“È un progetto di grande valore culturale, c’è un insieme di saperi che si combina nella restituzione di un quadro oggettivamente spettrale il che aumenta il senso di cui si fa portatore questo progetto e al tempo stesso ci interpella nel dover considerare la cognizione della morte e del dolore. Abbiamo visto ciò che vedono i medici legali, i cadaveri. Morti di morte violenta, morte acerba la chiamavano gli antichi. Ma c’è rispetto nel mostrare tutto questo come se fosse un sacrario che restituisce la verità delle cose, la spiegazione di come è andata realmente. Chissà se vivere non sia morire e morire vivere, è esattamente la storia di Pompei“. Lo ha detto Alessandro Giuli, ministro della Cultura giunto a Pompei per inaugurare nella Palestra grande degli scavi l’esposizione permanente dei calchi delle vittime dell’eruzione.
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