Federica Brignone canta l’inno di Mameli sul gradino più alto del podio, accompagnata dal pubblico che sventola bandiere tricolore dopo l’enorme boato che le ha riservato al traguardo. E con lei cantiamo un po’ tutti noi, testimoni di una delle imprese più incredibili. Dopo aver fatto la storia, entra nella leggenda: è oro in gigante, la sua specialità prediletta e quella in cui è campionessa mondiale in carica, dove va a medaglia ininterrottamente da tre Olimpiadi di fila.

Questa volta però la “Tigre” di La Salle si mette al collo il metallo più prezioso: il bronzo di Pyeongchang e l’argento di Pechino fanno spazio in bacheca al trionfo di Milano-Cortina, tre giorni dopo l’impresa già compiuta in supergigante. Due ori in una singola edizione dei Giochi è affare per pochi a livello italiano. La valdostana va a fare compagnia a Eugenio Monti, Luciano De Paolis, Manuela Di Centa, Enrico Fabris, Giorgio Di Centa, Alberto Tomba e Francesca Lollobrigida.
Nello sci femminile invece la doppietta gigante-superG era finora un fatto inedito. Prima che la ‘Tigre’ – sempre dolorante e acciaccata dopo il recupero in tempi record dal grave infortunio al ginocchio dello scorso aprile – graffiasse le Tofane in una domenica da sogno per il Team Italia, capace di superare il record di ori e di medaglie che resisteva da Lillehammer 1994.
Il racconto della gara
In una prima run tiratissima e con distacchi risicati complice la tracciatura prima di insidie l’unica a fare la differenza è proprio Brignone, che pennella curve in leggerezza e disegna traiettorie come solo lei sa fare. L’enorme distacco accumulato sulle rivali (la prima inseguitrice è la tedesca Lena Duerr a 34 centesimi) consente a Federica di mantenere la tranquillità necessaria per affrontare in sicurezza la seconda run. A quel punto l’apoteosi è completa, con tanto di inchino da parte delle altre inquiline del podio, la norvegese Thea Louise Stjernesund e la svedese Sara Hector, argento ex aequo a 62 centesimi.

Brignone: “E’ la disciplina dove c’è più stress, è stato incredibile”
La regina di Cortina è lei: indomabile e imperturbabile nel ‘qui e ora’, lo spirito con cui ha affrontato questa avventura a cinque cerchi. “L’altro giorno non avevo aspettative – ha ammesso – dopo l’oro qualche domanda te la fai. Questa è la disciplina dove c’è più stress, fai la prima manche ma poi devi rifarla, in più col buio, scendi col 30, con tutti che ti aspettano, non è sicuramente la cosa più facile. Quando ho tagliato il traguardo ho sentito il boato ed ho detto ‘ti prego, ti prego’…è stato incredibile“.
Rimpianti per Shiffrin, Della Mea e Goggia
Di fronte a lei si sciolgono Her Majesty Mikaela Shiffrin, addirittura fuori dalla top ten, e Lara Colturi, solo sedicesima. Male anche l’austriaca Julia Scheib, leader della specialità in Coppa del Mondo con quattro successi.
In una giornata da sogno sulle Tofane per l’Italia c’è anche spazio per alcuni rimpianti. Sono quelli di Lara Della Mea, quarta dopo una clamorosa rimonta nella seconda manche (con ben undici posizioni guadagnate) e una medaglia sfuggita per appena cinque centesimi. Ma anche quelli di Sofia Goggia, che ha sognato un podio che le sfugge tra le porte larghe dal 2018 dopo il terzo provvisorio nella prima run per poi chiudere decima. Questi Giochi però verranno ricordati come quelli che proiettano Brignone in un’altra dimensione, quella di icona.

