Condannati tre imputati su quattro in primo grado per il sequestro di Giulio Regeni. Cade l’accusa di omicidio. Questa la decisione della Corte d’Assise di Roma per la sentenza di primo grado dopo 10 anni dalla morte del giovane. Il dottorando friulano all’Università di Cambridge si trovava in Egitto nel gennaio 2016 quando fu sequestrato, torturato e ucciso in circostanze mai del tutto chiarite. Nel dispositivo della sentenza letto in aula dalla giudice Paola Roja i colonnelli legati ai servizi segreti Uhsam Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif a 10 anni di carcere. Assolto il generale Tariq Sabir. All’uscita dall’aula Occorsio del tribunale di Roma l’avvocata della famiglia Regeni Alessandra Ballerini ha letto un comunicato senza commentare oltre: “Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale. Queste le parole del nostro presidente Sergio Mattarella nel messaggio inviato alla famiglia Regeni per il decimo anniversario della scomparsa di Giulio. Queste parole oggi hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano che costituisce appunto un presidio per tutti i Giuli e le Giulie del mondo, come diciamo spesso. Ed è questo presidio quello che noi abbiamo sempre chiesto e invocato. Al di là delle singole condanne, è evidente che l’impianto probatorio sostenuto dalla procura ha superato il vaglio della Corte”. E sui prossimi sviluppi aggiunge: “Dovremo evidentemente leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri. Da stasera tutti i regimi, i loro apparati, le loro divise saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile, così come i loro corpi, che l’impunità può essere sconfitta e l’arbitrio può trovare un argine nelle democrazie” “Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall’essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici” “Questa, come direbbe Calamandrei, è la gioia e la fede del giurista. Ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo faticosissimo percorso di giustizia. Le ringraziamo tutte, ad una ad una, e anche voi. Così come saremo sempre grati alla Procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro. E grazie a Giulio, che oggi più che mai ha fatto cose”.
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