Se la guerra in Iran “finisse oggi”, l’impatto “varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di crescita” ma “con una guerra lunga” potremmo trovarci “nella più grave crisi energetica della storia“. Così il direttore del Centro Studi di Confindustria, Alessandro Fontana, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica. “La principale vulnerabilità del Paese è l’energia e rimarrà tale per anni”, ha sottolineato e “se la guerra arrivasse fino a giungo – ha spiegato – avremmo un incremento di costi di 7 miliardi per le imprese”.
“Assetto europeo va riformato per affrontare sfide”
“La mancanza di politiche adeguate ha fatto si è che ci siamo allontanati dalla dinamica di crescita degli Stati Uniti. Questo l’abbiamo fatto perché è direttamente l’assetto istituzionale europeo che è inadeguato: il mercato comune non è un vero mercato, sarebbe un mercato straordinario ma rimane disomogeneo; è inefficace nella politica industriale e va riformato perché questo assetto non consente di affrontare le sfide che abbiamo davanti”. Secondo la stima del Centro studi di Confindustria la guerra nel Golfo potrebbe avere un maggiore impatto in termini di costi per le imprese fino a 21 miliardi. In particolare, se il conflitto dovesse andare avanti fini a giungo, i costi aumenterebbero del 5,9% equivalenti a 7 miliardi. Se durasse fino a dicembre, i costi lieviterebbero del 7,6%, equivalenti a 21 miliardi.

