Il Monferrato che non ti aspetti

Il Monferrato che non ti aspetti

Tra canyon, calanchi, aquile migratrici e laghi nascosti. A 'cercare l'oro'

 Un’idea, per niente scontata, per una estate “distanziata”, vicino casa, sicura: il Monferrato, tra canyon, calanchi, aquile migratrici e laghi nascosti. Nella fantasia di tutti, il Monferrato corrisponde alla forma morbida delle colline Unesco a nord di Alessandria ma esiste anche un altro Monferrato, sorprendentemente wild, sull’Appennino piemontese al confine con la Liguria. Facile da raggiungere (si trova ad un’ora di auto da Torino, Milano e Genova), è un luogo che sa accogliere, non solo per il suo vino docg Dolcetto e i suoi diciannove castelli a presidio degli antichi borghi, ma anche per le tante attività che si possono fare all’aperto.

 Cercare oro. Lo facevano già nel primo millennio avanti Cristo ma se volete cimentarvi potete andare nell’area autorizzata dalla Regione Piemonte per la ricerca dell’oro a scopo amatoriale scientifico e didattico, accanto al museo dell’oro (per costi, prenotazioni e info: www.cascinamerlanetta.it. Ottimo anche per i camperisti: c’è un’ area sosta attrezzata per 12 camper). Servono stivaloni, secchi, pale, canalette e piatti da cerca. E tanta curiosità. Le acque dei torrenti (si dice che l’oro è già nelle lettere dei loro nomi “or”, come il Gorzente, che nasce nel Parco delle Capanne di Marcarolo, e l’Orba, più a valle) portano a valle tracce di oro alluvionale, risalente al quaternario, durante il periodo delle glaciazioni. I romani ne fecero una vera e propria attività organizzata tanto che fondarono due insediamenti: la Rondinaria (vicino a Ovada) e la Rondinella, in prossimità della attuale Casal Cermelli. Oggi, per cimentarsi nella ricerca dell’oro, bisogna avere almeno 12 anni di età. Sotto la guida dei responsabili, potrete setacciare la sabbia, eliminare tutte le impurità per trovare le pagliuzze dorate. In una giornata si può trovare un grammo di oro, i più bravi anche sino a due.

 Il bisogno di aria pulita e attività all’aperto troverà poi ampio sfogo nel Parco delle Capanne di Marcarolo (da 335 a 1172 metri sul livello del mare). Qui i legami con l'entroterra ligure sono evidenti nella contaminazione nell’enogastronomia, nell’architettura dei borghi e nell’accento degli abitanti di Bosio, Casaleggio Boiro, Lerma, Mornese, Tagliolo Monferrato e Voltaggio (dove vi consigliamo di visitare la seicentesca pinacoteca dei Cappuccini e di assaggiare i famosi amaretti morbidi di Voltaggio). Flora alpina e mediterranea, piante rare e tante attività outdoor: 23 sentieri per il trekkink, equitazione, bike. Simbolo dell’area protetta è il biancone, aquila migratrice che nidifica nel Parco. Per le famiglie, il “Sentiero Naturalistico Lavagnina”, per gli escursionisti più esigenti il “Sentiero dei laghi del Gorzente” (15 chilometri). Perlustrazioni consigliate dal punto vista paesaggistico lungo il fiume Gorzente, il Lemme, il Piota e lo Stura, tra canyon, gole e spiaggette, escursioni ai laghi della Lavagnina e ai laghi del Gorzente. Altri spunti di visita: l’Ecomuseo Cascina Moglioni, il Teatro della Natura e, nel cuore del parco, il santuario della Benedicta. Ricorda l’eccidio dell’aprile del 1944 di 147 partigiani, per lo più giovanissimi, obbligati a scavare le proprie fosse accanto al convento benedettino medievale (evento emblematico della Resistenza italiana, come scritto nella medaglia d’oro al valore per l’attività partigiana ricevuta nel 1996 dalla provincia di Alessandria). Interessante, ad agosto, il Festival Attraverso ( calendario completo su http://www.attraversofestival.it).

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