Italia fuori dai Mondiali, il toto ct dei milanesi: in pole Mancini

A qualche giorno di distanza dalla sconfitta della nazionale italiana contro la Bosnia e dalla conseguente, dolorosa, eliminazione della formazione guidata da Gennaro Gattuso, la Caporetto calcistica brucia ancora nei discorsi dei milanesi. Tra i banchi del mercato di via Piacenza, nel popolare quartiere di Porta Romana, i capannelli proliferano come funghi: si discute di formazioni, si ricostruisce la disfatta, si fanno pronostici sul nuovo commissario tecnico e si metabolizza l’addio ai vertici della Figc insieme all’auspicato congedo del “Ringhio”. Il calcio italiano, insomma, è nel caos. Il totonomi vede in testa il ritorno di Roberto Mancini, tallonato da Antonio Conte. La colpa, nella vox populi del mercato, è quasi unanimemente attribuita ai giocatori: “Adesso i giocatori li mettiamo qua a pulire i carciofi”, sentenzia il titolare di un banco di frutta e verdura. Prendono troppi soldi, non va bene. Non ci sono più i giocatori di una volta: si facciano meno tatuaggi, le macchine vadano a prendere le Alfette del 1950, al posto dei Range Rover”. Più morbida, ma non meno rassegnata, la diagnosi di una signora con cappello da baseball e occhiali a specchio, che analizza la situazione con la flemma di chi ne ha già viste tante: “Ho visto la partita e sono dispiaciutissima. Come nuovo ct ci vedo chiunque, purché si impegni. Anche perché non si può perdere così”. Una riflessione che, nella sua semplicità, contiene più analisi tattica di un processo al Var. Sul passo indietro di Gabriele Gravina, invece, l’accordo è totale e trasversale. “Si è fatto il nome di Gianni Rivera: mi fa piacere, se entra al posto di Gravina”, spiega un uomo con soddisfazione. Accanto a lui, un altro cliente alza le mani in segno di resa: “Secondo me è sbagliato il calcio in questo momento. Io sono passato al tennis”. Una dichiarazione che nel Bel Paese, suona come la più radicale delle rivoluzioni culturali.