Aldair: “In Brasile soffrivo il razzismo, il lavoro mi ha reso più forte”

“Quando ho iniziato a giocare entrando in un club importante come il Flamengo avevo 16 anni e c’era questa cosa del razzismo. Ma a me tutto questo dava la forza per allenarmi, impegnarmi e credere nel lavoro e nel sacrificio. Volevo far cambiare idea a agli altri, farli pensare in maniera diversa. L’autodisciplina che mi sono imposto c’entra con tutto questo e mi ha aiutato non solo nella vita ma anche nella carriera quando dopo sono entrato nella prima squadra del Flamengo, poi nel Benfica e nella Roma. Per me è stata una cosa che mi ha fatto diventare molto più forte. Al contrario di tanta gente che si lamenta, a me dava forza al contrario”. Aldair Nascimento dos Santos, campione del mondo nel ’94, 13 anni nella Roma dove è diventato una leggenda, parla dei suoi esordi e delle difficoltà che ha affrontato proprio nel suo paese di origine, il Brasile, dove il razzismo è un male ancora molto diffuso. Pluto, come veniva soprannominato dai tifosi della Roma, in questi giorni è nella capitale dove sta presentando il film che racconta la sua vita diretto da Simone Godano dal titolo “Aldair, cuore giallorosso”