Francia-Turchia: il saluto militare dei calciatori di Ankara

Allo Stade de France il gesto dei giocatori della nazionale turca a sostegno dell'attacco in Siria e striscioni pro-curdi. Polemiche sull'opportunità o meno di giocare la finale di Champions a Istanbul

Anche a Parigi la nazionale di calcio turca torna a fare il saluto militare. I giocatori di Ankara hanno ripetuto il discusso gesto già compiuto durante la partita di venerdì 11 ottobre contro l'Albania anche allo Stade de France, in occasione della gara contro la Francia, finita 1-1, valida per le qualificazioni a Euro 2020. Un chiaro sostegno all'intervento militare in Siria, espresso durante i festeggiamenti per il gol del pari turco e poi ancora a fine partita.

Una serata, quella parigina, segnata da tensioni, fischi e tanto agonismo in campo. La scelta del ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian di disertare il match per marcare ancora di più la distanza dall'offensiva di Erdogan, ha alimentato l'attesa della sfida importante per consolidare la leadership nel girone H, alla quale hanno preso parte circa 30 mila turchi, arrivati anche dalla vicina Germania e Belgio, che hanno fischiato ripetutamente i Blues rispettando però l'inno della Marsigliese. Al contrario molti sostenitori della Turchia hanno applaudito al termine dell'esecuzione degli inni. Dopo il saluto militare dei giocatori turchi per festeggiare il gol del pareggio siglato da Kaan Ayan, è spuntato anche uno stendardo filo-curdo che ha suscitato fischi e l'inizio di un alterco. "Smettete di uccidere i curdi", si leggeva in lettere rosse sullo striscione issato all'86mo da persone con la maglia della Francia. Ma la situazione è tornata subito sotto controllo. Al termine del match fuori dallo stadio atmosfera tranquilla e nessun incidente.

Le tensioni internazionali provocate dalla nuova crisi siriana hanno intanto innescato un dibattito sull'opportunità di disputare a Istanbul la prossima finale di Champions League, in programma nella città turca il 30 maggio 2020. A chiederselo, formalmente in una nota, è stato lunedì il ministro italiano dello Sport, Vincenzo Spadafora.