Roma, la gioia amara del quartiere ebraico per gli ostaggi liberati: "Penso a chi non tornerà più"

(LaPresse) “Il rilascio degli ostaggi? Mi viene da pensare di più a quelli che non torneranno più. Mi dispiace proprio tanto. Un momento sto bene, benissimo e quello dopo sto malissimo. Penso sia umano”. È una delle voci dei membri della comunità ebraica romana nel giorno del rilascio degli ultimi ostaggi di Hamas rapiti il 7 ottobre 2023. In Via Toaff, nel cuore del quartiere ebraico, mentre vengono rimossi i manifesti che invocano il ritorno degli ostaggi è tutto un misto di gioia e dolore. C’è chi applaude, chi sventola bandiere di Israele e chi canta preghiere in ebraico abbracciandosi con gli altri membri della comunità. Ma la voglia di festeggiare è contenuta da un dolore che dura da due anni. “Felici? Insomma, ce lo immaginavamo come un momento più di gioia. Siamo felici per il ritorno degli ostaggi, ma speriamo che finisca presto tutto quanto” dice una signora. C’è anche chi festeggia e prova a rompere il clima di stallo sfogando la rabbia: “Bisogna dire le cose come stanno! Basta con il ‘volemose bene’. Non è cominciato tutto il 7 ottobre. Sono ottant’anni che i terroristi palestinesi fanno attentati ovunque. Le bestie assassine vanno trattate da bestie assassine”. Durante la rimozione di manifesti con i volti degli israeliani detenuti da Hamas c’è anche il presidente della Comunità Ebraica di Roma Victor Fadlun: “Una giornata davvero intensa, perché a due anni di distanza gli ostaggi finalmente tornano a casa. Abbiamo un misto di grande pena e dolore per chi non tornerà più a casa e allo stesso tempo il sollievo di vedere alcune delle persone che tornano alle loro famiglie”. Una giornata storica che una signore appena uscita dalla Sinagoga descrive così: “È strano, una giornata amara ma nello stesso tempo gioiosa”.