“La rivalità tra Alcaraz e Sinner è fantastica”. Non ha dubbi Roger Federer, sei volte campione dell’Australian Open, che ha parlato ai giornalisti in vista della sua partecipazione alla cerimonia di apertura dell’edizione 2026 del torneo. Oggi a Melbourne si è svolto anche il sorteggio del primo major dell’anno, dove si ripeterà la sfida tra i primi due del mondo: Sinner sfiderà il francese Hugo Gaston all’esordio, mentre dall’altra parte del tabellone Alcaraz, attualmente al numero 1 del ranking, inizierà il suo cammino contro il tennista australiano Adam Walton. “Jannik e Carlos giocano un tennis incredibile. Penso che quella finale del Roland Garros sia stata irreale. Ho avuto la sensazione che, per un attimo, il mondo dello sport si sia fermato e abbia guardato verso Parigi, per vedere cosa stava succedendo in quel quinto set epico, perché per Jannik sarebbe potuta finire molto, molto prima. E poi all’improvviso è finita nel modo più folle possibile. Forse una delle più grandi partite che il nostro sport abbia mai visto”.
“Mi sono allenato con loro, sono incredibili”
Ma c’è stato molto di più di quella finale. Sinner e Alcaraz hanno vinto gli ultimi otto titoli Slam in singolare, sono i primi giocatori dal 1964 ad essersi affrontati in tre finali nei major in una stessa stagione. E non finirà certo qui. “È bello continuare a vivere di quello slancio. E poi lo hanno confermato affrontandosi nelle successive finali. Tutti cercano di tenere il passo e loro cercano di scappare. Quello che abbiamo visto in termini di progressi negli ultimi anni è stato meraviglioso. Mi sono allenato un po’ con loro. Colpiscono in maniera incredibile”.
“Vedo affinità tra me e Carlos”
Nel commentare una rivalità che ha scatenato molti paragoni con quella storica tra lui e Rafa Nadal, Federer ha ammesso di sentirsi più affine ad Alcaraz. “Quando guardo Carlos, vedo delle affinità con me stesso, per come usa le smorzate, va a rete, alterna difesa e attacco. Entrambi amiamo giocare a modo nostro”. Lo svizzero ha ricordato anche i suoi successi a Melbourne, e spiegato perché il trionfo del 2017, nella memorabile finale contro Rafa Nadal, abbia ancora oggi un posto speciale. Lo svizzero, infatti, riuscì a imporsi a 35 anni e dopo un’assenza dal circuito di sei mesi. “È stato surreale. Sono arrivato qui senza aspettative sarei stato forse contento di arrivare ai quarti. Penso che Seve Luthi, il mio allenatore, e Ivan Ljubicic credessero che potessi farcela. Io invece ero più del tipo: ‘Non da numero 17 del mondo e senza aver giocato per sei mesi’ – ha ricordato – Però avevo giocato molto bene alla Hopman Cup. Sono arrivato qui sentendomi bene. Ma sapevo comunque di avere un tabellone difficile, di dover affrontare grandi giocatori per arrivare anche solo vicino alla vittoria. Credo che il modo in cui si è sviluppata la finale la renda forse una delle più speciali che abbia mai vissuto nella mia carriera”. In futuro Federer, che ancora vanta il record di settimane consecutive da numero 1 del mondo, non si vede allenatore. Almeno per il momento. “Mai dire mai. Ma per adesso sono molto impegnato: ho quattro figli”.

