Papa Leone XIV a Lampedusa, il cimitero dei naufraghi tra speranza e oblio: “Anche da morti non contano niente”

“È come se fossero due mondi che non si incontrano neanche da morti”: l’attivista eritreo Tareke Brhane descrive così la differenza tra il cimitero di Lampedusa con gli isolani e l’angolo del camposanto dedicato ai migranti morti durante la traversata del Mediterraneo. Un fazzoletto di terra puntellato da croci fatte con il legno dei barconi alla deriva, disegni, statuette di angeli, lumini. Ma per la maggior parte di queste persone manca il nome, la data di nascita, la provenienza. I pochi nomi visibili mostrano l’età indicibile di alcune vittime. Come quella di Youssef Ali Kanneh, nemmeno 7 mesi compiuti quando ha perso la vita nella traversata dell’11 novembre 2020.
Qui non a caso Papa Leone XIV ha scelto di iniziare il suo viaggio a Lampedusa il 4 luglio. Prima dei migranti vivi ha incontrato chi non c’è più, inginocchiandosi davanti alle tombe dei bambini i cui corpi sono stati recuperati troppo tardi. I volontari sono al lavoro da anni per dare un nome a queste persone, bambini o adulti che siano. Ma la volontà di restituire loro dignità spesso si scontra con le complessità scientifiche, burocratiche, giuridiche o politiche.
La tomba di Youssef ha una fotografia del bambino, ma è un’eccezione. “Almeno lui ha un volto. Ma di tantissimi non sappiamo”, spiega Tareke Brhane, che con il Comitato 3 ottobre si impegna da anni per onorare le vittime della tratta del Mediterraneo dopo la strage del 3 ottobre 2013, 368 morti. “La maggior parte non ha nome né foto. Si dice che a Lampedusa non c’è spazio e le salme vengono distribuite in altri comuni della Sicilia. Il Papa si è inginocchiato anche davanti a questa tomba fatta con la prua di un barcone senza nemmeno sapere chi ci sia sepolto sotto. Per questo è un gesto molto importante”.
Non nasconde però la rabbia Brhane per le condizioni di incuria di questo angolo di memoria. “Oggi a Lampedusa per la visita del Papa c’erano 280 giornalisti. Tutto il mondo qua. Ma questi corpi rimarranno in quella condizione per chissà quanti anni. Scommetto che fra pochi anni la situazione sarà la stessa. Anzi, c’è il rischio che non troviamo più i legni perché qualcuno se li porta via”.
La speranza è che dopo la visita di Papa Leone XIV rimanga alta l’attenzione anche verso chi non c’è più e che qui riposa senza un nome a ricordarlo. “Oggi per la prima volta questo cimitero arriva a tutto il mondo”, chiosa Brhane. “Chi viene a Lampedusa non può non venire in questo luogo”.