Giovedì 04 Febbraio 2016 - 15:00

Stato-mafia, Ciancimino: Mio padre incontrò Silvio Berlusconi

Il figlio dell'ex sindaco di Palermo ha confermato incontri settimanali con Bernardo Provenzano

Palermo, deposizione di Ciancimino al processo Stato-mafia

"Mio padre incontrò Berlusconi, allora un giovane imprenditore di Milano. Era un incontro organizzato, perché gli era stato segnalato per motivi di operazioni bancarie che mio padre voleva avere". Lo ha detto Massimo Ciancimino, audito nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo nell'ambito del processo Stato-mafia.

 

PROVENZANO A CASA NOSTRA. "Mio padre conosceva Bernardo Provenzano e anche io e i miei familiari lo conoscevamo. Frequentava settimanalmente casa nostra. Fin dagli anni '70 c'era un rapporto familiare. Si presentava col nome di ingegnere Lo Verde" ha sottolineato Ciancimino, interrogato dal pm Nino di Matteo, imputato e teste al processo sulla trattativa Stato-mafia. "Provenzano - ha aggiunto il figlio dell'ex sindaco di Palermo - si muoveva liberamente grazie ad alcuni accordi che erano stati stretti in anni passati". Cincimino ha sottolineato che questo particolare gli era stato riferito dal padre nel 1992 e che dopo il 1980 gli incontri tra di loro era proseguiti ma con maggiori cautele. "Il rapporto con Provenzano c'è da sempre. C'era un rapporto anche molto confidenziale. Da ragazzino la sua presenza settimanale a casa nostra era una costante. Ho preso contezza di questo personaggio, che all'epoca si presentava anche al telefono come l'ingegnere Lo Verde, verso la fine degli anni Settanta, tra il 1978 e il 1980, quando accompagnai mio padre dal barbiere: ci andava ogni sabato", ha spiegato Ciancimino. "Godeva di una tutela di cui mio padre stesso era a conoscenza, era più scoperto mio padre di Provenzano. Provenzano era tranquillo e libero di muoversi nel territorio italiano e aveva potuto prendere la guida di Cosa nostra per fermare l'escalation di violenza. Ciò rientrava negli accordi che aveva siglato con le istituzioni" ha poi aggiunto.

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PIZZINI.Un passaggio anche sulle usanze del padre: "Quando venivano veicolate queste missive, mio padre aveva dentro di sé la paura che, essendo stato anche detenuto, le sue impronte digitali potessero essere ritrovate. Quando arrivavano quindi prendeva le lettere con dei guanti in lattice, faceva una fotocopia e poi strappava o bruciava i pizzini" ha sottolineato Ciancimino parlando dei pizzini ricevuti da suo padre e mandati da Provenzano.

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  • redazione web
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