Preoccupazione per Zaky, detenuto in carcere da febbraio

Il pugno di ferro del presidente e generale egiziano Abdel Fattah al-Sisi si è abbattuto sulla ong per i diritti umani Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), con cui ha collaborato anche l’attivista Patrick Zaky, detenuto in carcere da febbraio. Uno dopo l’altro, le forze di sicurezza hanno arrestato tre dei principali membri dell’organizzazione: prima è toccato al direttore amministrativo Mohamed Basheer, poi al direttore della giustizia penale Karim Ennarah, fermato mentre era in vacanza nella località di Dahab, nel Sud Sinai, sul Mar Rosso, e infine al direttore esecutivo, Gasser Abdel Razek, trascinato dalla sua casa a Il Cairo in una località segreta. Il procuratore per la sicurezza dello Stato ha disposto per Abdel Razek la custodia cautelare in carcere di 15 giorni. L’attivista è stato accusato di essersi unito a un gruppo terroristico, di aver diffuso false dichiarazioni per minare la sicurezza pubblica e di aver utilizzato Internet per diffondere notizie false.

Le purghe di al-Sisi contro Eipr sono iniziate dopo che gli attivisti si sono incontrati con inviati di Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e altri Paesi per discutere di come migliorare la situazione dei diritti umani in Egitto. Gli arresti hanno allarmato le Nazioni unite. La portavoce dell’Alto commissariato per i diritti umani, Ravina Shamdasani, li ha definiti “uno sviluppo molto preoccupante, che sottolinea l’estrema vulnerabilità degli attivisti della società civile nel Paese”. Secondo quanto riportato dalle Nazioni unite, Basheer ed Ennarah, dopo essere stati interrogati, sarebbero stati portati in carcere. “Siccome l’interrogatorio è stato incentrato su un incontro che l’Eipr ha avuto questo mese con 13 ambasciatori e diplomatici, questi arresti sembrano essere stati condotti per rappresaglia contro i difensori per i diritti umani”, ha sottolineato Shamdasani, ricordando che l’organizzazione è già stata presa di mira in precedenza dalle forze di sicurezza egiziane. La portavoce ha citato il caso dello studente egiziano dell’università di Bologna Zaky, accusato di terrorismo e di cui è stata denunciata la tortura da parte delle forze di sicurezza.

Gli arresti sono solo l’ultima mossa del governo di al-Sisi contro il dissenso. Il giro di vite ormai dura da anni e ha preso di mira non solo gli oppositori politici islamisti, ma anche attivisti laici pro-democrazia, giornalisti e critici. In Egitto è stato trovato torturato e assassinato anche il dottorando italiano Giulio Regeni, all’inizio del 2016. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel corso di una nuova conversazione avuta con il generale, ha esaminato con lui gli ultimi sviluppi delle indagini sul caso. Gli attivisti intanto continuano a chiedere a gran voce verità e giustizia, per tutte le voci critiche che attualmente si trovano nelle carceri egiziane senza neanche essere state sottoposte a un processo.

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