“Rinascere dall’alto”, come Gesù spiegò a Nicodemo nella notte del dubbio e della ricerca, significa ritrovare il centro della propria vita per aprirsi a Dio e agli altri e riiniziare. È da questo dialogo tra i due, narrato nel terzo capitolo del Vangelo di Giovanni sulla nuova nascita, che Papa Leone XIV ha incentrato la riflessione proposta durante l’Angelus della solennità della Santissima Trinità, davanti a una piazza San Pietro gremita di fedeli. “Cari fratelli e sorelle, buona domenica. Oggi ripensiamo al cammino percorso ripartendo dal centro”, ha detto il Pontefice, indicando nel mistero trinitario il cuore stesso della fede cristiana e della vita umana. La celebrazione della Santissima Trinità conclude idealmente il tempo pasquale e richiama il volto di Dio come comunione perfetta di amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Un mistero che, ha sottolineato il Papa, non appartiene all’astrazione teologica ma alla concretezza dell’esistenza quotidiana. “La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore”, ha affermato, ricordando che lo Spirito Santo “è stato riversato nei nostri cuori” e rende la Chiesa “spazio di incontro, di amore e di vita”.
Al centro della meditazione evangelica la figura di Nicodemo, autorevole membro del Sinedrio, che di notte va a trovare Gesù per comprenderne il mistero. Quel dialogo silenzioso e profondo diventa simbolo del nuovo inizio. Gesù non giudica Nicodemo, ma gli annuncia la possibilità di “nascere di nuovo” attraverso l’azione dello Spirito Santo. Una rinascita spirituale che trasforma il cuore e apre alla comunione. Il Papa ha poi richiamato un altro episodio legato a Nicodemo: quando, di fronte alle accuse e al disprezzo contro Gesù, invitò i membri del Sinedrio ad ascoltare prima di giudicare. Un atteggiamento che il Pontefice ha indicato come esempio di dialogo e apertura, frutto dell’azione dello Spirito. In un tempo segnato da contrapposizioni e conflitti, il richiamo è apparso particolarmente attuale. Nel Vangelo di Giovanni, riproposto durante la liturgia, risuonano infatti le parole: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Un annuncio che mostra il volto misericordioso di Dio, venuto “non per condannare” ma “perché il mondo sia salvato”. “La Trinità ci fa amare tutto e tutti”, ha ribadito Papa Leone XIV, denunciando invece gli effetti distruttivi delle divisioni, delle polarizzazioni e del disprezzo delle diversità, cause di “tristezza e aridità” nel mondo contemporaneo. Per il Pontefice, vivere secondo lo Spirito della comunione significa costruire relazioni autentiche e comunità fondate sull’ascolto reciproco. La riflessione si è conclusa con il richiamo alle parole di San Paolo Apostolo: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace”. Un invito accolto dai fedeli presenti in piazza come appello alla concordia e alla fraternità. Infine, prima della preghiera dell’Angelus e dell’affidamento alla Vergine Maria, il Papa ha ricordato che oggi in Italia si celebra la venticinquesima Giornata del Sollievo. “Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura. Ringrazio e incoraggio tutti quelli che diffondono la cultura della prossimità e della cura”, ha detto, rinnovando l’invito a una fede che si traduca in vicinanza concreta, capace di generare speranza e nuova vita.

