Iran, con la riapertura di Hormuz Borse in festa. Crollo di petrolio e gas ma i rischi restano

Iran, con la riapertura di Hormuz Borse in festa. Crollo di petrolio e gas ma i rischi restano
Wall Street, New York, 31 marzo 2026 (AP Photo/Seth Wenig)

Rimane in vigore, almeno per il momento, il blocco navale Usa verso Teheran. Per i mercati non è la fine definitiva della crisi

Effetto Hormuz sui mercati. Lo Stretto è tornato formalmente aperto al transito commerciale, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi che ha dichiarato che il passaggio delle navi è di nuovo consentito, mentre il presidente americano Donald Trump ha confermato che è completamente aperto per il traffico commerciale, anche se resta in vigore, almeno per il momento, il blocco navale statunitense verso l’Iran, quindi non si tratta ancora di una completa normalizzazione dell’area.

Hormuz riapre, petrolio e gas in forte calo

Gli impatti immediati sui mercati però si sono visti, con petrolio e gas in forte calo. Subito dopo l’annuncio, le quotazioni del greggio sono arrivate a perdere oltre il 10%, segno di un repentino sgonfiarsi del premio al rischio geopolitico che si era stratificato nelle ultime sedute di borsa. Anche il gas naturale Tff è crollato: giù del 15% a 39 euro Mwh.

Per i mercati non è la fine definitiva della crisi

Per il senior Market Strategist di Ig Filippo A. Diodovich “è una reazione coerente”, quando “il mercato teme un blocco prolungato di Hormuz, tende a prezzare uno shock sull’offerta energetica globale, con il rischio di forti tensioni su petrolio, gas, inflazione e crescita. Quando invece arriva una notizia di riapertura, il primo movimento naturale è vendita sul greggio e sul gas, alleggerimento sugli asset difensivi e recupero degli asset più ciclici”. Per l’esperto “il mercato sta leggendo la notizia come un segnale di de-escalation immediata sul rischio energetico globale, ma non come la fine definitiva della crisi. La situazione resta fortemente dipendente dalla tenuta della tregua”.

Il fattore Hormuz è cruciale perché lo Stretto, sottolinea Diodovich, “resta uno dei choke point energetici più importanti al mondo” e “ogni notizia sulla sua operatività ha un impatto immediato non solo sul petrolio, ma anche su indici azionari, valute rifugio, obbligazioni e titoli del comparto energy. Dal punto di vista operativo, riteniamo che la riapertura possa cambiare il clima di fiducia di breve periodo, ma non possa eliminare la volatilità”.

Per l’analista di Ig il perché è semplice: “Il traffico può riprendere, ma gli operatori marittimi continuano a chiedere chiarezza sulle condizioni effettive di passaggio, mentre le autorità di sicurezza marittima continuano a segnalare un livello di minaccia ancora elevato nell’area del Golfo, di Hormuz e del Golfo di Oman. Inoltre, i dati di spedizione mostrano che almeno alcune petroliere hanno già ripreso a transitare, segnale positivo, ma non ancora sufficiente per parlare di pieno ritorno alla normalità. Serviranno molti giorni per capire”.

I mercati hanno già brindato

I mercati però hanno già brindato. Milano ha chiuso in rialzo di +1,75%. Francoforte +2,25%, Parigi +1,97%. Wall Street dopo le parole di Araqchi ha aperto con il Dow Jones a +0,9% e il Nasdaq a +0,36%. Per Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity e consigliere del ministro della Difesa, “le ultime notizie non sorprendono troppo visto che i negoziati stavano andando verso quella direzione. A prescindere dalla reazione del mercato, il mondo sarà ancora più instabile e conflittuale, con gli amici che non sono poi così amici e i nemici coi quali forse dovrai cambiare postura. Ci saranno molte opportunità ma occorrerà saperle cogliere. Occorre che quanto prima i L’Italia si doti di una chiara strategia nazionale”.

E di strategia europea ha parlato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che all’Ue non la manda a dire: “Ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1,16, questa miopia mi spaventa, forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa”. 

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