Roma, 24 ott. (LaPresse) – Il mio omologo egiziano, quando venne contattato, (il 27 gennaio del 2016, ndr) “non sapeva nulla, ma mi assicurò che si sarebbe attivato. Il 2 febbraio mi disse di avere attivato la National Security che a sua volta aveva attivato un team ad hoc”. Lo ha affermato in aula Giovanni Caravelli, direttore dell’Aise e all’epoca dei fatti vice direttore, nel corso della sua deposizione davanti ai giudici della Corte d’Assise di Roma e al procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi e all’aggiunto Sergio Colaiocco, nel processo per il rapimento, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni, ricercatore friulano assassinato in Egitto nel 2016.
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