G8 Genova 2001, la testimonianza di Marco Persico: “Portato a Bolzaneto, erano saltate tutte le prassi”

G8 Genova 2001, la testimonianza di Marco Persico: “Portato a Bolzaneto, erano saltate tutte le prassi”
Manifestanti in protesta al G8 di Genova, nel 2001. Di fronte a loro, le forze dell’ordine in tenta antisommossa. (AP Photo/Jerome Delay)

Nelle parole del cronista, la violenza delle forze dell’ordine e l’opacità della gestione dell’ordine pubblico

Toccammo con mano che erano saltate tutte le prassi, provai l’orrore di non capire cosa stesse succedendo“. Marco Persico, giornalista oggi al Corriere della Sera, era a Genova per il G8 del 2001, da cronista. Era lì per la realizzazione di uno dei film collettivi sull’esperienza del contro vertice, con un gruppo di lavoro indipendente. Fu fermato dai carabinieri in via Tolemaide, “qualche ora prima che in piazza Alimonda ammazzassero Carlo Giuliani“.

G8 Genova 2001, la testimonianza di Marco Persico: “Portato a Bolzaneto, erano saltate tutte le prassi”
Un folto gruppo di poliziotti attorno al corpo senza vita di Carlo Giuliani, coperto da un telo bianco. (Foto: Marijan Murat/picture-alliance/dpa/AP Images)

Venerdì 20 luglio. Quel pomeriggio, Persico viene portato a Bolzaneto, quando “ancora nessuno sapeva che la caserma era diventata una sorta di sezione del carcere Marassi“. Al processo per i fatti di Bolzaneto si è costituito parte civile: le sue testimonianze hanno contribuito alle condanne di un medico, un infermiere e uno dei dirigenti della penitenziaria. “Sono stato tra quelli che per primi hanno sentito ‘Vi stupreremo come in Bosnia’ urlato alle donne che erano state fermate, le canzoni fasciste dai cellulari delle forze dell’ordine. Eravamo oltre la barriera di plexiglass della manifestazione delle Tute bianche – racconta a LaPresse – Come dal nulla, spunta da un lato della massicciata di via Tolemaide prima un gruppo di black bloc, poi le forze dell’ordine”. I primi si dileguarono in breve tempo. “I carabinieri invece, iniziarono a manganellare i giornalisti“, dice.

G8 Genova 2001, la testimonianza di Marco Persico: “Portato a Bolzaneto, erano saltate tutte le prassi”
Scontro tra polizia e “Tute Bianche” al G8 di Genova. (AP Photo/Luca Bruno)

Persico fu prelevato e portato a Bolzaneto, Persico materialmente sparisce, “decine di persone sparivano. Ci portarono prima a Genova Principe: con i furgoni, messi a formare un rombo, avevano realizzato un fortino all’interno del quale eravamo seduti e arrivavano gli agenti dalle manifestazioni portando altri fermati. Ci avevano legato le mani con le fascette da elettricista, dissi che avevo fastidio a una mano e un carabiniere me la pestò con gli anfibi – racconta – Era l’orrore di non capire cose stesse succedendo”.

Nessuno ha più sue notizie. Né il padre, il sociologo Giovanni Persico che è a Genova, né la moglie Letizia Mosca, voce storica di Radio Popolare (entrambi deceduti) né la redazione. “Mio padre andò a cercarmi in questura, ovviamente non c’ero”. Un buio e un silenzio durati fino a sera, mentre Persico era a Bolzaneto: “Non ho capito più niente, c’era solo paura”. A Bolzaneto arriva assieme a un 18enne genovese “prelevato da un bar, anche lui terrorizzato. L’accoglienza fu l’ala delle forze dell’ordine”. A Bolzaneto, Persico resta fino a sera, “in piedi, con la fronte poggiata al muro, mani sulla testa, gambe divaricate. Se ti muovevi, arrivava un agente della penitenziaria ed erano manganellate“. Fuori, intanto, la ricerca di sue notizie continua. La redazione denuncia in un comunicato la sua scomparsa, “dalle 14 almeno non avevano più contatti con un loro cronista”, “si mosse la proprietà, si mosse mio padre. Poi mia moglie vede un servizio al telegiornale e mi riconosce”. Di sera, “intorno alle 22, sono stato rilasciato”. “Camminammo fino a raggiungere la città e finalmente riuscii a mettermi in contatto con mio padre”.

G8 Genova 2001, la testimonianza di Marco Persico: “Portato a Bolzaneto, erano saltate tutte le prassi”
L’Aula Magna del Tribunale di Genova l’11 marzo 2008, giorno dell’udienza per le percosse nella caserma di Bolzaneto. (Foto: ©A&G/LaPresse)

Il consiglio, da più parti, fu di non recarsi in ospedale a Genova, “così andammo a La Spezia e il giorno dopo a Milano, al Policlinico”. A 25 anni da quei fatti, resta il “dato storico dell’opacità della gestione dell’ordine pubblico: era uno Stato di polizia in cui le forze dell’ordine ritenevano di poter agire come meglio credevano“. 

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