilistici di precisione a fuoco vivo armati a lungo raggio su obiettivi selezionati nell’area orientale dello Stretto di Taiwan”. Un’operazione che ha spaventato molti abitanti di Taipei, invitati dalle autorità a scaricare sugli smartphone l’app per trovare i rifugi antiaerei, e ha fatto immediatamente reagire il ministero della Difesa taiwanese che ha attivato i propri sistemi difensivi. “Non cerchiamo un’escalation, ma proteggiamo la sicurezza del nostro territorio”, ha spiegato il ministero della Difesa, precisando poi che sono stati 11 i missili Dongfeng lanciati dall’esercito di Pechino.

Il ministero degli Esteri di Taiwan ha, invece, sottolineato come con il lancio di missili la Cina abbia seguito “l’esempio della Corea del Nord” e ha invitato Pechino ad “esercitare l’autocontrollo”. Anche il Giappone, come detto, ha espresso il proprio disappunto nei confronti della Cina. Il ministro della Difesa giapponese Nobuo Kishi ha riferito che Tokyo ha protestato con Pechino per la caduta dei missili definendola una “grave minaccia alla sicurezza nazionale del Giappone e alla sicurezza del popolo giapponese”.

A difendere la Cina ci ha pensato la Russia che, tramite il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito le esercitazioni dell’esercito cinese “un diritto sovrano di Pechino”. Peskov ha sottolineato poi come la responsabilità della tensione nello Stretto di Taiwan sia da accreditare esclusivamente alla visita di Pelosi. Opinione condivisa dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, secondo cui “sono stati gli Stati Uniti che hanno creato la crisi”. Lato Usa, il segretario di Stato, Antony Blinken, si è limitato a ribadire come gli Stati Uniti “si oppongono a qualsiasi sforzo unilaterale per cambiare lo status quo di Taiwan, soprattutto con la forza”.

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