Bonelli e Fratoianni rinviano l'incontro con il segretario dem. Poi gli chiedono di rinegoziare il patto con il leader di Azione che chiarisce: "L'agenda Draghi è il perno di quel patto e tale rimarrà. Fine della questione"

Pontieri di nuovo al lavoro nel campo del centrosinistra. L’accordo siglato da Enrico Letta e Carlo Calenda manda in fibrillazione da una parte Verdi e Sinistra italiana, dall’altra Luigi Di Maio. Chiede “rispetto e parità di trattamento” per Impegno civico il ministro degli Esteri perché “altrimenti viene meno il principio fondante di una coalizione”. Vogliono un “riequilibrio” programmatico e non solo Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

I due hanno in agenda, alle 15, un appuntamento al Nazareno con il segretario Pd, ma, a poche ore dall’incontro, decidono di farlo saltare e rinviare a domani la trattativa. “Registriamo un profondo disagio nel paese e in particolare nel complesso dell’elettorato di centro-sinistra che ha a cuore la difesa della democrazia, la giustizia climatica e sociale. Essendo cambiate le condizioni su cui abbiamo lavorato in questi giorni, sono in corso riflessioni e valutazioni che necessitano di un tempo ulteriore”, mettono nero su bianco in una nota congiunta.

La frenata agita non poco i dem. Si diffonde il timore che sia stata l’apertura arrivata dal leader M5S a far traballare l’intesa. “Li avrà chiamati Conte”, l’ipotesi. Enrico Letta sa che l’intesa con Verdi e Sinistra italiana vale praticamente quanto quella siglata con Azione. In termini di seggi (16 quelli a rischio in caso di mancato accordo con Calenda, 14 in bilico senza Bonelli e Fratoianni secondo l’istituto Cattaneo), ma anche – e soprattutto – in termini di ‘copertura’ politica.

“E’ stato importante blindare l’elettorato moderato con il patto elettorale con Azione e Più Europa, ma adesso Letta non può certo scoprirsi a sinistra”, è il refrain. A sinistra, allora, arrivano le voci di Nicola Zingaretti e Andrea Orlando a ‘chiamare’ gli alleati. “La lotta alle disuguaglianze e per una vera sostenibilità ambientale passa per sconfitta delle destre e evitare un Governo Meloni. E’ importante fare di tutto affinché tutta la sinistra e gli ambientalisti siano uniti in questo obiettivo”, dice il Governatore del Lazio. “Sono alleati assolutamente importanti – gli fa eco il ministro del Lavoro – che possono contribuire a dare risposte su transizione ecologica, salario minimo, lotta alla precarietà”.

Bonelli e Fratoianni si prendono qualche ora in più per riflettere. “Alzano la posta sui seggi, è normale in una trattativa. Specie dopo che Calenda ha strappato il 30%”, è la sintesi che va per la maggiore nei capannelli dem che affollano la Camera. Tra deputati e senatori Pd la sensazione è che Letta sia stato “troppo generoso” con il leader di Azione. “Hanno preso per buono il sondaggio più alto e gli hanno dato ancora di più”, attaccano i più critici, mentre è tutto un contare collegi blindati e caselle “di seconda fascia che magari possono diventare di prima”. Dalle parti di Fratoianni la situazione viene dipinta in modo quasi provocatorio: “Ormai è Calenda il segretario del Pd ed è Calenda il leader della coalizione, permettete che ci stiamo pensando”. A sera, è Bonelli a fare il punto.

“L’accordo del Pd con Calenda, con quel profilo programmatico, non parla più a quel popolo di centrosinistra”, dice, pur predicando “responsabilità” e assicurando di non voler regalare i 14 seggi in bilico alla destra. Un problema di equilibrio, però, ammette, c’è. Eccessivo il 30% dei collegi concesso a Carlo Calenda? “Quando si chiede responsabilità vale il principio ‘chiedi quel che vali’. Se noi valiamo tot non possiamo pensare di chiedere il doppio -ragiona il leader dei Verdi – Se c’è una riorganizzazione intelligente di questi punti e una prospettiva programmatica di centrosinistra penso ci possano essere le condizioni” per chiudere l’accordo.

E se al Nazareno sono fiducioso circa la possibilità di un’intesa – “dopo la giornata di ieri è legittimo prendersi qualche ora in più di tempo”, è la linea – Carlo Calenda riapre lo sportello: “Fratoianni e Bonelli chiedono a Enrico Letta di rinegoziare il patto sottoscritto ieri. Non c’è alcuna disponibilità da parte di Azione a farlo. L’agenda Draghi è il perno di quel patto e tale rimarrà. Fine della questione”, scrive su Twitter.

 

Elezioni: Letta-Calenda siglano accordo, ma è gelo con Di Maio. Nodo Si-Verdi

Di Maio arrabbiato dopo l’accordo Pd – Azione che lo taglia fuori dall’uninominale. I dem gli hanno offerto però “diritto di tribuna” nella propria lista. (Foto LaPresse)

Al segretario dem resta poi da sciogliere il nodo Di Maio. Letta fa di nuovo il punto con lui e Bruno Tabacci, alla Camera, ma si tratta ancora una volta di un incontro “interlocutorio”. I pontieri suggeriscono al ministro di Esteri di fare la lista insieme ai civici di Federico Pizzarotti, puntando così a superare lo scoglio del 3%. Vorrebbero 3-4 posti ‘sicuri’ i dimaiani. Il ‘diritto di tribuna’, però, da accordi spetta solo ai leader. “Se apriamo a tutti – è la consapevolezza – esplode il Pd”.

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