Olimpiadi 2026, l’ucraino dello skeleton con il casco coi volti delle vittime di guerra squalificato dal Cio

Olimpiadi 2026, l’ucraino dello skeleton con il casco coi volti delle vittime di guerra squalificato dal Cio
Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych con il casco ‘vietato’ (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Per l’atleta è “discriminazione”

Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 nessun passo indietro, né da una parte né dall’altra. Finisce nel peggiore dei modi il braccio di ferro diplomatico, dai chiari risvolti politici, sul caso del ‘casco della memoria’. Il Cio non ha ceduto alla richiesta dell’ucraino Vladylsav Heraskevych di gareggiare nello skeleton con le immagini degli atleti caduti in guerra sul casco, e dopo un ‘face to face’ tra il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Kirsty Coventry, e l’atleta – che non è voluto scendere a compromessi rifiutando di indossare in gara una fascia nera come alternativa al suo messaggio – si è arrivati alla rottura definitiva e alla squalifica. Per il Cio il problema non era tanto il messaggio che l’atleta voleva dare al mondo ma il contesto nel quale voleva esprimerlo, ovvero in gara. Stando al Cio all’atleta, che in allenamento era sceso con il ‘casco della memoria’, era stato proposto di mostrarlo in mixed zone o attraverso i canali social, tutto consentito ma non nel corso della competizione in mondovisione. “Durante i Giochi agli atleti vengono offerte numerose opportunità per elaborare il lutto ed esprimere le proprie opinioni, anche nelle zone miste dei media, sui social media, durante conferenze stampa e interviste. Ma l’atleta non ha preso in considerazione alcuna forma di compromesso”, si legge nel comunicato del Cio con cui motiva la scelta e sottolinea i vari passaggi diplomatici che ha cercato di avviare con l’atleta per scongiurare la sua stessa squalifica.

Per Heraskevych non era sufficiente però esporre il casco commemorativo a gara conclusa e una volta arrivata la squalifica ha mostrato, anche attraverso i canali social, tutto il suo disappunto parlando di ‘discriminazione’ e di ‘decisione incoerente’ da parte del Cio: “Provo un grande senso di vuoto. Vedo grandi incongruenze nelle decisioni e nella formulazione. Credo che il problema più grande sia proprio l’incoerenza. Ciò che è doloroso è che sembra discriminazione. Il pattinatore di artistico statunitense, il freeskier canadese e l’atleta israeliano di skeleton, qui presente oggi, non hanno dovuto affrontare le stesse cose. Quindi solo un atleta ucraino in queste Olimpiadi verrà squalificato per questo casco, che non viola alcuna regola”, ha dichiarato l’atleta che ha invitato i media a diffondere il video dei suoi allenamenti con il casco e ha fatto sapere di essere intenzionato a fare ricorso al Tas (tribunale arbitrale sportivo) “per continuare a lottare per i nostri diritti”. Heraskevych ha fatto riferimento allo statunitense Maxim Naumov che ha portato una foto dei suoi genitori defunti – gli ex campioni del mondo di coppia Evgenia Shishkova e Vadim Naumov tra le 67 persone uccise in un incidente aereo il 29 gennaio 2025 – dopo la sua esibizione a Milano martedì sera, e all’atleta israeliano di skeleton Jared Firestone che si è presentato alla cerimonia di apertura indossando una kippah con i nomi di 11 atleti e allenatori israeliani uccisi nell’attentato di Monaco del 1972. La vicenda ha inevitabilmente strascichi politici. Il ministro dello sport di Kiev, Matvii Bidnyi, parla di “vergogna” e “decisione ingiusta” e ribadisce che si farà ricorso: “Era solo una commemorazione che lui riteneva giusto fare. Tutto il popolo ucraino supporta Vladyslav, per noi ha già vinto”.

Ufficialmente la squalifica è scattata per violazione delle linee guida del Cio, articolo 50, che al comma 2 stabilisce che non può esservi alcun tipo “di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razziale è permesso in qualunque sito, sede o area olimpica”. La stessa Coventry è rimasta amareggiata per l’esito della decisione e per il mancato compromesso: “nessuno è in disaccordo con il messaggio ma ci sono delle regole. Durante la gara, dobbiamo essere in grado di mantenere un ambiente sicuro per tutti. E purtroppo questo significa che non sono ammessi messaggi. Non ho parlato da presidente ma da atleta. Volevo davvero vederlo gareggiare”. All’atleta non è stato ritirato l’accredito ma niente competizioni. “Ci hanno spezzato un sogno non è giusto”, ha commentato il padre allenatore dell’atleta che ha sfogato tutta la sua amarezza sui social: “Questa è discriminazione”. Heraskevych è arrivato quarto ai Mondiali lo scorso anno ed è stato costantemente tra i più veloci in allenamento in vista delle gare olimpiche. Una medaglia era possibile ma per lui il casco e il messaggio ai suoi amici caduti in guerra contava molto di più.

© Riproduzione Riservata