Da Sydney a Roma passando per Pescara. Si chiama Antonio Arena e per molti era già predestinato quando ha deciso di rimettersi in gioco passando per i campi polverosi e gli spalti vuoti della Serie C. A distanza di un anno dal suo ritorno in Italia con il Pescara, diventando il più giovane esordiente del club abruzzese battendo il record di Marco Verratti, da martedì sera con la rete al Torino in Coppa Italia è anche il più giovane ad aver segnato in una partita professionistica.
E se l’acquisto di Raspadori è un messaggio neanche troppo velato di Antonio Percassi al suo ex eroe Gasperini sul fatto che se fosse rimasto all’Atalanta i giocatori che chiedeva li avrebbe avuti, il gol di Arena al Toro è la risposta del Gasp che ancora un pizzico di romanticismo nel nostro calcio malandato, non qualificato e pieno di stranieri esiste: “Noi facciamo giocare anche i 16enni…”, si è lasciato andare il tecnico della Roma, una via di mezzo tra una frecciata alla sua attuale società e la gioia per l’ennesima sua buona intuizione, una delle poche note liete della nottata romanista dell’Olimpico.
La gioia di Arena: “Momento bellissimo”
“È stato un momento bellissimo, mi sentivo un po’ nervoso ma sono entrato e ho pensato solo a giocare ed è arrivato un bel cross da Wesley sul secondo palo e ho fatto un bel gol”, ha confessato l’attaccante italo-australiano a fine match: “Ho fatto 4 partite in panchina con Gasperini e qualche allenamento, ma ho già imparato tanto. Ha vinto tante partite e cresciuto tanti giocatori forti, voglio continuare a lavorare e spero di proseguire così. Per me non cambia nulla dopo il gol. Io voglio essere il più forte possibile“. La sicurezza di Arena è tutta in quel braccio alzato in mezzo all’area che chiama la palla dal compagno che crossa, neanche uno qualsiasi ma il nazionale brasiliano Wesley, uno dei migliori dei giallorossi. Oltre alla personalità con cui dopo quel colpo di testa perfetto scivola via verso la bandierina in un’esultanza semplice quanto potente: “Mi piace attaccare la profondità, come un attaccante puro. Gli allenamenti con Gasperini sono duri, ma si impara sempre: vedere Dybala, Dovbyk, Ferguson e Soulé aiuta. Sono migliorato tanto in 6 mesi, ma c’è ancora tanto su cui lavorare. Sono ovviamente contento. Ma come ho già detto – ha concluso Arena – nulla è cambiato”. E c’è da credere che ora alla Roma qualche storia di giovani predestinati gliela avranno raccontata, di quel Francesco Totti che il 28 marzo 1993 a 16 anni, 6 mesi e un giorno fece il suo esordio in Brescia-Roma. Da Boskov a Gasperini, da Totti ad Arena, storie di destini incrociati.
Un ‘australiano’ adottato dall’Italia
Nato il 10 febbraio 2009, a migliaia di chilometri da Reggio Calabria, paese dei suoi nonni, da papà Antonino e mamma Melissa, lì tra i quartieri di Sydney inizia tutto. Una scuola calcio, la Ucchino Football, poi i Western Sydney Wanderers e infine la chiamata del Pescara, a settembre 2023, una di quelle cose che ti cambiano la vita, un viaggio di sola andata verso un sogno. L’apice arriva il 7 marzo dello scorso anno, con la Prima Squadra di Silvio Baldini, contro la Lucchese: Antonio non solo esordisce ma fa pure gol otto minuti dopo. 16 anni e 25 giorni: il più giovane di sempre a debuttare e segnare nei professionisti in Italia. Meglio di Camarda, meglio di chiunque. Quel record, però, è solo la cornice di un bellissimo dipinto, perché certi momenti, nel calcio, sembrano un segno del destino. E il gol di Arena, nel giorno dell’esordio, è sicuramente uno di quelli. Perché prima del gol di martedì in Coppa Italia, Arena aveva già collezionato un altro centro alla sua prima presenza in Nazionale. Prima quella australiana, con cui ha debuttato l’11 aprile 2024 a Locarno con l’Under 16 (Svizzera-Australia 3-4 dts), poi quella italiana con la rete in amichevole con il Belgio a Tubize.
“C’erano anche i miei genitori sugli spalti, e hanno reso quel momento ancora più speciale. La maglia azzurra mi suscita sempre delle bellissime emozioni e sono onorato di poterla indossare”. Mentre lo dice, gli occhi si illuminano, perché certe cose, a 16 anni, te le porti dentro per sempre. “Ho sempre e solo giocato a calcio”, raccontava a Vivo Azzurro nei giorni della nazionale. “L’idolo? Ronaldo, il Fenomeno”. Troppo presto per vederlo già in Azzurro tra i grandi, ma intanto il ct della Nazionale Ringhio Gattuso può sorridere, qualche giovanissimo tra i grandi non solo c’è, ma gioca pure.

