Un lungo applauso ha accolto Paola Deffendi e Claudio Regeni alla Casa del Cinema Anteo di Milano per la proiezione speciale del docufilm “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, degli autori Emanuele Cava e Matteo Billi, prodotto da Mario Mazzarotto. Sul palco, dove è stata aperta la bandiera gialla con la scritta “verità per Giulio Regeni”, nella serata moderata da Fabio Fazio, presenti anche l’avvocata Alessandra Ballerini, il regista e gli autori con il produttore. Paola Deffendi ha ricordato la prima esposizione pubblica della famiglia e l’origine del titolo del docufilm: “Nel marzo 2016, quando abbiamo fatto la prima conferenza stampa in Senato, ricordo che c’era la stampa internazionale, io, persona e cittadina normale, per me abituarsi a questo non è stato semplice, e c’era molta curiosità nel sapere, nel capire, nei dettagli che cosa è successo, che cosa avessero fatto a Giulio e nello stesso tempo noi volevamo e vogliamo sempre difendere la dignità di Giulio, quella dignità che è stata violata da chi ha fatto quello che vedrete nel documentario e quindi in base a una domanda, in base un po’ come andava l’incontro, a me è venuto spontaneo, ed è uscita questa frase “tutto il male del mondo”, mi era sembrato proprio un modo per descrivere quello che avevano fatto a Giulio, è stata una cosa che è sgorgata dal cuore”.
A margine della proiezione, il regista Simone Manetti ha inquadrato la vicenda come un caso che riguarda l’intera collettività e ha spiegato la scelta di attenersi agli atti: “Un muro di gomma che dura da dieci anni. Per buttarlo giù c’è un processo in corso che arriverà a sentenza a breve. Il nostro è un contributo alla richiesta di verità e giustizia perché è vero che si parla della storia di un ragazzo e di una famiglia, ma questa è una storia che deve riguardare tutti noi perché quando si toccano i diritti fondamentali dell’uomo è il popolo che viene toccato e quindi i genitori con una forza incredibile già ormai dieci anni fa hanno svestito i panni del genitore, chiaramente poi la loro dimensione privata, la sofferenza è tutto un altro discorso, ma pubblicamente hanno svestito i panni dei genitori e sono diventati cittadini”. Quindi ha aggiunto: “Quello che abbiamo fatto è stato fare un passo indietro come autori per non dare un nostro punto di vista, una nostra lettura alla storia, ci siamo affidati al processo in modo da mettere sul tavolo tutte le carte, le carte oggettive, quelle che si possono comprovare, dare modo allo spettatore di farsi una propria idea su quello che è successo – ha proseguito il regista – Quello che raccontiamo nel film non ha a che fare con l’inchiesta o con il true crime, è un racconto di quello che in questi dieci anni è stato fatto e soprattutto non è stato fatto elasciamo allo spettatore la possibilità di farsi un’idea”, ha concluso. A moderare la serata, Fabio Fazio che a margine della proiezione ha sottolineato il valore civile del documentario e l’auspicio che arrivi anche nelle scuole: “Questo documentario è fondamentale, io vorrei che si potesse proiettare nelle scuole. Trovo che sarebbe un momento di crescita per i ragazzi, una crescita civile, per acquisire il significato concreto della parola diritti, della parola giustizia, della parola verità. Ecco, è un mezzo che è efficacissimo per dare corpo a delle parole che a volte adoperiamo così in modo un po’ astratto”. E ha concluso: “Confido che ci sarà una giustizia, ci credo. Nella verità intanto, nella verità, e poi la giustizia dipende anche da noi, anche da noi, la verità ci sarà, c’è già. La giustizia dipende da noi, ecco, dipende da non lasciar cadere nell’oblio questa storia esemplare per quanto è terrificante”.
