Il capo delegazione del tennis azzurro alle Olimpiadi: "Dispiace, l’assenza di Jannik sposta gli equilibri"

L’Italia del tennis è pronta a scendere in campo, a caccia di medaglie, anche senza Jannik Sinner. “Si era allenato sulla terra di Montecarlo per una settimana. Qui a Parigi avevamo programmato tre giorni di allenamento: il primo con me, gli altri con giocatori importanti sul centrale. L’avvicinamento ideale. Poi, alle 7 di mattina, ricevo una telefonata di Vagnozzi: Jannik ha la febbre. Gli abbiamo spostato l’aereo di 24 ore, poi di 48. Ma non ce l’ha fatta“. A raccontarlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è Filippo Volandri, capo delegazione del tennis azzurro alle Olimpiadi di Parigi orfane del numero uno al mondo. 

Volandri non ci ha parlato direttamente: “No, ho parlato con il coach. Per l’influenza di Roma aveva preso antibiotici di ogni forma e tipo, poi ci era voluto tempo per recuperare. È successa una cosa simile. E i nostri tempi di reazione sono stati da manuale: abbiamo studiato il regolamento, Vavassori è onorato di rimpiazzare Sinner. Giocherà tre eventi, è allenato, così entra subito nel ritmo partita”. Sulle ripercussioni dell’assenza pesante di Sinner, l’ex tennista spiega: “Chiunque vorrebbe avere il n.1 nel gruppo, ma prima ti preoccupi per il ragazzo, poi per il giocatore. Prioritario era risolvere le questioni pratiche, in seguito gestisci le emozioni. Dispiace, l’assenza di Jannik sposta gli equilibri: eravamo prima testa di serie in singolare e in doppio, ma anche senza di lui gli obiettivi di medaglie non cambiano. Siamo a Parigi con una squadra comunque forte: Musetti arriva dalla semifinale a Wimbledon, Paolini da due finali Slam, poi ci sono i doppi. Jannik è portatore sano della cultura del lavoro: senza di lui ci perde lo sport però noi portiamo avanti gli stessi valori”. 

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