Trapianti pediatrici, Bambino Gesù in prima linea: i numeri

Trapianti pediatrici, Bambino Gesù in prima linea: i numeri

Il Bambino Gesù si conferma uno dei perni della rete di trapianti pediatrici in Italia: i numeri e le sfide.

Dei 151 trapianti pediatrici eseguiti in Italia nel 2025, più di un terzo li ha realizzati il Bambino Gesù di Roma: è il quadruplo rispetto a vent’anni fa, quando erano poco più di uno su dieci. In questo lasso di tempo il tasso di donazione nel Paese è aumentato del 50%, passando da 20,2 donatori per milione di abitanti del 2005 a 30,2 nel 2025. 

“Il ringraziamento va innanzitutto alla generosità delle tante famiglie che decidono di donare gli organi in un momento per loro così difficile”, sottolinea il direttore sanitario del Bambino Gesù Massimiliano Raponi

Gli inizi

L’attività trapiantologica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è iniziata la notte tra il 10 e l’11 febbraio 1986, con il primo trapianto di cuore pediatrico su un bambino di 15 mesi. Sette anni dopo, il 13 settembre 1993, è stato effettuato il primo trapianto combinato cuore-rene; nel 1995 il primo trapianto di polmone, seguito nel 2008 dal primo trapianto di fegato. 

Negli ultimi 20 anni l’attività è cresciuta significativamente: dai 24 trapianti del 2005 ai 66 del 2025 e dal 13,9% al 43,7% del totale dei trapianti pediatrici di organi solidi in Italia. Complessivamente, dal 1986, l’Ospedale ha effettuato oltre 1.400 trapianti di organi solidi.

Alla crescita della trapiantologia italiana negli ultimi 40 anni ha contribuito in modo determinante la legge 91 del 1999, che ha formalizzato la Rete trapiantologica italiana, istituito il Centro nazionale trapianti e introdotto la possibilità per i cittadini di esprimere in vita la propria volontà sulla donazione. Il tasso di donazione è passato da 5,8 per milione di abitanti nel 1992 a 30,2 nel 2025 (da 329 a 1.782 donatori deceduti). Nello stesso periodo, i trapianti sono aumentati da 1.083 a 4.697.

Gli obiettivi

Oltre alla generosità delle famiglie, alla crescita dell’attività trapiantologica ha contribuito “il lavoro di una rete altamente specializzata, che coinvolge decine di professionisti e competenze diverse, unite da un forte spirito di squadra e da un impegno organizzativo continuo”, aggiunge Raponi.

“Il nostro obiettivo – conclude – è continuare a sviluppare questi percorsi e, allo stesso tempo, promuovere sempre più la cultura della donazione nel nostro Paese, perché da essa dipende la possibilità di curare tanti piccoli pazienti”.

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