La Spezia, 18enne ucciso a scuola. Valditara: “Sì ai metal detector negli istituti”

La Spezia, 18enne ucciso a scuola. Valditara: “Sì ai metal detector negli istituti”
Foto Ap/Markus Gilliard

Abanoud Youssef è stato accoltellato a morte. I familiari chiedono giustizia

Polemiche sulla sicurezza nelle scuole dopo la morte di Abanoud Youssef, ragazzo di 18 anni ucciso a coltellate venerdì scorso nell’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. Le accuse ricadono su un compagno di scuola, il 19enne Zouhair Atif.

“Favorire l’inclusione dei ragazzi più fragili è il primo elemento, poi c’è la necessità di difendere la comunità scolastica, studenti, docenti e personale Ata. Per questo ho pensato che in alcune scuola, laddove la comunità scolastica, attraverso il preside, ritenga necessario controllare che i ragazzi non portino a scuola coltelli, ho ritenuto giusto consentire l’utilizzo di metal detector d’intesa con il prefetto”, ha detto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara rispondendo alle richieste dei familiari della vittima che vogliono giustizia e interventi in tempi brevi.

“Ne ho parlato con il collega Matteo Piantedosi e affronteremo tutto questo con uno schema organico. Le sperimentazioni sono state molto positive”. “Certamente i metal detector sarebbero mobili, non si tratta di pensare a postazioni fisse, si tratta di pensare a delle misure che potrebbero essere non tutti i giorni, questo avrebbe un effetto fortemente dissuasivo. Avete visto anche voi le reazioni di molti presidi che hanno concordato con questa misura”, ha aggiunto.

Valditara: “Ho rassicurato i familiari sulle misure in arrivo”

“Ho voluto personalmente rassicurare i familiari della vittima che la giustizia farà il suo corso e che tutto quello che le istituzioni dovranno fare sarà fatto”, ha detto ancora il titolare del dicastero.

“Ho voluto anche rassicurarli che noi stiamo approntando delle misure particolarmente severe che coinvolgono tra l’altro anche l’acquisto e il porto di armi improprie come in questo caso di coltelli e voglio anche sottolineare che su questo noi non dobbiamo dividerci, perché le esigenze di sicurezza non devono essere viste dal punto di vista ideologico. Le esigenze di sicurezza devono essere sentite comunemente da tutti e la sicurezza si garantisce innanzitutto intervenendo in modo deciso, in modo concreto, in modo forte nei confronti dei violenti, nei confronti di chi quella sicurezza la minaccia”. 

Il movente dell’omicidio a La Spezia

Zouhair Atif adesso si trova in carcere a La Spezia. Il ragazzo ha ammesso il gesto dicendo poi che avrebbe voluto “punire” e non uccidere la giovane vittima. Al centro del movente ci sarebbe un presunto scambio di fotografie su un social tra la ragazza che frequentava – anche lei studentessa nella stessa scuola – e il 18enne. I due si conoscevano dall’infanzia e avevano condiviso alcuni scatti di loro da piccoli. La ferita è stata fatale. Una coltellata, forse inferta dall’alto al basso, ha reciso la milza creando un’emorragia interna devastante che neppure i medici sono riusciti ad arginare.

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