Napoli Campione, scudetto nel segno di Osimhen e Kvara gemelli diversi del gol

Napoli Campione, scudetto nel segno di Osimhen e Kvara gemelli diversi del gol
Sassuolo vs Napoli – Serie A TIM 2022/2023

Due giocatori agli antipodi, che hanno fatto innamorare una città intera (e non solo)

L’oro di Napoli. Victor Osimhen e Khvicha Kvaratskhelia, ovvero il caldo e il freddo, gemelli diversi provenienti da Paesi agli antipodi per cultura, clima e tradizione (Nigeria e Georgia) ma capaci di stringersi attorno ad una città e farla innamorare fino ad evocare nel popolo partenopeo leggende di miti mai sbiaditi. C’è l’oro che brilla di luce in questa Napoli tricolore in festa e sta nei piedi e nella testa, nel cuore e nella ‘cazzimma’ di due artisti del pallone, il primo arrivato nell’estate del 2020 con una dote da fuoriclasse da esprimere in tutta la sua vigoria fisico-atletica, il secondo apparso a Castel Volturno due anni dopo, proveniente dalla lontana Dinamo Batumi (club al confine con la Turchia), con la referenza di miglior calciatore georgiano per tre anni consecutivi. Insieme hanno fatto sfracelli in questa stagione da sogno facendo lievitare inevitabilmente anche i loro cartellini, per la gioia del presidente De Laurentiis. Pagato 70 milioni, il nigeriano ora ne vale oltre il doppio (170 milioni di sterline sarebbe stata la risposta del Napoli all’interesse di Manchester United e Chelsea) mentre Kvara, vera rivelazione del campionato entrato subito nel cuore dei partenopei al punto da meritarsi in pochi mesi un murale ai quartieri spagnoli, venne acquistato a 10 milioni e ora vale almeno cinque volte tanto. Loro di Napoli, come il titolo del film del 2015 che racconta la storia della prima squadra multietnica riconosciuta dal Coni, hanno fatto la storia.

Napoli è per la sua storia una città in maschera ma con Victor non è più soltanto quella di Pulcinella. Il capocannoniere di un campionato dominato fin dalle prime giornate, ‘veste’ – da quando a novembre di due anni fa si ruppe uno zigomo contro l’Inter – con una maschera protettiva che lo ha fatto diventare il simbolo del supereroe moderno, assumendo il tratto distintivo di un popolo intero. E come ogni eroe al servizio di un ideale, si è messo sulle spalle la squadra diventando lui il vero punto di riferimento dentro al gruppo, in campo e nello spogliatoio, quando i senatori gloriosi hanno fatto le valigie, da Koulibaly, a Mertens, da Insigne a Ospina. Arringa la folla, si sbraccia, si getta nella mischia senza paura, recitando a volte anche la sua parte da showman. Dieci gol nella sua prima stagione, quella condizionata dal Covid e da infortuni; diciotto nella seconda, anche questa segnata da qualche stop e imprevisto (intervento al volto incluso). Stavolta sta a ventisei centri, di cui 21 in campionato lasciando il segno con le big (dal Milan alla Juve, dalla Roma all’Atalanta) nonostante si sia dovuto fermare per 7 partite.

Kvara invece con le sue giocate messe subito in mostra alla prima di campionato (sua la prima rete dei partenopei di questa stagione dorata dopo 37’ nella sfida vinta a Verona 5-2), è stato capace di evocare un simbolo della Napoli calcistica come Maradona, pur avendo carattere, profilo e anche comportamenti opposti. ‘Kvaradona’, come è stato subito soprannominato per l’arte del dribbling nel sangue (cui aggiunge però, rispetto al Pibe, altezza, fisico atletico e robusto), è disciplinato e rispettoso delle regole e non è certo quell’icona pop con il suo carico di eccessi. Ma ha conquistato lo stesso la città con il suo modo di fare, giocando senza mai lamentarsi ma con un unico scopo: divertirsi. Per questo, e non solo per le sue giocate da star, a meno di due mesi dal Natale già monopolizzava i presepi di San Gregorio Armeno. I numeri certificano le sue prestazioni: 12 gol e 10 assist finora in campionato, uno dei sei giocatori nati dal 2000 in poi ad aver realizzato più di 10 reti nei cinque campionati top d’Europa (gli altri sono Musiala, Martinelli, Balogun, Haaland e David) ma soprattutto il georgiano ha partecipato ad oltre la metà dei gol del Napoli in tutta la stagione.

Il futuro del Napoli

Questi ‘score’ da fenomeni hanno dunque portato ad uno scudetto che determinerà maggiori entrate nella società ma anche qualche problema in più per De Laurentiis per quanto riguarda le spese. Il rischio infatti è che lieviti e di molto il monte ingaggi che finora per i nuovi non è mai andato oltre i 3.5 milioni di euro e che il patron è sempre riuscito a contenere grazie ai suoi equilibri di gestione. Lo scudetto fa salire i prezzi e, si sa, smuove gli animi ‘sensibili’ dei procuratori. Per questo il pericolo di un possibile ridimensionamento della rosa non è da escludere dato che non sarà facile coniugare i tagli alle spese con i nuovi obiettivi che si vogliono raggiungere. Sono tanti i rinnovi che si presenteranno, a partire da quelli di Zielinski e Lozano, i più prossimi alla scadenza nel 2024. Probabile che il polacco finisca su mercato se non si vuole andare oltre una certa soglia d’ingaggio. E anche il messicano che insieme a Osimhen, è il più pagato, potrebbe non essere così vantaggioso tenerlo dopo un stagione non troppo brillante. Ci sarà poi da affrontare la questione Kim. Sul coreano, altra vera rivelazione del torneo, si dovrà trattare per eliminare la clausola da 40 milioni, in vigore nelle prime due settimane di luglio, con cui sarà possibile portarselo via (e c’è il City che incombe)- Ma il vero nodo sarà come blindare Osimhen, in scadenza nel 2025. La permanenza dell’attaccante, con un ingaggio da 4,5 milioni, non è da escludere anche se arriverà il momento in cui gli interessi della società non coincideranno con quelli del giocatore. E lì ci sarà battaglia. Molto dipenderà da quanto club interessati (e molto ricchi) intendano mettere sul tavolo. C’è poi la lunga lista dei giocatori da riscattare. I 25 milioni per Raspadori sono già stati messi in conto mentre i 30 per Ndombele sono considerati fuori budget. Resterà azzurro Simeone (12 milioni), autentico centravanti di scorta capace di avere una media gol-minuti migliore addirittura di Osimhen. Ta qualche mese poi si parlerà anche del rinnovo di Mario Rui e Politano (valutato 20 mln), così come di Elmas e Meret. Per Demme invece si profila un addio.

 

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