Cuba, Corrado vivo grazie alle cure del fratello: "Mi sento abbandonato dal governo"

“Cosa aspetto? La morte di mio fratello e la mia”. Con queste parole, consegnate all’inviato di LaPresse a Cuba, Miguel sintetizza la situazione in cui da tempo ormai lui e suo fratello Corrado, paralizzato su un lato e con una gamba amputata, sono costretti ad affrontare. Parole durissime, che riconsegnano tutta la drammaticità di sopravvivere oggi a L’Avana. Miguel, infermiere in uno degli ospedali più grandi della capitale, denuncia di essere stato lasciato solo dallo Stato e di doversi fare carico del sostentamento del fratello completamente in maniera autonoma. Il governo, infatti, dice “che non ci aiuta perché Corrado ha un fratello e secondo il governo per questo non deve avere assistenza”, spiegando che secondo le istituzioni è lui che “deve farsi carico del fratello”.
Corrado è bloccato in casa sua, guardando i canali della televisione cubana in Florida che in alcune zone di Habana Vieja riescono ad arrivare. Si presenta con il suo nome completo, ‘Corrado Madrazo Avalon’ e racconta di essere stato pugile della nazionale cubana tra il 1987 e il 1989. L’uomo, in sedia a rotelle e catetere in vista, è stato operato due anni fa a causa di una ferita che si è procurato con una lama con cui aveva provato a togliere un callo che gli era venuto dopo che aveva calpestato qualcosa con il piede. La ferita si è infettata e la gamba sinistra è andata in cancrena, costringendo i medici ad amputargliela. Alcuni anni prima dell’operazione, infatti, l’uomo era stato già colpito dalla paralisi di un intero lato del corpo:
“Corrado è stato operato in ospedale in maniera gratuita – racconta Miguel – ma poi nulla più, tutta la riabilitazione di Corrado è stata a carico mio”. Da quel momento il recupero è stato “molto lento”, anche perché “una delle cose fondamentali” per la riabilitazione è assumere le proteine, cosa difficile da garantire, tanto che “Corrado ha perso quasi tutta la sua massa corporea”. “La situazione di Corrado è infatti precaria, per via del problema della casa, dei vestiti, della pulizia”. È difficile, per Miguel, avere accesso a tutte queste cose perché, pur lavorando come infermiere, “in questo momento ho uno stipendio che non è buono”.

Uno dei problemi principali è reperire i farmaci: “le medicine ci sono quando ci sono, ma ad esempio c’è un farmaco che gli hanno prescritto a vita e che non riesco mai a dargli”.
Nel frattempo, però, Miguel si prende cura, da solo, del fratello tutto il giorno: “Cosa faccio per Corrado? Tutto. Mi alzo, devo metterlo a sedere perché lui da solo non riesce, quando deve andare in bagno devo portarlo io stesso e pulirlo” e così via per ogni esigenza.
Corrado stesso è consapevole di quanto il fratello faccia per lui e sente di essere un peso. A sua volta, infatti, si lamenta di essere bloccato in casa da cinque mesi e non poter uscire: “Non ho una sedia per muovermi”, denuncia, non nascondendo il fatto di “sentirsi abbandonato dal governo”:
“Se avessi la possibilità di chiedere una cosa a Diaz-Canel? Una sedia, per muovermi e camminare”, risponde senza esitazioni