Secondo la tradizione i suoi frutti portano fortuna e prosperità: ecco perché si regala a Natale

Nella tradizione contadina i suoi frutti venivano regalati a Natale per consumarli in famiglia la sera di San Silvestro in quanto, secondo le credenze popolari, portavano fortuna e prosperità per il nuovo anno. Vi sto parlando dell’affascinante pianta del melograno, conosciuta soprattutto per i suoi frutti, i quali, nonostante rappresentino un indiscusso spettacolo della natura, non possono però sminuire la bellezza e la forza di ciò che la meravigliosa pianta progenitrice rappresenta.

Melograno

Melograno, dettaglio frutto

Il melograno, nome scientifico Punica granatum, è una pianta appartenente alla famiglia delle Lythraceae, e la sua storia ha origine nell’antica Persia, circa 5mila anni fa, dove cresceva spontanea in un paesaggio costituito, perlopiù, da aride steppe, rocce e sabbia. Dall’Iran alla grande catena himalayana, questo preziosissimo alberello conquistò l’Europa e l’intera macchia mediterranea, grazie ai mercanti di allora, i quali, tramite le rotte marittime, la distribuirono un po’ ovunque.

Si diffuse nel mondo per via dei semi contenuti nei grandi frutti dalla scorza dura e coriacea come il cuoio. I semi, rosso rubino e simili a gioielli, rendevano questo frutto davvero prezioso data anche la somiglianza del picciolo ad una piccola corona Reale. Simbolo di fertilità, fortuna, vitalità, abbondanza, simbolo di morte e rinascita, il suo nome deriva dal latino malum (mela) e granatum (con semi), e anche se viene chiamato in molteplici modi, come melagrana, melograno, mela granata, melo granato, pomo granato, granato, granatara, è corretto chiamare melagrana il frutto, e melograno la pianta.

Comunque lo si voglia chiamare, si tratta davvero un frutto prezioso: è incredibilmente ricco di antiossidanti e ha proprietà antinfiammatorie, gastro protettive, fa bene al cuore e alle arterie, ed è importante per la coagulazione del sangue e per rafforzare il sistema immunitario.

Ma detto tutto ciò, e dopo aver elargito un doveroso tributo al frutto, io vorrei soffermarmi sulla straordinarietà della pianta. Questo piccolo albero, legnoso, duro e ostico, col tronco color della polvere, ha la pelle coriacea, come, e più del suo frutto, ha la pelle inscalfibile di un pastore della steppa, e solcata come quella di un vecchio marinaio. Ha la pellaccia dura, il melograno, che gli dona un aspetto spigoloso, serio, di colui che non ride, aspro come i suoi semi acerbi. Il suo tronco è un inno alla forza, un legno che sembra roccia caucasica, un legno che potrebbe non poter bruciar nemmeno, da quanto appare duro.

Eppure, da questo legno che sa di minerale, in primavera spuntano deliziosi rami di verdi foglioline che paiono le più verdi mai viste. Il momento della ripresa vegetativa nel melograno è uno spettacolo senza eguali. Sarà per l’accostamento cromatico tra il verde fogliare e il color sabbioso del tronco, oppure sarà per l’idea di durezza che trasmette il suo legno, ma veder spuntare giovani e teneri rametti da quel corpo così nerboruto è un incanto. Teneri, peraltro, rimarranno per poco. Infatti, crescendo, i rametti seguiranno l’indole generale dell’albero acquisendo carattere e consistenza in linea con tutto il resto.

Melograno

Il melograno

Il melograno è un albero fortissimo. È resistente all’arido estivo ed alle temperature invernali tipiche del Mediterraneo ed è straordinariamente resistente ad ogni tipo di malattia. In ambienti eccessivamente umidi e piovosi, invece, è soggetto a marciumi radicali.

Di fondamentale importanza è il terreno, che deve essere secco e pesante, ricco di argilla e ben drenato per non trattenere l’acqua. In tali condizioni è in grado di resistere agevolmente anche fino a -10 °C. E poi, il sole, diretto e abbondante per tutto l’arco della giornata.

Lo spettacolo della fioritura inizia già nel mese di marzo, in particolare nei territori del sud, ma i fiori che genereranno i preziosi frutti sono solamente quelli di maggio e giugno. I fiori, color arancio acceso, si trasformeranno in frutti inizialmente verdi che ad ottobre, periodo della maturazione, assumeranno i definitivi toni bruno rossastri.

Insomma, viva i frutti, certo, ma soprattutto viva a questo incredibile arbusto: un piccolo albero serio e spigoloso che finalmente si riempie di sorrisi quando è l’ora di far frutti, sorrisi come tante palline rosse appese, che pare già Natale.

david zonta

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